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Il femminicidio

I funerali di Giulia Cecchettin. L'ex fidanzato Filippo Turetta in carcere a Montorio

A Padova l'ultimo saluto alla giovane vittima dell'efferato femminicidio
I funerali di Giulia Cecchettin
I funerali di Giulia Cecchettin
I funerali di Giulia Cecchettin

5 dicembre 

L'uscita del feretro

L'uscita del feretro (Ferro)

Il feretro bianco di Giulia Cecchettin, con le rose dello stesso colore posate sopra, è uscito dalla basilica di Santa Giustina di Padova alle ore 12.15, accompagnato dai familiari, con un fiocco rosso contro la violenza di genere appuntato sul cappotto, dai sacerdoti e dalle autorità. Fuori, l'applauso degli oltre 8 mila presenti, che hanno affollato il sagrato e Prato dalla Valle per portarle l'ultimo saluto, seguendo il funerale dai due maxi schermi. Grande la commozione delle persone che non hanno trattenuto lacrime dopo il discorso finale del padre Gino Cecchettin. Campanelli agitati e urla per 'fare rumore'.

L'applauso sempre più forte, le grida, i campanelli e le chiavi scosse verso il cielo hanno commosso Gino Cecchettin che si è stretto in un abbraccio con i figli Elena e Davide, altrettanto commossi davanti alla manifestazione d'affetto che le persone accorse da tutta Italia. 

 

Il discorso del papà di Giulia

Il discorso del papà di Giulia (Ferro)

"Cara Giulia è il momento di lasciarti andare, salutaci la mamma. Impareremo a danzare sotto la pioggia. Grazie per questi 22 anni". Così Gino Cecchettin durante il suo messaggio durante i funerali della figlia. "Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme contro la violenza, che la sua morte sia la spinta per cambiare".

Questo l'auspicio di Gino Cecchettin durante il suo messaggio ai funerali della figlia Giulia vittima di femminicidio. "Mia figlia Giulia era proprio come l'avete conosciuta, una giovane donna strapordinaria, allegra e vivace, mai sazia di imparare. Ha abbracciato la responsabilità della gestione familiare dopo la prematura perdita della sua amata mamma.", ha aggiunto.

"Io ti amo tanto, e anche Elena e Davide di adorano, Io non so pregare, ma so sperare. Voglio sperare insieme a te a alla mamma, e a tutti voi qui presenti, che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite, e un giorno possa germogliare, e produca il suo frutto di amore, di perdono, e di pace. Addio Giulia, amore mio"". 

I funerali di Giulia Cecchettin - LA DIRETTA

L'omelia

"Il sorriso di Giulia mancherà al papà Gino, alla sorella Elena e al fratello Davide e a tutta la sua famiglia; mancherà agli amici ma anche a tutti noi perché il suo viso ci è divenuto caro". Lo ha detto il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, nell'omelia dei funerali di Giulia Cecchettin che si celebrano nella Basilica di Santa Giustina a Padova. "Custodiamo però la sua voglia di vivere, le sue progettualità, le sue passioni. Le accogliamo in noi come quel germoglio di cui parla il profeta. Perché desideriamo insieme attendere la fioritura del mondo nel quale finalmente anche i nostri occhi saranno beati", ha sottolineato il vescovo.

"Non avremmo voluto vedere quello che i nostri occhi hanno visto né avremmo voluto ascoltare quello che abbiamo appreso nella tarda mattinata di sabato 18 novembre. Per sette lunghi giorni abbiamo atteso, desiderato e sperato di vedere e sentire cose diverse. Ed invece ora siamo qui, in molti, con gli occhi, anche quelli del cuore, pieni di lacrime e con gli orecchi bisognosi di essere dischiusi ad un ascolto nuovo" ha detto ancora il vescovo di Padova, affermando che servono ora "parole e gesti di sapienza che ci aiutino a non restare intrappolati dall'immane tragedia che si è consumata, per ritrovare anche solo un piccolo spiraglio di luce".

