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Alla messa pasquale

Pompili: «Non rassegnarci alla “tirannia dell’algoritmo” che ci dice cosa fare»

Una delle riflessioni proposte ai fedeli dal vescovo di Verona, Domenico Pompili, durante l’omelia di Pasqua pronunciata stamane alla messa in Duomo
Messa di Pasqua in Duomo
Messa di Pasqua in Duomo
Messa Pasqua in Duomo (Marchiori)

«Abbiamo tutti dubbi e incertezze di fronte al mistero della resurrezione di Cristo, ma in questo mondo non è così facile comprendere tutto e subito, me ne rendo conto. Per contro, non è che si possa vivere senza pensare, afferrando il quotidiano servito dagli algoritmi dei cellulari e della tecnologia».

È una delle riflessioni proposte ai fedeli dal vescovo di Verona, Domenico Pompili, durante l’omelia di Pasqua pronunciata stamane (31 marzo) in duomo.

«L’uomo è una creatura incompiuta. È un cantiere aperto e pireno di buone promesse, ma ci stiamo facendo avvelenare dall’idea che tutto è già pronto, predisposto, pianificato. Di qui la perdita del senso di innovazione e la ripetizione stanca dell’identico. Fino a perdere anche il trasporto e la gioia della scoperta».

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«Aprirsi alla vita con fiducia»

Per il vescovo Pasqua irrompe per assicurarci che vivere è «abitare nella possibilità. Per questo non basta essere intelligenti: occorre essere geniali come colui che con un colpo d’occhio coglie l’insieme come San Giovanni, che scorgendo il sudario piegato da un lato intuisce l’enormità del fatto della Resurrezione, uno dei misteri più grandi della fede cristiana che solo parola di Dio aiuta ad affrontare».

Ed è questo l’augurio fatto in conclusione ai fedeli, «quello di non rassegnarci alla “tirannia dell’algoritmo” che ci dice cosa fare. Apriamoci invece alla vita con la fiducia che nasce dall’incontro personale con Gesù risorto».

Alessandro Azzoni

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