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Tommasi: «Segnale importante la voglia di fare chiarezza»

Torture alla questura di Verona, oltre ai cinque arrestati ci sono 17 indagati

di Alessandra Vaccari
Ai cinque arrestati (sono ai domiciliari), oltre al reato di tortura di cui all’articolo 613 bis del Codice Penale sono stati contestati, a diverso titolo, anche i reati di lesioni, falso, omissioni di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio. Gli altri 17 sono accusati di falso o omissioni in atti d'ufficio
Presunte torture e lesioni in Questura, secondo il gip per il principale indagato «sarebbe stata indispensabile la custodia in carcere»
Presunte torture e lesioni in Questura, secondo il gip per il principale indagato «sarebbe stata indispensabile la custodia in carcere»
Presunte torture e lesioni in Questura, secondo il gip per il principale indagato «sarebbe stata indispensabile la custodia in carcere»
Presunte torture e lesioni in Questura, secondo il gip per il principale indagato «sarebbe stata indispensabile la custodia in carcere»

Sarebbero 17 gli altri indagati nell’inchiesta della Procura di Verona su episodi di torture, maltrattamenti e peculato che ieri, 7 giugno, ha portato all’arresto di cinque poliziotti in servizio alle Volanti della Questura. Nei confronti dei 17 - che devono rispondere di falso o omissioni in atti d'ufficio - la Procura della repubblica scaligera ha avanzato al gip Livia Magri l’applicazione di misure interdittive, come la sospensione dal servizio o il trasferimento d’ufficio.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice sottolinea che nei loro confronti “occorrerà fissare il preventivo interrogatorio prima della decisione”.

Verrà dunque emessa un’altra ordinanza relativa a questi eventuali provvedimenti. Il Questore Roberto Massucci, come noto, ha comunque già disposto nelle scorse settimane lo spostamento d’ufficio per 23 poliziotti in servizio al reparto Volanti.

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Il Gip: per il principale indagato «indispensabile la custodia in carcere»

Nei confronti di Alessandro Migliore, il principale indagato di Verona per le presunte torture e lesioni in Questura, "sarebbe stata indispensabile la custodia in carcere". Lo scrive il Gip di Verona, Livia Magri, nell'ordinanza con cui concede ai cinque poliziotti la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Secondo il Gip, nelle sue richieste Procura ha invece avuto "un atteggiamento particolarmente prudente". Migliore emerge innanzitutto in 'buoni rapporti' con un cittadino albanese, Artan Bajraktari, buttafuori in una discoteca che lui frequentava, il Piper di Verona.

Avrebbe falsato - assieme ad altri tre colleghi indagati - il verbale di una perquisizione alla casa e all'automobile dell'uomo, avvenuta nel marzo 2022, suggerendogli di nascondere una pistola. Per questa falsificazione, Bajraktari è stato arrestato a settembre, e successivamente rinviato a giudizio immediato.

La presenza di Migliore alle false perquisizioni, per il Gip "era stata sicuramente fondamentale rispetto al 'trattamento di favore'" nei confronti dell'albanese. Vi sono i pestaggi in questura di Mattia Tacchi e di Nicolae Daju, per cui il pm configura il reato di tortura, e di Adil Tantaoui, con l'accusa di lesioni. C'è infine l'ipotesi di peculato, per essersi impossessato di una quantità di hascisc sottratta a un piccolo spacciatore, nell'ottobre 2022.

Migliore, secondo il Gip, "si è reso protagonista di reati assai gravi, lesivi di beni giuridici anche del tutto diversi tra loro, falsificando atti pubblici... accaparrandosi stupefacenti... torturando con sadico godimento, in più occasioni e in un arco temporale del tutto contenuto", mostrando "una spiccata propensione criminosa e una spregiudicata modalità di azione, non contenibile in alcuna maniera se non tramite la sottoposizione a misura cautelare". Di fronte alla richiesta di domiciliari del magistrato requirente, il Gip sottolinea che "non può applicare misura più gravosa rispetto a quella richiesta dal Pm", ma ritiene "impensabile prevedere la concessione della sospensione condizionale della pena, potendosi prevedere una pena ampiamente superiore rispetto a quella di due anni di reclusione".

 

Il commento del sindaco

"Sicuramente sono fatti che colpiscono, perché colpiscono uno dei presidi di sicurezza delle nostre città". Lo ha affermato il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, a proposito degli arresti di agenti di Polizia per tortura e lesioni. "Sicuramente è un segnale importante - ha aggiunto Tommasi - il fatto che sia figlio di un'indagine interna, veloce, precisa e soprattutto con la voglia di fare chiarezza, che è quello che che tutti noi ci aspettiamo".