Dal dolore ora è necessario costruire però un sentimento positivo: "La conclusione di questa storia lascia in noi amarezza, tristezza, a tratti anche rabbia ma quanto abbiamo vissuto ha reso evidente anche il desiderio di trasformare il dolore in impegno per l'edificazione di una società e un mondo migliori, che abbiano al centro il rispetto della persona (donna o uomo che sia) e la salvaguardia dei diritti fondamentali di ciascuno, specie quello alla libera e responsabile definizione del proprio progetto di vita", ha detto Cipolla sottolineando che "questo impegno è indispensabile non solo per garantire qualità di vita al singolo individuo ma anche per realizzare quei contesti sociali e quelle reti in cui le persone siano valorizzate in quanto soggetti in grado di dare un contributo originale e creativo".

Nel giorno del dolore per i funerali di Giulia Cecchettin, il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, rivolge un pensiero anche a Filippo Turetta, in carcere con l'accusa di avere ucciso la sua ex fidanzata. "Chiediamo la pace del cuore anche per Filippo e la sua famiglia", ha detto il vescovo nell'omelia. "Il nostro cuore cerca tenerezza, comprensione, affetto, amore. La pace del cuore è pace con se stessi, con il proprio corpo, con la propria psiche, con i propri sentimenti soprattutto quelli che riguardano il senso delle azioni che compiamo e il senso della vita", ha sottolineato il vescovo aggiungendo che "il nostro cuore è il luogo dove il Vangelo e la Pasqua di Gesù di Nazareth bussano con delicatezza pronti a dispiegare la loro forza umanizzante".

L'appello ai giovani: «Forse voi potete osare di più»

La folla segue la funzione in Prato della valle (Ferro)

Occorre cambiare la cultura che porta a compiere atti di abuso e sopraffazione, ha detto ancora monsignor Claudio Cipolla. "Insegnaci, Signore, la pace tra generi, tra maschio e femmina, tra uomo e donna. Vogliamo imparare l'amore e vivere nel rispetto reciproco, cercando anzi il bene dell'altro nel dono di noi stessi. Non possiamo più consentire atti di sopraffazione e di abuso; per questo abbiamo bisogno di concorrere per riuscire a trasformare quella cultura che li rende possibili", è l'appello del vescovo risuonato nella basilica di Santa Giustina. Poi si è rivolto ai giovani: "Forse voi giovani potete osare di più rispetto al passato: avete a disposizione le università e gli studi, avete possibilità di incontri e confronti a livello internazionale, avete più opportunità e benessere rispetto a 50 anni fa. Nella libertà potete amare meglio e di più: questa è la vostra vocazione e questa può e deve diventare la vostra felicità!"

"Nella libertà potete amare meglio e di più: questa è la vostra vocazione e questa può e deve diventare la vostra felicità!". Lo ha detto, rivolto ai giovani, mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova, ai funerali di Giulia Cecchettin. "L'amore non è un generico sentimento buonista, quindi. Non si sottrae alla verità, non sfugge la fatica di conoscere ed educare se stessi. E' empatia che genera solidarietà, accordo di anime e corpi nutrito di idealità comuni, compassione che nell'ascolto dell'altro trova la via per spezzare l'autoreferenzialità e il narcisismo", ha aggiunto il vescovo.

Le strette di mano e gli abbracci

E' stata Giulia Zecchin, 22 anni, migliore amica di Giulia Cecchettin, a leggere la prima lettura durante il funerale per la giovane uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta. La famiglia ha voluto che venisse data lettura di un passo dal libro del profeta Isaia. "Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto - recita l'incipit - germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore".

Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, è rimasta sempre stretta a padre, Gino, sottobraccio, durante la prima parte della messa dei funerali. La si è potuta vedere con il capo appoggiato alla spalla del papà, gli occhi socchiusi. A fianco di Gino Cecchettin l'altro figlio, Davide, 17enne, il volto tirato, lo sguardo fisso sull'altare.

Una stretta di mano ed un abbraccio tra il ministro Carlo Nordio e Gino Cecchettin durante lo scambio del segno di pace, ai funerali id Giulia. Il padre della giovane vittima ha poi ricevuto l'abbraccio di altri rappresentanti delle istituzioni, tra cui il presidente del Veneto Luca Zaia, e il sindaco di Padova, Sergio Giordani, oltre ad altre personalità della politica, e amici della famiglia. Nordio ha salutato anche i fratelli di Giulia.

