<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
La truffa

Ingannata da madre e figlio, versa loro 400mila euro, i risparmi di una vita

Due persone condannate per circonvenzione d'incapace. La donna raggirata era fragile psicologicamente
Una donna anziana
Una donna anziana
Una donna anziana
Una donna anziana

Una donna fragile, vulnerabile e per anni in cura per quel malessere oscuro e subdolo che snatura ogni percezione. La chiameremo Lucia (un nome di fantasia) che venne raggirata da due persone, madre e figlio, che approfittando di questa condizione di prostrazione si fecero consegnare in più riprese poco più di 400mila euro. I risparmi di una vita.

Teresa Coppola, classe 1947 e il figlio Giovanni Di Maio, 48 anni, al termine del processo celebrato davanti al giudice Valentina Fabiani, alcuni giorni fa sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e a 4 anni e 2 mesi di reclusione. Circonvenzione di incapace l’accusa e dovranno anche versare alla persona offesa (parte civile con l’avvocato Peter Matinelli mentre il fratello è assistito da Tommaso Rotella) la somma di 398.600 euro. Perché fino ad ora non è stato restituito nulla.

Il malessere e la terapia

Fragile, Lucia era da tempo in terapia con un farmaco specifico per l’innalzamento del tono dell’umore. I dosaggi erano particolarmente alti e stando all’accusa, emersa e confermata nel corso del dibattimento, nel settembre 2015 i due imputati (entrambi difesi dall’avvocato Ricardo Toufik) la indussero a costituire una società nella quale figurava come socia al 30 per cento mentre il restante 70 per cento era riservato alla signora Coppola. La srl invero era stato solo formalmente aperta ma di fatto non operativa e aveva la sede legale, fiscale, amministrativa e operativa all’indirizzo dell’abitazione di lei e del figlio.

I versamenti

Lucia si era fidata, madre e figlio la indussero a versare 402mila euro a favore di una seconda società riconducibile a entrambi che nulla aveva a che fare con quella di cui era socia al 30 per cento perché quella non fu mai operativa. Emerse che il denaro, versato su conti riferibili a Coppola e Di Maio, era stato utilizzato per «elargire compensi in favore della loro impresa» (176mila euro), recita l’imputazione, piuttosto che pagamenti a persone fisiche che avevano reso servizi alla srl della coppia (158mila euro) e una parte invece aveva coperto spese, acquisti e costi.

Il fratello e il padre (deceduto nel frattempo) si accorsero del malessere crescente della loro congiunta che venne ricoverata in ospedale per un mese e mezzo nel 2016 per un disturbo bipolare. Come hanno confermato in aula gli psichiatri che l’ebbero in cura, non era in grado di autodeterminarsi. E approfittarono di lei.

Fabiana Marcolini

Suggerimenti