 

***

Era nell’aria da settimane. Radioscarpa era sintonizzata. E le voci con il passare del tempo diventavano sempre più concrete, con nomi ed incarichi dei poliziotti delle Volanti che sarebbero finiti nella bufera. Da una parte loro, quelli indagati per reati infami. Alcuni con molti anni di servizio, altri più giovani. Cinque le ordinanze di custodia (Alessandro Migliore, 25 anni, Loris Colpini, 51 anni, Federico Tommaselli, 31 anni, Filippo Failla Rifici, 35 anni, Roberto Da Rold, 45 anni), 23 i colleghi le cui posizioni sono al vaglio e già trasferiti ad altri incarichi.

Dall’altra parte i colleghi che avevano messo telecamere e cimici per intercettazioni ambientali e telefoniche, sperando, soprattutto all’inizio, che il lavoro non portasse a niente. Loro che di solito spiano i delinquenti, stavolta «avevano sotto» i colleghi sospettati di reati che disonorano la divisa. Chissà quante volte in questi otto mesi gli uni e gli altri si sono incrociati nel piazzale interno a fumare una sigaretta, al bar della questura per bere un caffè o mangiare un panino veloce. Chissà.

Poliziotti che arrestano altri poliziotti

Ieri mattina è stato lo stesso personale della polizia di Stato di Verona a dare esecuzione ad una ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip Livia Magri presso il Tribunale di Verona a carico di un ispettore e quattro agenti per presunti atti di violenza perpetrati nel periodo ricompreso tra il luglio 2022 e il marzo 2023, nei confronti di persone sottoposte, a vario titolo, alla loro custodia perché momentaneamente private della libertà personale. Altre le posizioni al vaglio. Per queste è escluso il reato di tortura, ma è da valutare l’omissione di atti d’ufficio per non aver denunciato certi comportamenti.

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Le vittime che poi in alcuni casi hanno sporto denuncia sono sette, di cui 6 uomini (cinque stranieri) ed una donna, tutti con pregiudizi di polizia. Nessuno di loro, soprattutto in riferimento al reato ipotizzato di tortura ha un certificato medico che attesti le lesioni. Le torture si sono concretizzate in pugni, ceffoni e uso di spray al peperoncino senza poi aver permesso alle vittime di decontaminarsi. Le indagini, condotte per otto mesi dalla squadra Mobile di Verona, su delega della Procura della Repubblica, hanno contemplato anche l’uso di supporti tecnici e hanno riguardato comportamenti che si presume siano sfociati anche in atti gravemente lesivi della dignità delle persone sottoposte ad accertamenti di polizia.

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I reati: tortura, lesioni, falso, peculato e abuso d'ufficio

Ai cinque arrestati (sono ai domiciliari), oltre al reato di tortura di cui all’articolo 613 bis del Codice Penale sono stati contestati, a diverso titolo, anche i reati di lesioni, falso, omissioni di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio.
Le gravi vicende oggetto di accertamenti hanno formato oggetto di accurate e rigorose indagini delegate dall’autorità giudiziaria procedente alla Polizia di Stato di Verona la cui professionalità nell’azione investigativa è stata, peraltro, evidenziata dallo stesso Gip nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari. Il Gip ha parlato di «encomiabile efficienza e sollecitudine dimostrata nello svolgimento delle investigazioni».

I destinatari delle misure cautelari erano già stati trasferiti ad altri incarichi all’indomani della chiusura delle attività di indagine, quindi da alcuni mesi. Nelle more dei successivi accertamenti giudiziari, il questore Roberto Massucci ha altresì disposto la rimozione dagli incarichi di 23 persone che, pur non avendo preso parte a episodi di violenza, si presume possano non aver impedito o comunque non aver denunciato i presunti abusi commessi dai colleghi.

Il questore: «Salvaguardia della dignità delle persone»

«La sinergia sviluppata con la Procura della Repubblica da parte degli investigatori della Polizia di Stato dimostra che la Polizia di Stato non è disponibile a macchiarsi né per reticenza né per scarsa trasparenza. Ha dimostrato ancora una volta che la salvaguardia della dignità delle persone è un valore a cui noi ci ispiriamo e che ispira l’agire di centinaia di poliziotti che ogni giorno fanno interventi nell’interesse dei cittadini, a sostegno anche delle fragilità. I fatti che sono stati acclarati dalle indagini e che debbono avere ovviamente il loro sviluppo processuale sottolineano, e mettono bene in evidenza», ha detto il questore, «che non è un’indagine episodica. È un’indagine che è durata diversi mesi, proprio perché esprime la volontà della Polizia di Stato di mettere a fuoco ciò che è accaduto e consentire all’autorità giudiziaria di arrivare alla verità processuale».

E ha concluso: «Resta la fiducia nei confronti delle donne e gli uomini della questura di Verona», e ricordando le parole di un sovrintendente di Verona, tragicamente caduto in un conflitto a fuoco, «mi diceva che una volta messe le manette anche il peggiore criminale è una persona e come tale da rispettare sempre. Se qualcuno è venuto meno a questo principio è giusto sia la magistratura a valutarlo sulla base delle indagini che abbiamo sviluppato, come scritto dal Gip, in modo encomiabile».

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