L'arrivo del feretro

È arrivata poco alla Basilica di Santa Giustina a Padova il feretro di Giulia Cecchettin, una bara bianca, coperta di rose bianche, che è stata accolta dall'applauso sommesso delle migliaia di persone presenti sul sagrato. Dentro la chiesa si trovano già oltre 1.200 persone per l'ultimo saluto alla studentessa, e per stringersi al papà Gino Cecchettin, ai fratelli Elena e Davide, alla nonna e agli zii di Giulia.

 

Arrivo del feretro di Giulia (Ferro)

Presente il ministro della Giustizia Carlo Nordio giunto all'Abbazia di Santa Giustina, a Padova, in rappresentanza del governo. Assieme a Nordio sono presenti numerosi parlamentari tra cui Antonio de Poli, Laura Boldrini, Alessandro Zan, Andrea Martella. Per le autorità locali, il presidente del Veneto Luca Zaia, quello del Consiglio regionale Roberto Ciambetti, il sindaco di Padova Sergio Giordani, molti sindaci con il presidente regionale Anci, Mario Conte, la rettrice dell'università Daniela Mapelli.

La chiesa si è riempita nei posti a sedere, e anche il sagrato ha visto l'arrivo di persone che vogliono assistere alla funzione dall'esterno.

Prato della valle gremito di giovani e studenti

Prato dalla Valle e il sagrato della basilica di Santa Giustina a Padova si sono riempiti con più di 8 mila persone venute da tutta la Regione per dare l'ultimo saluto a Giulia Cecchettin, uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta.

Tantissimi i giovani e giovanissimi presenti, molti con gli occhi rossi, altri stretti l'uno all'altro. Diverse anche le scolaresche, tra cui una classe dell'istituto agrario Trentin di Lonigo (Vicenza). "Siamo qui per esprimere la nostra vicinanza alla famiglia di Giulia, ne abbiamo parlato a scuola, è un caso che ci ha scossi", commenta Nicola, rappresentante d'istituto. "La morte di Giulia è stato un evento spartiacque che ha portato ad un aumento del senso di responsabilità collettiva" dichiara Emma Ruzzon, Udu Padova, sottolineando come la morte di Giulia abbia scosso e mosso la comunità studentesca. "Se siamo riusciti a portare in tv i temi del patriarcato e della cultura dello stupro, vuol dire che qualcosa si è mosso. E il risultato si è visto: le richieste di aiuto ai centri antiviolenza sono aumentate" conclude. Composto da giovani anche il coro diocesano che ha accompagnato l'omelia.

 

Ore 9.30

Ci sono già diverse persone in Prato della Valle a Padova in attesa al varco d'accesso alla chiesa di Santa Giustina, dove alle 11 verranno celebrati i funerali di Giulia Cecchettin. La giornata è grigia e fredda, ma a due ore dall'inizio della cerimonia funebre in tanti stanno arrivando nella piazza monumentale sulla quale affaccia la Basilica, che ha una capacità di 1.200 posti a sedere.

Persone in coda a Santa Giustina per assistere ai funerali di Giulia
Persone in coda a Santa Giustina per assistere ai funerali di Giulia

Per tutti gli altri - si attendono migliaia di persone - sarà possibile seguire le esequie dai due maxischermi posti all'esterno della Basilica. In occasione delle esequie bandiere a mezz'asta e lezioni sospese all'Università di Padova, di cui Giulia era una studentessa.

Sono state posate all'interno della basilica di Santa Giustina a Padova le corone funebri del presidente della Repubblica, della presidente del Consiglio dei Ministri e dei presidenti di Camera e Senato. Gli omaggi floreali sono stati posti sotto il presbiterio della grande chiesa. 

 

Comincia l’affluesso a Santa Giustina per i funerali di Giulia (Ferro),

 

***

L'attenzione adesso è tutta su Padova, dove nella Basilica di Santa Giustina oggi è in programma l'ultimo saluto a Giulia Cecchettin: sono attese diecimila persone e i varchi per accedere alla chiesa sono aperti dalla 9, ma i molti che non potranno entrare potranno contare sui maxischermi allestiti in in Prato della Valle e sulle dirette tv.

