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Cerimonia al Quirinale

Giorno del ricordo, dalle ferite della storia nuovi anticorpi per la pace

Alla cerimonia, su invito del Quirinale, erano presenti il sindaco Damiano Tommasi, il Soprintendente Fabrizio Magani, il direttore de l’Arena Massimo Mamoli e una delegazione del comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
Il presidente della Repubblica Mattarella
Il presidente della Repubblica Mattarella
Giorno del ricordo, cerimonia al quirinale

Un sasso che rotola in fondo a una foiba e sembra non raggiungere mai il fondo. A lanciarlo sono state Lada e Sandra, discendenti di Mate Cipčić Bragadin, giudice in pensione infoibato senza processo dai partigiani comunisti jugoslavi nei pressi di Spalato nel settembre 1943. Con queste scene in anteprima dal docufilm «Kevina Jama. La foiba grande» si è aperta la celebrazione del Giorno del Ricordo 2024 al Quirinale.

La lettura di un brano di «Chi ha paura dell’uomo nero?», il romanzo di Graziella Fiorentin che ha ispirato la fiction Rai La rosa dell’Istria andata in onda lunedì scorso (quasi 3 milioni di spettatori), ha delineato il clima di paura che portò 350.000 giuliani, fiumani e dalmati in esilio: era presente anche Egea Haffner, la cui fotografia da bambina con la valigia di «Esule giuliana n. 30.001» è diventata iconica.

Il Presidente di FederEsuli, Giuseppe de Vergottini, ha tra l’altro ricordato l’impegno preso con l’Unione Italiana, l’organizzazione dei nostri connazionali nella ex Jugoslavia, per la mappatura delle foibe: «Sulle centinaia di luoghi delle uccisioni mancano segni di riconoscimento. Ai famigliari delle vittime non viene data la possibilità di una presenza e di un atto di umana pietà».

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Lectio magistralis di Davide Rossi

Il professor Davide Rossi, figlio di esuli istriani trapiantati a Verona, editorialista de L’Arena, ha tenuto una lectio magistralis, partendo dalla mancata partecipazione al voto del 2 giugno 1946 del collegio Venezia Giulia e Zara fino a giungere al Trattato di Osimo calato dall’alto nel 1975 per chiudere la vertenza confinaria con la Jugoslavia, passando per le mutilazioni territoriali imposte dal Trattato di Pace: «La cappa ideologica che ha ammantato il confine orientale – osserva lo storico del diritto dell’Università di Trieste – si è potuta disciogliere soltanto grazie alla caduta del Muro di Berlino, permettendo di far emergere racconti sconosciuti».

Dopo aver ricordato sacerdoti e donne vittime delle stragi titine, il Ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato (presenti in prima fila la premier Meloni ed i Ministri della Cultura Sangiuliano, degli Interni Piantedosi, dello Sport Abodi, della Difesa Crosetto e dell’Istruzione e del Merito Valditara)che «foibe ed esodo sono stati veri e propri atti di pulizia etnica».

Alla cerimonia, su invito del Quirinale, erano presenti il sindaco Damiano Tommasi, il Soprintendente Fabrizio Magani, il direttore de l’Arena Massimo Mamoli e una delegazione del comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. «La comunità italiana su cui si è scatenata la furia titina – ha ribadito Mattarella – ha condiviso la sorte di milioni di europei che dopo essersi liberati dal nazifascismo passarono alla dittatura comunista. Gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia hanno pagato le conseguenze più gravi della guerra scatenata dal fascismo, che fu intollerante e crudele nei confronti delle minoranze slovene e croate, ma la dittatura comunista jugoslava colpì chi non aveva nulla da spartire col regime, addirittura partigiani antifascisti che aspiravano ad un futuro di democrazia». Ora è il momento di costruire ponti, afferma, come ha fatto l'Europa, perché si deve continuare a lavorare per «la pace, lo sviluppo e la prosperità dei nostri popoli, amici e fratelli». 

«Una vicenda che ha toccato anche molte famiglie veronesi»

Una cerimonia solenne nella Sala dei Corazzieri alla presenza di Ministri e autorità alla quale ha partecipato anche il sindaco di Verona Damiano Tommasi, su invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per ricordare la triste pagina della storia del Novecento con i massacri delle foibe e l’esodo della popolazione Giuliano-Dalmata.

«Questa vicenda ha toccato da vicino la nostra comunità – ha dichiarato Tommasi - ed essere qui oggi è sicuramente una grande emozione. Molte sono le famiglie di Verona che hanno vissuto, direttamente o indirettamente, questa triste vicenda, dimostrando grande spirito di accoglienza». Oratore ufficiale della cerimonia è stato il veronese Davide Rossi, docente di Storia del diritto medievale e moderno dell’Università di Trieste.

Alla ricorrenza è intervenuto anche Marco D’Agostino, un altro veronese, presidente del Comitato provinciale e Consigliere Nazionale di Verona dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Il Giorno del Ricordo è nato nel 2004, scelto come data per mantenere vivo nella memoria degli italiani i trattati di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947. L.B.

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