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Intervista al questore Massucci

«Pool di psicologi in questura, questi fatti hanno colpito tutti». Intanto in strada scattano le provocazioni

di Alessandra Vaccari
«Sono giorni durissimi. Appena possibile incontrerò tutti i miei uomini»
Il questore di Verona, Roberto Massucci
Il questore di Verona, Roberto Massucci
Il questore di Verona, Roberto Massucci
Il questore di Verona, Roberto Massucci

Una lettera a tutti i poliziotti in cui fa riferimento alla famiglia-questura. La promessa di un incontro con ciascun poliziotto, non appena ci sarà il tempo materiale per farlo. Un pool di psicologi già al lavoro per supportare e sostenere quelli che sono in servizio alla squadra Volanti. Per superare la crisi che ha colpito l’intera questura di Verona, che non dimentichiamolo in questi giorni bui, è stata la questura di Biondani, Bencivenga, dei fratelli Turazza, di Cimarrusti. Tutti morti ammazzati durante il servizio. Adesso serve supportare chi resta. Dare loro gli strumenti adatti di sopportazione.

Sono scattate le provocazioni a chi sta in strada: «Se non ti ascolto che fai? Mi picchi come hanno fatto i tuoi colleghi?». Non era facile prima, in strada, ora è peggio. C’era da aspettarselo che sarebbe successo. C’era da aspettarsi che l’intero Corpo accusasse il colpo.

 

Signor questore, da tre giorni la questura di Verona è nella bufera, è sotto i riflettori di politici, giornalisti, i capi di imputazione per i poliziotti sono pesanti.

Sono stati tre giorni durissimi in cui abbiamo affrontato una pagina nera che si fonda su fatti gravissimi, su cui come ho già detto più volte, ma lo voglio ribadire, non c’è da nè da discutere, nè da giustificare, o avere esitazione rispetto all’esigenza di andare verso una totale e assoluta trasparenza. Da un punto di vista della nostra collaborazione con l’autorità giudiziaria continuiamo con determinazione, ponendoci a disposizione sia nel confezionare le risultanze delle nostre attività nel quotidiano, sia nel corrispondere alle richieste che ci vengono fatte.

 

In questi giorni è riuscito a parlare con i suoi uomini?

Sto strutturando un sistema di incontri. Ho iniziato con riunioni con tutti i dirigenti affinché siano veicolati messaggi a tutti i loro dipendenti. Primo perché è necessario dare valore alla funzione della dirigenza, secondo perchè in questo momento storico in cui l’impegno che sto portando avanti di metterci la faccia sempre e comunque, mi toglie il tempo che vorrei avere da spendere con tutti i colleghi. Ma lo farò. Incontrerò personalmente tutti i poliziotti con i quali condivideremo sia la sofferenza per questa pagina nera e sia il metodo del riscatto che deve essere il vero metodo Verona, non quello che viene descritto in questi giorni dai giornali.

Si tratta di fatti che vengono ascritti ad alcune persone. Comportamenti che saranno valutati in sede processuale. In un contesto di civiltà giuridica, quello che conta è l’esito. In questa fase a noi compete serrare i ranghi e rimetterci in campo per costruire, nell’ambito delle norme che molte volte non ci consentono di garantire ai cittadini quanto vorremmo. Norme che rendono non particolarmente incisivi alcuni nostri interventi, ma la polizia agisce in funzione delle norme.

 

Ha deciso di fare intervenire degli specialisti, come quando si affrontano i lutti.

Da stamattina in questura c’è al lavoro un pool di psicologi ai quali d’intesa con il Dipartimento della pubblica sicurezza, nostra casa madre, ho chiesto di fare degli interventi con i poliziotti affinché sia sviluppato e rielaborato in termine psicologico lo strumento di attuazione dei principi sacrosanti capisaldi della consapevolezza del ruolo e del senso del dovere. Lavoreranno con tutto il personale, non soltanto quelli delle Volanti.

 

L’ufficio Volanti, tra arrestati e possibili sospesi dal servizio rischia di essere sotto organico?

Non c’è problema di organico perché quelli spostati sono stati rimpiazzati. Tra l’altro stanno lavorando in uffici burocratici in cui operano con maggiore tranquillità. Stanno dando un contributo significativo e sono soddisfatto del loro senso del dovere. Poi vedremo lo sviluppo ulteriore della fase processuale.

 

La aspetta un lavoro di rifondazione delle Volanti impegnativo.

Il mio obbiettivo è quello di mettere in campo un metodo Verona che corrisponda ai pilastri di professionalità cortesia e rigore. E in questa direzione si sta lavorando cercando di far comprendere a tutti i poliziotti che noi dobbiamo ispirarci alla consapevolezza del ruolo ed al senso del dovere. Il senso del dovere che si deve concretizzare nell’ambito del solco delle norme che ci danno quella cornice di legalità che per noi è una garanzia, e che serve a superare gli atteggiamenti provocatori che stiamo già registrando sulla strada e che vedono persone che sono soggette a controlli di polizia, soprattutto quelle che vivono fuori dalla cornice di legalità, che si propongono in maniera provocatoriamente irriguardosa pronunciando la fatidica frase «Attento a te perchè dopo ti vado a denunciare».

Questo non deve essere motivo di arretramento, perchè ripeto la polizia di Stato che è un Corpo sano, gode della fiducia dei cittadini, che è incondizionata, mi viene costantemente testimoniata personalmente. La nostra garanzia totale è quello di essere con professionalità, gentilezza e rigore, saldamente ancorati a quelle che sono le norme che ci danno la via maestra. E nel nostro atteggiamento, anche verso chi provoca, debbono sempre prevalere rispetto e professionalità, con applicazione delle leggi.

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