"Ci sono i funerali di Giulia" è l'annuncio che in queste ore passa di bocca in bocca, rimbalza sui social e sui siti. Famiglie, gruppi di amiche, genitori con i figli, studenti, chi addirittura ha chiesto il permesso al lavoro: sono tantissimi coloro che vogliono dare l'addio, lanciare un fiore alla ragazza di Vigonovo uccisa dall'ex fidanzato, Filippo Turetta. Che oggi, in teoria, potrebbe essere tra le migliaia di persone che assisteranno ai funerali di Giulia attraverso le dirette televisive.

La basilica di Santa Giustina a Padova con i maxischermi allestiti
La basilica di Santa Giustina a Padova con i maxischermi allestiti

Rinchiuso dal 25 novembre nel carcere di Montorio, Turetta gode degli stessi diritti di tutti gli altri detenuti e dunque può leggere e guardare la tv. E' in cella con un altro detenuto, un uomo tra i 50 e 60 anni, che già in precedenza a Montorio si era segnalato per essersi preso cura dei reclusi più in difficoltà, dei 'primari' come vengono definiti nel gergo della reclusione quelli che arrivano per la prima volta in una cella. Una sorta di supervisore che, su richiesta della direzione di Montorio, ha accettato di stare in cella con Filippo, per seguirlo ed evitare gesti estremi da parte del giovane.

"E' un detenuto come tutti gli altri altri. Ora sta prendendo le 'misure' di questa realtà, scioccante per chi vi entra la prima volta", riferiscono fonti qualificate. Ma la piazza di Padova oggi non avrà occhi che per Giulia. La sua gigantografia, rimasta esposta in queste settimane davanti al municipio di Vigonovo, è stata portata nella Basilica, che è tra l'altro il più antico luogo di culto della città e una delle più grandi della cristianità: ritrae la giovane con un vestito rosso, sorridente, in altalena. C'è attesa soprattutto per le parole che pronuncerà papà Gino, che si è prearato un discorso scritto, per non cedere all'emozione mentre dirà addio alla figlia. "Abbiamo scelto una chiesa grande - ha detto domenica l'uomo - affinché arrivi un messaggio di grande partecipazione, lo abbiamo voluto così perché arrivi questo messaggio".

In Veneto lutto regionale

Intanto oggi, in occasione dei funerali, il governatore del Veneto ha proclamato il lutto regionale.

 

 

Questa mattina, giorno dei funerali di Giulia Cecchettin, sono state poste a mezz’asta le bandiere delle sedi della Regione Veneto, in ossequio alla giornata di lutto regionale, decretata dal Presidente Luca Zaia, in coordinamento con le Prefetture del Veneto. Per tutta la notte Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, è stato anche illuminato di rosso.

 

Ci saranno anche i volontari veronesi di Penelope

Tra le persone vicine alla famiglia di Giulia Cecchettin che, oggi, avranno il pass per entrare nella Basilica di Santa Giustina a Padova, anche 20 volontari e volontarie di Penelope, associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse. È a questa realtà, infatti, della cui sezione veneta è presidente la veronese Daniela Ferrari, che si è rivolta la zia di Giulia all'indomani dalla scomparsa della studentessa.

L'equipe di Penelope è sempre stata accanto alla sorella e al padre di Giulia, fino al tragico ritrovamento. Due volontari al giorno si sono turnati per supportare la famiglia dal punto di vista psicologico e sono sempre di Penelope i legali a cui è stato affidato il caso di femminicidio che ha scosso gli animi e creato mobilitazioni in tutta Italia. (Chiara Bazzanella)

 

4 dicembre

Nel carcere di Verona Filippo Turetta gode dei diritti riconosciuti a tutti i reclusi, e può quindi guardare anche la tv. Se domani lo vorrà, nulla vieta che possa assistere alle dirette televisive che trasmetteranno i funerali di Giulia, a Padova: «È un detenuto come gli altri, e si rende conto di quello che ha fatto, sta prendendo le misure con la realtà del carcere, che la prima volta è uno shock». Il 22enne è in cella con un detenuto di 50-60 anni, un "angelo custode", che in accordo con la direzione ha accettato di "seguirlo".

Domani a Padova, nella Basilica di Santa Giustina vi sarà l'ultimo saluto a Giulia Cecchettin: sono attese diecimila persone e i varchi per accedere alla chiesa saranno aperti dalle 9, ma i molti che non potranno entrare potranno contare sui maxischermi allestiti in in Prato della Valle e sulle dirette tv.

