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Dal Tocatì ai mercatini

Via dal centro i grandi eventi? Il dibattito divide i commercianti. VOTA IL SONDAGGIO

Ugolini: «Prima di trasferire il Festival dei giochi di strada, vanno studiati molti dettagli». Carlon: «Spaventati? No, siamo nati per recuperare gli spazi». I commercianti: «Porta valore aggiunto, è un patrimonio. Ma certi eventi sono da valutare. Meglio fissare un limite massimo». Dalai (circoscrizione): «I residenti chiedono minore pressione»
Piazza dei Signori. Una giornata di ressa in centro città. In questo caso l’evento era il Tocatì ma gli appuntamenti che affollano il centro sono numerosi
Piazza dei Signori. Una giornata di ressa in centro città. In questo caso l’evento era il Tocatì ma gli appuntamenti che affollano il centro sono numerosi
Piazza dei Signori. Una giornata di ressa in centro città. In questo caso l’evento era il Tocatì ma gli appuntamenti che affollano il centro sono numerosi
Piazza dei Signori. Una giornata di ressa in centro città. In questo caso l’evento era il Tocatì ma gli appuntamenti che affollano il centro sono numerosi

Fuori dall’ansa dell’Adige. Anche se sono stati pensati per la suggestione di vie e piazze del cuore antico della città. L’idea dell’amministrazione comunale di decentrare alcuni eventi, per sgravare il centro storico dall’affluenza di visitatori - che talvolta arriva a picchi asfissianti - e per coinvolgere quartieri periferici ritorna sotto i riflettori.

Dopo i mercatini di Natale, ora riguarda il Tocatì. I’ipotesi, come riferito ieri da L’Arena, è di trasferire, per la prossima edizione, il Festival internazionale dei giochi di strada a Veronetta. «L’intenzione è quella e vaglieremo le possibilità nei prossimi mesi», spiega l’assessore alla cultura Marta Ugolini. «Vanno studiati piani di traffico e sicurezza. La zona è infrastrutturata, ma vanno ponderati molti dettagli. Faremo una valutazione di fattibilità, ma tra le alternative che abbiamo considerato questa è la più praticabile».

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Sgravare il centro dal flusso di persone

Alla base della scelta c’è la necessità, appunto, di sgravare il centro dal flusso di persone delle molte manifestazioni: «La città deve avere un centro non sempre pieno di eventi, inoltre vogliamo abbracciare il Tocatì anche con altre iniziative come il Parco dei giochi e degli sport tradizionali che sarà inaugurato alle Colombare o con attività nelle scuole e nei quartieri». 

«Stiamo valutando con l’amministrazione comunale se ci sono strade diverse rispetto all’attuale», spiega Giuseppe Carlon, vicepresidente dell’Associazione giochi antichi che 22 anni fa ideò il festival. «Non escludiamo alcuna ipotesi, ma siamo solo allo studio: cambiare un festival di 22 anni significa rimetterlo in piedi del tutto e la macchina organizzativa è imponente».

Spostarsi non spaventa l’Aga, tuttavia: «Siamo nati con il concetto di recuperare gli spazi e scoprire angoli di città attraverso il Tocatì. E 22 anni fa il centro non era quello che è ora. Non è un problema adattarci a luoghi nuovi, purché siano storici, in grado di accogliere e infrastrutturati. Siamo stati in passato a Borgo Venezia, Castel San Pietro, Cittadella». 

A favore dell’idea del Tocatì a Veronetta è il presidente della prima circoscrizione Centro storico, Lorenzo Dalai: «Non nasce dall’alto, ma dalla richiesta dei residenti della città antica che chiedono una minore pressione degli afflussi di persone che talvolta diventano insostenibili, come nei giorni dell’Immacolata. Cercheremo di spostare anche altro oltre la cerchia delle mura. Va decongestionato il centro e occorre migliorare il presidio sociale dei quartieri che chiedono di essere coinvolti».

Eppure chi viene per le manifestazioni in centro, viene per godere anche della cornice. «La scenografia di piazza Bra è splendida, ma beneficiamo anche di altri contesti. Inoltre, la ressa non favorisce il commercio portando un afflusso mordi e fuggi. L’obiettivo non è avere il turista di giornata, ma chi si ferma tre giorni, visita il centro, sale a San Pietro, vede la città dall’alto, scopre la cinta muraria patrimonio Unesco». 

Perplessità

Perplessi, invece, gli esercenti. «Ci sono manifestazioni da tagliare del tutto, perché non portano nulla, ma il Tocatì, nonostante non abbia un pubblico legato agli acquisti, ha un valore aggiunto: fa comunicazione di Verona in tutto il mondo», sostiene Tiziano Meglioranzi, presidente della Corporazione esercenti del centro storico.

«Nasce nel cuore di Verona ed è un patrimonio della città». Meglioranzi invita piuttosto a fare dei distinguo tra gli eventi: si possono spostare i Mercatini di Natale all’Arsenale, servito da parcheggi e comunque vicino al centro per chi vuole fare due passi in più. Si possono eliminare appuntamenti «che danneggiano residenti ed esercenti» come maratone o iniziative enogastronomiche o non legate alla tradizione. «Infine occorre ragionare sui numeri fissando un tot di eventi, oltre al quale non andare».

«Per le decisioni sui grandi eventi servirebbe maggiore concertazione», commenta invece Confcommercio Verona. «Giusto cercare di ridurre l’impatto legato ad afflussi numerosi di visitatori in determinati periodi dell’anno, ma va considerato l’appeal unico del centro di Verona: spostare eventi come i mercatini di Natale, ad esempio, potrebbe avere ripercussioni sulla capacità di richiamo, con ripercussioni anche di carattere economico». 

Sul fronte politico, invece, lo spostamento del Tocatì a Veronetta è, per Forza Nuova, l’«ennesimo affronto alle tradizioni veronesi». «Nel relegarlo tra due piazze e due vie», si legge in una nota, «con l’assurda scusa della calca, come se Verona, quarta città più turistica d’Italia, non fosse più in grado di gestire vie e piazze colme, c’è l’intento di trasformare Verona da città della tradizione a città globale, green, vuota». 

Maria Vittoria Adami

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