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Le storie

Due anni di invasione russa. I sogni degli ucraini a Verona: dalla famiglia di Ivan al «Mare fuori» di Yeva

La guerra ha sconvolto la vita di migliaia di ucraini, che a Verona hanno provato a ricostruirsi una vita
Yeva Sai accanto a Matteo Spiazzi in compagnia di altre due attrici
Yeva Sai accanto a Matteo Spiazzi in compagnia di altre due attrici
Yeva Sai accanto a Matteo Spiazzi in compagnia di altre due attrici
Yeva Sai accanto a Matteo Spiazzi in compagnia di altre due attrici

Il brusco inasprirsi e diffondersi della guerra in Ucraina, iniziato esattamente due anni fa, ha portato in Italia, e un primo momento proprio a Verona, anche Yeva Sai, la giovane attrice che interpreta Alina nella serie televisiva Mare Fuori ideata da Cristiana Farina e prodotta da Rai Fiction e Picomedia.


Le origini e il trasferimento

Per Yeva, l’opportunità di lasciare il proprio Paese, inizialmente controvoglia e con molti dubbi sul fatto di garantirsi la salvezza mentre il suo popolo era oppresso dall’offensiva militare iniziata dalle Forze armate della Federazione Russa , è arrivata dal regista veronese Matteo Spiazzi che, all’indomani del conflitto, ha ideato Stage4Ukraine, il progetto teatrale umanitario finalizzato ad accogliere giovani artisti ucraini per garantire loro la possibilità di proseguire il loro percorso di formazione e studio. «Sono arrivata a Verona il 15 marzo del 2022 e mi sono fermata poco meno di un mese, prima di trasferirmi a Milano», racconta Yeva, che nel momento del viaggio aveva 19 anni.

«Al tempo vivevo a Kiev e vedevo la mia famiglia, che ancora abita a Leopoli, solo due o tre volte al mese. Ero abituata a non condividere più lo stesso tetto con i miei genitori, il mio fratellino e mia sorella, più grande. Ma non volevo lasciare il mio Paese per mettermi al sicuro. Eppure una vocina dentro di me insisteva nel dirmi che dovevo partire e anche mia mamma mi ha spronata a farlo. Grazie a Matteo, che si è impegnato per aiutare qualche decina di artisti come me nell’inserimento in una scuola di teatro, sono riuscita a frequentare la Paolo Grassi a Milano, e ora sono in una produzione ben più grande delle mie aspettative iniziali. Credo che si debbano sempre cogliere le opportunità che arrivano nella vita. Non possiamo sapere dove ci porteranno esattamente, ma grazie alla scelta che ho fatto, ho una maggiore visibilità e posso parlare di quanto sta accadendo nel mio Paese. Sono tornata a casa tre volte per un paio di settimana in questi due anni. La mia famiglia vuole restare a Leopoli, mi segue da lontano e si è resa conto di quanto abbia risonanza la produzione in cui lavoro solo quando mi ha vista a Sanremo».

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Al Festival di Sanremo

Yeva infatti è salita sul palco dell’Ariston nell’ultima edizione del festival canoro per recitare, insieme ad altri attori di Mare Fuori, dei versi contro la violenza sulle donne. «Sognavo di fare l’attrice già da bambina, a teatro o in televisione», dice ancora la giovane artista. «Il mio obiettivo non è mai stato il successo e ancora adesso considero la mia più grande fortuna quella di poter fare quello che mi piace, recitare».

Il progetto di Spiazzi che, al momento dello scoppio del conflitto si trovava proprio a Kiev, ha dato grandi opportunità anche a molti altri dei circa 60 tra ragazzi e ragazze che sono riusciti a raggiungere Verona dall’Ucraina. «Qualcuno, come Yeva, ha frequentato la Paolo Grassi, altri il Teatro Stabile di Genova, un ragazzo si trova ora al centro sperimentale di cinema a Roma e due giovani sono iscritte all’accademia Duse di Asolo, diretta da Alessio Nardin», racconta il regista.
«Molti, all’incirca la metà, sono ritornati in Ucraina, altri sono in Polonia, a New York e un’altra persona recita in un film arrivato alla Berlinale. Si tratta di giovani giunti da soli in Italia quando avevano tra i 17 e i 24 anni, che non parlavano una parola di italiano ma avevano delle grandi capacità e le hanno sapute tirare fuori, inserendosi in ambiti di studio, nel nostro Paese o in altri».

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Ivan e la sua famiglia

Verona è diventata un porto stabile e sicuro per la famiglia di Ivan che ha pianificato di restare nella nostra città ancora per qualche anno. Ivan, con la moglie Inga e i tre figli, hanno lasciato Kiev poco dopo la nascita del piccolo Tymofii, venuto alla luce il 16 febbraio del 2022, a pochi giorni dall'avvio dell'invasione russa su larga scala. Ora il piccolo ha due anni e, a settembre, inizierà a frequentare la scuola materna.

Le sue sorelle frequentano già la scuola: Sofia ha 11 anni ed è al primo anno delle medie, mentre Maria ne ha 9 e prosegue il percorso alle elementari iniziato poco meno di due anni fa. Ivan ha potuto lasciare il Paese proprio per il terzo figlio arrivato altrimenti, come il resto degli uomini ucraini con meno di 60 anni di età, sarebbe dovuto restare a difendere la patria sotto i bombardamenti della Russia.

«In Ucraina lavoravo nel settore agroalimentare per esportare in Italia e ora lavoro per una ditta italiana che esporta derivati da matrici vegetali e ha rapporti anche con i produttori ucraini», riferisce.

«Stiamo ottenendo la residenza a Verona, dove resteremo ancora qualche tempo per garantire la sicurezza e il futuro migliore ai nostri figli. Verona ci ha accolti bene e, ora che lavoro, ci sentiamo parte della società italiana, a cui possiamo dare il nostro contributo senza più chiedere solo aiuto. Anche le bambine sono bene integrate, specie ora che iniziano a parlare molto bene italiano”. Anche Anastasia, arrivata sedicenne a San Giovanni Lupatoto subito dopo lo scoppio della guerra, per essere accolta dalla zia, parla ormai un italiano fluente. Dopo due mesi dal suo arrivo nella provincia scaligera, l'hanno raggiunta anche i genitori che ora lavorano come medici a Castiglione delle Stiviere. Anastasia, invece, frequenta il liceo a Desenzano. La famiglia vorrebbe tornare a Kiev ma la situazione è ancora troppo insicura e intanto cerca di inserirsi in Italia. “Mia nipote Anastasia si sta integrando ma non è cresciuta con le canzoni e i modi di fare dei suoi coetanei”, dice la zia. “È determinata, studia molto e riceve buoni voti, ma spera di poter tornare nella casa in cui è nata e cresciuta e anche i suoi genitori ce la mettono tutta».

Chiara Bazzanella

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