Le vie del centro attorno a Santa Giustina e Prato della Valle saranno blindate, chiuse al traffico e off limits per ogni attività commerciale. Il governatore Luca Zaia ha proclamato il lutto regionale.

 

3 dicembre

I genitori di Filippo Turetta sono usciti dal carcere di Montorio alle 13.20, dopo un’ora di colloquio con il figlio. Era la prima volta che si incontravano dopo quel tragico 11 novembre. I genitori sono arrivati a Verona a bordo di una Polo bianca e hanno parcheggiato all’interno del carcere. All’uscita sono sfilati senza rilasciare dichiarazioni.

Intanto il padre di Giulia ha detti riguardo all'esequie della figlia per la cui uccisione è accusato l'ex fidanzato Turetta: «Il funerale sia messaggio di partecipazione».

 "Abbiamo scelto una chiesa grande affinché arrivi un messaggio di grande partecipazione, lo abbiamo voluto così perché arrivi questo messaggio". Con poche parole, dal tono dolce, Gino Cecchettin ha parlato così, davanti a casa a Vigonovo, del funerale della figlia Giulia, uccisa da Filippo Turetta.

Esequie che si terranno martedì nella basilica di Santa Giustina a Padova. "Sto preparando un messaggio scritto che leggerò quel giorno - ha aggiunto -. Non sono bravo con le parole, chiedetemi semmai di elettronica ... ma sto cercando di dire le cose al meglio".

 

2 dicembre

L'ultimo saluto a Giulia Cecchettn verrà dato martedì 5 dicembre, alle 11, con la cerimonia funebre prevista nella Basilica di Santa Giustina a Padova. Lo si legge nelle epigrafi già affisse stamane a Vigonovo, il paese di Giulia.

Il nulla osta della Procura al rilascio della sala alla famiglia, dopo l'autopsia di ieri, è atteso in queste ore. Santa Giustina è una chiesa capace di ospitare migliaia di persone, affacciata su Prato della Valle, una piazza vastissima che permettere a molti di seguire la cerimonia, su maxi schermi, anche all'esterno della basilica.

«Per l’intera giornata, in tutto il Veneto sarà lutto regionale: un impegno da me assunto all’indomani del ritrovamento del corpo di Giulia, a Barcis, per onorare la memoria di questa giovane vittima di una violenza inaudita», l'annuncio del governatore del Veneto Luca Zaia. «Chiedo a tutte le istituzioni di esporre la bandiera a mezz’asta, e ai negozianti di osservare un momento di chiusura durante le esequie».

Turetta confessa: "la volevo per me, omicidio terribile"

 

L'autopsia durata 14 ore

L'esame, iniziato venerdì alle 9.30, è terminato alle 23.40. Lo si apprende da fonti qualificate. Una durata, si spiega, dovuta alla complessità e al gran numero di accertamenti tramite i quali i periti hanno risposto ai quesiti della Procura. Le cause della morte di Gulia - viene sottolineato dalle fonti - vanno riferite in ogni caso alla lesività delle coltellate ricevute dalla giovane, non tanto al numero dei fendenti o ai traumi, come quello cranico, riportato da Giulia cadendo a terra nella zona industriale di Fossò, nella parte finale dell'aggressione da parte di Turetta.

[[(article) Uccisa con 20 coltellate: Giulia è morta dissanguata ]]

Sul corpo di Giulia l'esame non avrebbe rivelato tracce evidenti, né sulla bocca né sulle mani, di legature con lo scotch. Un pezzo di nastro adesivo - che Filippo aveva acquistato on line prima dell'omicidio - era stato rinvenuto, con tracce di capelli, nella zona della seconda aggressione compiuta da Turetta sull'ex fidanzata nella zona industriale di Fossò, sabato 11 novembre.

Quanto agli altri traumi vi sarebbe conferma di una frattura cranica sulla vittima, dovuta alla caduta a terra di Giulia, sempre a Fossò, causata dalla furia dell'indagato. Questa ferita però non sarebbe stata da sola determinante nel decesso, avvenuto per dissanguamento.

