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IL CAMBIAMENTO

Siccità, serve una rivoluzione delle pratiche agricole: tutti i suggerimenti dell'esperto

di Luca Fiorin
Secondo Enzo Gambin, tecnico di campagna ed esperto di lungo corso, «è necessario dimenticare da subito i modi di fare coltivazione ed allevamento ai quali eravamo abituati e passare all’adozione di tecniche diverse».
Secondo gli esperti, con la siccità occorre rivoluzionare i sistemi agricoli
Secondo gli esperti, con la siccità occorre rivoluzionare i sistemi agricoli
Secondo gli esperti, con la siccità occorre rivoluzionare i sistemi agricoli
Secondo gli esperti, con la siccità occorre rivoluzionare i sistemi agricoli

Il calare delle risorse idriche potrebbe portare all’attuazione di una sorta di rivoluzione delle pratiche agricole. Se si è convinti che la situazione attuale costituisca l’effetto di un cambiamento climatico in fase di consolidamento, la trasformazione è improcrastinabile.

Secondo Enzo Gambin, tecnico di campagna ed esperto di lungo corso, i metodi per affrontare in maniera efficace gli effetti della siccità sulle produzioni del comparto primario non mancano. «È necessario dimenticare da subito i modi di fare coltivazione ed allevamento ai quali eravamo abituati e passare all’adozione di tecniche diverse».

«Se fino a ieri i problemi di carenza d’acqua di fatto non esistevano, e spesso si doveva invece pensare agli effetti degli eccessi di precipitazioni, adesso chi lavora in campagna deve invece mettersi nell’ordine di idee che le risorse idriche disponibili vanno risparmiate in tutti i modi possibili», aggiunge. Spiegando che da una parte è necessario trattenere sul territorio tutta l’acqua che si può, cosa che viene effettuata dai consorzi di bonifica, e che dall’altra bisogna fa si che non ci siano sprechi. Le prime cose da fare sono piuttosto semplici, anche se significano un cambio radicale nei metodi di lavorazione.

Come evitare l'evaporazione

«Dove ci sono alberi da frutta bisogna tenere costantemente rasato il manto erboso che si forma fra le piante, perché in questo modo si evita che l’erba, crescendo, finisca per portar via umidità alle piante», rimarca Gambin. Il quale poi aggiunge che quando è necessario smuovere il terreno, ad esempio in previsione delle semine, bisogna usare gli erpici e non gli aratri, perché in questo modo si va meno a fondo e si evita che la terra si secchi troppo. «Bisogna limitare in tutti i modi possibili la cosiddetta evapo-traspirazione, facendo si che l’acqua non se ne vada in forma di vapore».

L’esperto, poi, aggiunge che sono applicabili misure immediate anche negli allevamenti. Qui vanno studiati cicli di crescita degli animali strutturati in maniera tale da ridurre il più possibile l’uso di liquidi, ad esempio evitando che le bestie soffrano troppo il caldo e stiano al coperto nei giorni in cui il sole è forte o razionalizzando l’alimentazione.

Cambiare le tecniche di irrigazione

A queste iniziative immediate, bisogna far seguire anche interventi di natura strutturale. Stiamo parlando della modifica delle tecniche di irrigazione. «Non è più pensabile», spiega il tecnico, “abbeverare i campi con i metodi a scorrimento, che bagnano tutta la superficie sommergendola, o spruzzando dall’alto le colture, perché così si spreca un mucchio d’acqua; bisogna invece attuare tecniche di micro-irrigazione, raggiungendo le singole piantine con impianti a goccia. Ci sono varie zone del Veronese in cui questo passaggio è stato effettuato, ma ce ne sono ancora tante nelle quali, invece, siamo ancora indietro», continua.

Cos'è l'aridocoltura

Secondo Gambin è evidente che non c’è più tempo da perdere. «La strada appare segnata, e va seguita sapendo in che modo affrontare le difficoltà», aggiunge. Facendo sintesi, quello che nelle campagne va realizzato è un passaggio dall’agricoltura considerata tradizionale all’aridocoltura. La quale consiste nell’adozione di una serie di accorgimenti volti a fare coltivazione anche con pochissima acqua disponibile.

«Nel Nord Africa riescono a produrre frutta, verdura e cereali anche nelle zone desertiche, non vedo perché non dovremmo riuscire a farlo anche noi», precisa il tecnico. «Certo per questo è necessario mettersi a studiare le caratteristiche dei terreni e la climatologia con un’ottica diversa e pensare ad avviare coltivazioni che garantiscano buoni redditi pur avendo meno bisogno d’acqua o che possano essere realizzate in periodi in cui non si sono molti problemi di approvvigionamento, ad esempio utilizzando serre», continua Gambin.

Secondo il quale, però, tutto questo può essere fatto solo avendo la garanzia di un supporto tecnico adeguato: «Anni fa la provincia di Verona, faceva scuola dal punto di vista agricolo in tutto il mondo». E chiude: «Ora non è più così, ma è evidente che invece bisogna tornare a poter contare su competenze approfondite per affrontare una situazione che ora è eccezionale, ma che, purtroppo, pare destinata a diventare abituale».•

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