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pistola in faccia a borgo trento

Ragazzini rapinatori davanti al giudice. Massucci: «Non si rendono conto di ciò che fanno e delle conseguenze»

Sono in una struttura detentiva del Veneto i tre minori che l’altra sera, impugnando una scacciacani, hanno rapinato un coetaneo ai giardini di via Nevesa, una traversa di via Mameli
La zona dove si è consumata la rapina
La zona dove si è consumata la rapina
La zona dove si è consumata la rapina
La zona dove si è consumata la rapina

Sono in una struttura detentiva del Veneto i tre minori che l’altra sera, impugnando una scacciacani, hanno rapinato un coetaneo ai giardini di via Nevesa, una traversa di via Mameli.
Per loro l’accusa è rapina aggravata dal numero di persone e la competenza, per quel che riguarda l’immediato futuro, è della Procura presso il Tribunale dei Minori di Venezia. Oggi per loro l’udienza di convalida degli arresti eseguiti dalle Volanti. Ma tutto si svolgerà a Venezia: la minore età toglie alla magistratura di Verona qualsiasi competenza.


L’analisi dei fatti

«Quello di via Nervesa è un fatto grave. La pistola utilizzata dai ragazzini era molto realistica, terrorizzante direi, del tutto uguale a quelle che utilizziamo noi. Il fatto che uno di loro avesse già una denuncia è indicativo. Temo non si rendano conto di quello che fanno e delle conseguenze che avranno», commenta il questore Roberto Massucci che proprio in questi mesi sta facendo incontri con gli studenti per sensibilizzarli sui temi.


Il contesto sociale

«Alcuni vivono situazioni di marginalità, famiglie che non hanno strumenti educativi e vengono lasciati a loro stessi, per questo credo negli incontri nelle scuole, poi intendiamoci non tutte le scuole sono uguali, alcune ben gestite ci fanno trovare ragazzi predisposti, altre meno, dove i ragazzi non ci ascoltano. Ma il nostro approccio non è delicato», continua il questore Massucci.
«Diciamo subito le cose come stanno e sono convinto che nel tempo questi incontri daranno i loro frutti, produrranno risultati positivi». Il questore Massucci è convinto sostenitore che oltre alla repressione dei fenomeni di reato serva fare rete con tutte le agenzie: scuola, famiglia, servizi sociali perchè la sicurezza è un affare di tutti. 

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Un sopralluogo in zona

Qualche giovane un po’ troppo sopra le righe era già stato avvistato da qualche mese nella zona di Borgo Trento tra via Monte Ortigara e via Nervesa. La rapina avvenuta martedì sera, organizzata da tre minorenni ai danni di un loro coetaneo, desta però stupore tra i residenti che abitano nel circondario e che vivono in affaccio o comunque poco distante dal parco giochi Cesiolo.
Quello che sconcerta è soprattutto l’aver ricorso all’utilizzo di una pistola giocattolo che, per quanto finta fosse, ha spaventato non poco il malcapitato preso di mira e derubato. Pochi minuti dopo le forze dell’ordine hanno intercettato i 3 baby rapinatori, fermandoli in via Mameli.


Una serie di episodi

Da qualche mese, e in particolare dalla scorsa estate, alcuni abitanti sono stati testimoni di fatti poco piacevoli. «La scorsa estate c’erano dei lavori in corso e un gruppo di almeno una quindicina di giovani si era messo a lanciare le transenne in aria», ha raccontato ieri una giovane coppia intervistata in via Passo Buole.
«Ci sono le auto parcheggiate intorno al parco, oltre alle persone che lo frequentano. Erano quindi stati chiamati i carabinieri che sono arrivati in breve tempo. In un’altra occasione abbiamo visto dei giovani che spintonavano un signore anziano con qualche problema di fragilità mentale, e anche in quel caso sono intervenute le forze dell’ordine per fermare quell’atteggiamento da teppistelli e poco rispettoso di una persona in difficoltà». In generale, comunque, per la coppia la zona resta piacevole e solitamente tranquilla ed è la stessa opinione che condivide anche la signora Barbara, che si reca spesso in via Passo Buole, dove vive il figlio.


Un senso di precarietà

«Si tratta di una zona abitata da famiglie per bene, ma ormai abbiamo visto che simili episodi avvengono persino in pieno centro», commenta. Sicuri del tutto non si può stare da nessuna parte».
La signora Maria teme invece che la situazione possa prendere una brutta piega. «Ho già visto qualche rissa e spintone, dopo che alcuni giovani, anche minorenni, avevano bevuto una birra di troppo», racconta.
«Quello che è accaduto martedì mi sembra però davvero grave e mi sono stupita. Al buio una pistola giocattolo può sembrare vera e puntarla contro una persona è un gesto violento. Reputo che una grande responsabilità in simili accadimenti ce l’abbiamo i genitori, troppo poco vigili».


Apprensione

Cristina una trentina di anni fa era stata scippata in via Cesiolo, ma poi nella zona ha sempre vissuto serenamente. «Ora sento dire che sta girando una banda di ragazzini sbruffoni dai modi provocatori», afferma.
«Per andare in parrocchia, alla chiesa del Sacro Cuore di Gesù, ci organizziamo in gruppetti. Ancora oggi sono però convinta di vivere in una bella zona, spero che la situazione non degeneri».

Chiara Bazzanella

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