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Codice rosso

Reddito di libertà per donne maltrattate: più richieste, ma i fondi sono finiti

di Francesca Lorandi
È il sussidio di 400 euro per 12 mesi alle donne seguite dai centri antiviolenza. In Veneto dal 2023 non viene erogato per mancanza di budget. Dal 2021 a Verona 94 domande, di cui 63 liquidate.
In Veneto, dal 2023, non viene erogato il Reddito per donne maltrattate per mancanza di fondi
In Veneto, dal 2023, non viene erogato il Reddito per donne maltrattate per mancanza di fondi
In Veneto, dal 2023, non viene erogato il Reddito per donne maltrattate per mancanza di fondi
In Veneto, dal 2023, non viene erogato il Reddito per donne maltrattate per mancanza di fondi

Una misura ferma sulla carta. Un aiuto economico, 400 euro per dodici mesi, fondamentale per le donne vittime di maltrattamenti ma che, in Veneto, dal 2023 non viene erogato: negli ultimi quindici mesi le domande arrivate negli uffici dell’Inps si sono bloccate “in attesa di una integrazione delle disponibilità finanziarie”, spiega il direttore regionale Veneto Filippo Pagano.

In altre parole, non sono state liquidate perché mancano fondi, che devono arrivare o da Roma o dalla Regione Veneto. Interpellata sulla questione, la Regione non risponde.

La misura

Il sussidio, si legge nella circolare dell’Inps, è destinato alle donne vittime di violenza, senza figli o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. È stato creato con l’obiettivo di contribuire a sostenerne l’autonomia, abitativa e personale, e può beneficiarne anche chi già riceve altri strumenti di sostegno al reddito.

Nella provincia di Verona dal 2021, da quando cioè questa misura è diventata operativa (Dl 34/2020), le domande per ottenere il sussidio sono state complessivamente 94. Quelle liquidate 63. Ecco spiegato il motivo: il primo anno agli uffici provinciali dell’Inps ne erano arrivate 55, tutte pagate nel corso dei successivi dodici mesi; altre undici sono state presentate nell’anno successivo, otto quelle liquidate, tre quelle non accolte.

Tra gennaio e dicembre 2023 sono arrivate all’Inps altre 17 domande, ma sono state bloccate per mancanza di budget, come accaduto anche alle 11 presentate dall’inizio di quest’anno: nessuna è stata liquidata. Identica situazione nelle altre province venete: in regione sono state 353 le domande inviate all’Inps dal 2021, 229 quelle liquidate tra il 2021 e il 2022 e 19 quelle non accolte; tutte le rimanenti, quindi 105, sono ferme in attesa di finanziamento.

L’iter

La richiesta di sussidio deve partire dai centri antiviolenza. Per ottenerlo è infatti necessaria una dichiarazione del responsabile legale del centro, che attesti il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso, e una dichiarazione dei servizi sociali del Comune di residenza che garantisca lo stato di bisogno della richiedente.

È evidente quindi che tante donne non riescono a usufruire di questo sussidio, perché non si rivolgono ai centri antiviolenza pur avendo sporto denuncia. Ne segue, quindi, che il numero delle beneficiarie del reddito di libertà non rappresenta completamente la platea potenziale di questo aiuto.

Oltre al danno, la beffa

«È importante, a mio avviso, facilitare l’integrazione di risorse, poiché non solo rappresenta una condizione di civiltà del nostro Paese, ma anche perché consentirebbe a queste donne di trovare più facilmente lavoro, nel caso siano senza, poiché si aggancerebbe un esonero contributivo a favore dei datori di lavoro», sottolinea Pagano.

Le 28 donne vittime di violenza alle quali dallo scorso anno non è stato liquidato il sussidio per mancanza di budget non possono infatti nemmeno usufruire di un’altra agevolazione prevista per loro dalla legge di Bilancio 2024: si tratta dello sgravio contributivo totale, fino a 8mila euro l’anno, a favore dei datori di lavoro privati che decidono di assumere donne che sono percettrice del Reddito di libertà, o che ne hanno fruito nel 2023.

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