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Il nuovo piano urbanistico

Una città di quartieri e di giovani: «Stop al consumo di nuovo suolo»

di Enrico Giardini
Rigenerazione: via al percorso di partecipazione per il Pat. Tommasi: «Una Verona capace di cura e di prossimità»
Santa Marta. L’ex caserma austriaca ora sede universitaria con il suo parco
Santa Marta. L’ex caserma austriaca ora sede universitaria con il suo parco
Santa Marta. L’ex caserma austriaca ora sede universitaria con il suo parco
Santa Marta. L’ex caserma austriaca ora sede universitaria con il suo parco

 La parola d’ordine è rigenerazione urbana. Fondata sul riuso di immobili e spazi dismessi, contrastando il consumo di nuovo suolo. Attenzione ai quartieri, ai giovani, agli studenti per la necessità di alloggi. Fare in modo che le scuole e l’Università siano sempre più strategiche nel tessuto di una città policentrica.

Sono linee guida di Viviamo Verona, il percorso di partecipazione pubblica lanciato dall’Amministrazione comunale - al polo universitario Santa Marta, a Veronetta - verso le scelte urbanistiche per rivedere il Pat, il Piano di assetto territoriale - l’attuale risale a quasi vent’anni fa, Amministrazione Zanotto - da cui deriva il Piano degli interventi.

Decolla così anche la call “Fermenti di città”, per raccogliere, mappare e condividere le pratiche di innovazione urbana che corrono parallele ai grandi progetti di trasformazione. Rigenerazione e fermare il consumo di suolo. Parole e obiettivi che l’Amministrazione Tommasi, di centrosinistra, lancia e in parte recupera, visto che erano appartenuti anche alla precedente, di centrodestra, soprattutto però per quanto riguarda la riconversione di siti svolta da privati in particolare nell’ambito della variante 29 al Piano degli interventi.

I concetti 

Ora si punta a far entrare i concetti nella pianificazione urbanistica. Ed è proprio Paolo Galuzzi, urbanista, professore alla Facoltà di architettura della Sapienza, di Roma - già collaborò con la precedente Amministrazione - a dettare i contenuti. «Vogliamo scandagliare e attivare la realtà sociale ed economica e il tema in cui inquadriamo questa attività è quello che avevamo introdotto, ma marginalmente, dicendo che questa città deve perseguire la rigenerazione urbana e il contrasto al consumo di suolo».

L’Amministrazione lancia il programma partendo da una città che, spiega il sindaco Damiano Tommasi, «ha cinquantamila persone che vivono sole, da studenti ad anziani ad altre. Ciò significa che in futuro avrà sempre più bisogno di luoghi di cura e prossimità, coinvolgendo le nuove generazioni».

I cinque pilastri

Lanciando la partecipazione - nell’incontro moderato dalla giornalista Paola Pierotti - la vicesindaca e assessore all’urbanistica Barbara Bissoli parla di «saperi tecnici e politici da unire a quelli dei cittadini, sui cinque pilastri capitale sociale, prossimità, competenze e sviluppo, sentirsi a casa e responsabilità». Quale sarà il metodo? Nico Cattapan, di Socialseed, parla di «un laboratorio interno, al Comune», poi di «tavoli tematici nelle circoscrizioni, sugli scenari urbanistici» e di «presentazioni pubbliche dei documenti di lavoro di piano». In una Verona che sempre di più pullula di studenti universitari.

Diego Begalli, economista, prorettore dell’Università, ricorda che gli iscritti all’ateneo sono passati dai 23mila del 2019 ai 30mila di quest’anno. E il 60 per cento da fuori provincia. A Veronetta, Borgo Roma, Borgo Venezia e zona Cittadella le quattro sedi universitarie. «Questa diffusione pone diversi temi», spiega Begalli, «dalla connessione logistica dei poli all’edilizia per gli alloggi».

Giovani in prima linea

È poi Francesca Flori, presidente del Consiglio studentesco, a rimarcare che «a Verona noi vogliamo studiare, vivere ma anche abitare ed è giusto che l’Università sia motore di innovazione e cambiamento». Roberto Fattore, preside del liceo Maffei, sottolinea «la presenza degli studenti nelle scuole cittadine come un segno di vitalità, nel centro ormai sempre più turistico. Oggi poi gli studenti vogliono sempre di più abitare la scuola e gli spazi vanno ripensati e meglio collegati». Anna Fiscale, che guida l’impresa sociale Quid, segnala una città «in cui manca l’attenzione alla conciliazione tra vita e lavoro, così come mancano luoghi di opportunità e relazione».

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