<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
la guerra e le storie

Hannah, da Israele in salvo a Verona: «I miei amici sotto le bombe: voglio tornare là con loro»

La ragazza, nata a Bussolengo da una coppia di ebrei che hanno messo base in città, è rientrata con il volo di martedì 10 ottobre. «Il mio liceo è a 50 chilometri da Gaza, sabato mattina le sirene sembravano impazzite e cadevano pezzi di metallo dal cielo. Siamo stati nei bunker per due notti di fila». «Nelle chat video e foto disumane. Ho tanta rabbia, farò il servizio militare»

La forza di Hannah passa dalle parole, dalla conoscenza chiara e precisa della storia. Ha 17 anni, figlia di ebrei «cittadini del mondo» che più di 20 anni fa hanno messo base a Verona: mamma italo-americana, papà argentino di origini polacche, Hannah è nata a Bussolengo.

«A Verona sono cresciuta, ho fatto le scuole fino al primo anno di superiori», dice tutto d’uno fiato, «poi due anni fa ho scelto di andare a studiare a Tel Aviv. Verona è famiglia, qui ho i miei affetti più cari, ma la mia casa è Israele, quello è il mio posto. Ed è là che voglio tornare, anche con le bombe, anche nella guerra: appena possibile, riparto».

Hannah è uno dei 183 passeggeri atterrati al Catullo l’altra sera con il ponte-aereo organizzato dalla Farnesina per rimpatriare gli italiani bloccati in Terra Santa. «Non è stato facile decidere di partire e di lasciare là i miei amici, i miei insegnanti, la gente con cui vivo da due anni e con cui progetto il futuro. Loro sono là, ho come un senso di colpa».

Racconti di violenze indescrivibili compiute dai terroristi di Hamas. Cos’hai visto, Hannah?

Il mio liceo è a un’ora di macchina a sud di Tel Aviv e a 50 chilometri da Gaza. Sabato mattina presto, intorno alle 6.30, ci siamo svegliati sotto alle bombe. Le sirene suonavano impazzite, mi era già successo in passato, ma così mai. Cadevano pezzi di metallo dal cielo. Immediatamente i responsabili della scuola ci hanno fatto entrare nel bunker, dove siamo stati per due notti di fila. Nelle chat della comunità ci arrivavano dagli amici di “fuori“ immagini, video e foto disumane. Non è solo guerra questa ma terrorismo: il mondo deve sapere cosa accade in Israele ai civili. Ai bambini, alle donne, a tutti. Cosa accade davvero: nelle tv occidentali esce solo una parte. Assicuro che non si può nemmeno immaginare.

Cos’hai visto, Hannah?

Quelli di Hamas entrano nelle case e sparano a raffica. Hanno l’ordine di non lasciare nessuno vivo. Nemmeno i piccoli: se non li uccidono, li chiudono nelle gabbie, come gli animali, e li portano via. La mattanza prevede anche che vengano decapitati e le teste usate come trofei. Prendono dai kibbutz le ragazze per violentarle, fanno il video degli stupri e poi li rendono pubblici: tanti genitori assistono in diretta alla fine delle loro figlie. Posso andare avanti ancora...

Prego.

Quando uccidono i soldati israeliani, si mettono le loro divise e poi si presentano alle case dei civili ebrei che, pensando di essere finalmente al sicuro, escono dai bunker e invece inizia la mattanza. Ci sono 8 milioni di israeliani in balia degli estremisti islamici di Hamas. La nostra comunità è molto coesa, siamo uniti, costantemente collegati tra di noi e in questa tragedia facciamo rete, condividendo tutto sui cellulari, anche per difenderci e per sapere come muoverci.

Hai amici palestinesi, Hannah?

Sì, e non è un problema. Il problema - e non solo per noi prime vittime ma anche per loro e per il resto del mondo - sono questi ignobili aggressori di Hamas. Non fanno il bene nemmeno del popolo palestinese, che vuole la pace. Sono una minaccia per la democrazia e la libertà del mondo intero. Vogliono uccidere tutti gli israeliani, non è più solo una “guerra“ per conquistare un pezzo di terra. Vogliono sterminarci, come è già successo in passato: la pagina più vergognosa della storia dell’umanità, l’Olocausto, si sta ripetendo.

Quando torni a Tel Aviv?

Appena è possibile vado. I miei genitori lo sanno e non faranno nulla per trattenermi a Verona. Ho intenzione di fare il servizio militare per due anni per entrare nell’esercito israeliano, poi di iscrivermi là all’università a studiare Arte e Musica. Ma in questo momento del futuro mi interessa poco, ho la testa e il cuore nel presente e nei compagni e amici che ho lasciato in quel bunker.

Non hai paura Hannah?

No. Ho rabbia. E tanto bisogno di giustizia.

Leggi anche
Il ritorno dei 38 veronesi bloccati a Gerusalemme durante gli scontri fra Palestina e Israele

Camilla Ferro

Suggerimenti