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L'intervista

Sottosegretario Ferro: «Nel piano del Governo è previsto un Centro rimpatri in Veneto»

Il sottosegretario all'Interno Wanda Ferro: «Un Cpr nella vostra regione è un obiettivo dell’esecutivo. Faro sulla rotta balcanica: flussi cresciuti dal 2022. Sinistra bipolare: la segretaria Pd vuole far entrare più migranti possibile, i sindaci fanno i conti coi problemi sul territorio»
La sottosegretario Wanda Ferro e i flussi migratori: in Veneto previsto un Centro di rimpatrio
La sottosegretario Wanda Ferro e i flussi migratori: in Veneto previsto un Centro di rimpatrio
La sottosegretario Wanda Ferro e i flussi migratori: in Veneto previsto un Centro di rimpatrio
La sottosegretario Wanda Ferro e i flussi migratori: in Veneto previsto un Centro di rimpatrio

Migranti e rotta balcanica: il Veneto e Verona - un giovane afgano morto sui binari della stazione investito dal treno - fanno i conti con gli arrivi, anche di minori non accompagnati. E con paletti e criticità sull’accoglienza poste da sindaci, sia di centrodestra che di centrosinistra.

Sulla gestione dei migranti, anche richiedenti asilo, L’Arena ha interpellato Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno, deputata di Fratelli d’Italia.

Onorevole Ferro, il Governo intende creare nuovi Cpr, Centri di permanenza per il rimpatrio, magari uno anche in Veneto?
Il Governo intende varare a brevissimo un piano per la realizzazione di Cpr. Sicuramente il Veneto è un’area in cui la presenza di una struttura capace di trattenere soggetti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica, da rimpatriare nei Paesi di provenienza, rappresenta un obiettivo da perseguire.

Minori extracomunitari non accompagnati: anche sindaci di centrosinistra chiedono che sia “in toto” lo Stato a farsene carico. A Verona il Comune integra i 100 euro finanziati dallo Stato con fondi propri per arrivare a massimo 160 euro e si provvede a 144 minori, ma chiede maggiori risorse: che cosa può fare il Governo?
Questa sinistra bipolare - con la segretaria del Pd che vorrebbe fare entrare in Italia più migranti possibile, mentre i suoi sindaci fanno i conti con i problemi sui territori - deve decidere se vanno ancora perseguite o sono superate le politiche che ha attuato negli anni in cui è stata al governo, e che hanno prodotto la legge Zampa e le norme che hanno attribuito ai comuni la responsabilità dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei minori verso la maggiore età. Oggi la stessa sinistra ritiene che debba essere lo Stato a farsene carico, non più i Comuni.

Il Governo, dunque?
Sta facendo la sua parte, fronteggiando l’emergenza nonostante l’incremento del numero di minori sbarcati. Se poi la questione non riguarda la competenza ma le risorse, bisogna rendersi conto che un ulteriore incremento del contributo, che attualmente ammonta a 100 euro per le strutture dei Comuni, un importo che era sufficiente quando governava il Pd, determinerebbe la necessità di una complessiva rivisitazione delle risorse in relazione ai servizi erogati, e ciò deve fare i conti con il bilancio dello Stato.

Che cosa può cambiare con la recente circolare che, per la destinazione di migranti aggiunge al criterio del numero della popolazione anche l’estensione delle regioni?
La circolare che ha introdotto un lieve assestamento in ordine alla modalità di riparto con il criterio peraltro marginale - un 30 per cento riservato alla superficie territoriale della regione - ha determinato un piccolo beneficio per le aree più inurbate come la Lombardia, il Veneto, l’Emilia. Ogni scelta può essere valutata positivamente o negativamente, a seconda delle ricadute sui singoli territori, ma le scelte del Ministero sono sempre il frutto di valutazioni attente e responsabili che tengono conto del quadro complessivo. Non capisco tanto clamore, se si tiene conto che l’arrivo di qualche decina di migranti in più in Sardegna o Basilicata - perché di questo si tratta - è un piccolo contributo che compensa solo in minima parte il grande apporto che hanno finora assicurato altre regioni.

Si parla meno della rotta balcanica; quanti sono i numeri di arrivi?
C’è una crescita proporzionale anche degli ingressi dalla rotta balcanica, ma certamente non paragonabile alle cifre registrate per gli ingressi via mare. Siamo passati da 5.340 ingressi censiti nel 2022 a circa 7.100 nei primi otto mesi del 2023.

Le tendopoli possono essere una soluzione, con un supporto gestionale dell’esercito?
No, le tendopoli non sono una opzione praticabile e sono state autorizzate solo in casi assolutamente straordinari ed in ogni caso per un tempo assolutamente limitato e previe intese con le autorità locali.

Alcune regioni non hanno chiesto lo stato di emergenza, sui profughi. Cosa comporta?
La non adesione per Emilia Romagna, Toscana e Puglia, una scelta chiaramente di natura politica, priva i prefetti di quelle regioni della possibilità di attuare le misure di deroga che le ordinanze commissariali hanno previsto, e implica ulteriori complicazioni nel reperimento di posti per l’accoglienza.

Il sindaco di Verona Tommasi auspica una regia più strutturata per gestire profughi, da Roma al livello locale, passando per le regioni. Come si può attuare?
Mi pare che proprio il Veneto abbia virtuosamente immaginato una cabina di regia regionale per la valutazione delle strutture da individuare e per le modalità di accoglienza. Il Viminale non predilige un modello particolare di accoglienza, ma rimette alle valutazioni locali questa scelta. Ovviamente devono arrivare proposte compatibili con le necessità e con i tempi di risposta attesi.

Enrico Giardini

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