Turetta al pm: "La volevo per me, omicidio terribile"

"L'amavo, la volevo per me, non accettavo che fosse finita". E' questo il senso delle parole che avrebbe detto al pm Filippo Turetta nel corso dell'interrogatorio di ieri durato nove ore. Il 21enne, come già fatto nelle dichiarazioni al gip, avrebbe affermato di voler "pagare e scontare la pena per le mie responsabilità di un omicidio terribile".

 

***

Silenzi, lunghe pause ma anche, soprattutto, risposte. Un interrogatorio fiume. Filippo Turetta, ieri nel carcere di Montorio, è rimasto per circa nove ore davanti al pm Andrea Petroni dando una propria versione dei fatti. A differenza di martedì scorso, infatti, il ventunenne accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, ha scelto di parlare.

Qualche giorno fa, accompagnato - così come ieri - dal suo legale Giovanni Caruso, lo studente padovano aveva rilasciato solo una dichiarazione spontanea, senza risponde alle domande del giudice per le indagini preliminari, Benedetta Vitolo, e il pubblico ministero. Dichiarazione con cui, di fatto, aveva confermato quanto già detto alla polizia tedesca a seguito del suo arresto avvenuto dopo una fuga di una settimana. E cioè di aver ucciso la ragazza.

Ma nel racconto fornito ieri da Turetta ci sono pure alcune incongruenze verificate con domande precise, a fronte di parecchi «non ricordo». E quel «mi è scattato qualcosa in testa» per spiegare l'orrore dello scorso 11 novembre.

La giornata

Ieri mattina l’avvocato di Turetta è arrivato a Montorio intorno alle 10,30, mezz’ora prima rispetto all’inizio dell’interrogatorio previsto per le 11. Già in mattinata il legale Caruso aveva annunciato che uscito dal carcere non avrebbe parlato ai cronisti. «Non parlerò ora né dopo l'interrogatorio», le uniche parole dell’avvocato. E così è stato.

L’interrogatorio si è dunque protratto per nove ore. All’uscita, intorno alle 19.55, il legale e il pm hanno imboccato l’uscita della casa circondariale e come anticipato ore prima nessuno ha rilasciato dichiarazioni. Sia il pubblico ministero che il legale sono sfilati via trincerati, entrambi, nelle rispettive auto scortate dalla polizia penitenziaria.

Davanti al piazzale del carcere come accade da giorni tanti giornalisti. Continui collegamenti televisivi in diretta, cronisti e fotografi in attesa per tutta la giornata.

I nodi da sciogliere

Ad ottanta chilometri di distanza si sono svolti, praticamente negli stessi istanti, l’interrogatorio di Turetta e l’autopsia - che probabilmente proseguirà, per ulteriori accertamenti, anche nella giornata di oggi - sul corpo di Cecchettin. Sono ancora diversi i nodi da sciogliere sulla vicenda.

Due, però, i punti principali. Punti interrogativi a cui il lunghissimo interrogatorio, e gli esiti dell’autopsia, dovranno dare delle risposte. Il primo riguarda la premeditazione e cioè se Turetta abbia escogitato, pensato, e poi messo in atto un piano preciso per uccidere l’ex fidanzata. Su questo primo aspetto pesano molto alcuni indizi: i due coltelli da cucina rivenuti, il primo da dodici centimetri ritrovato nell’auto in Germania, l’altro da ventuno trovato spezzato nel parcheggio di Vigonovo. Così come il nastro adesivo acquistato online pochi giorni prima dell’omicidio e che il ragazzo avrebbe usato per chiudere la bocca e legare le mani alla giovane. Oltre alle tracce di sangue. Elementi che verranno esaminati dai Ris di Parma.

Il secondo nodo è quello della crudeltà, ulteriore aggravante per Turetta. Aggravanti che andrebbero quindi ad aggiungersi alle accuse di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata e sequestro di persona, oltre all'occultamento di cadavere.

Cambio di strategia

Già dalla tarda mattinata, ieri, si era intuito come Turetta avesse cambiato strategia. L’avvocato Caruso, infatti, martedì aveva avuto poco tempo per studiare il caso. Forse anche questo potrebbe essere stato il motivo alla base della scelta di quel silenzio. L’interrogatorio di garanzia di martedì scorso, infatti, era durato appena 34 minuti. Giusto il tempo di adempiere alle formalità burocratiche e poco altro perché la decisione del ventunenne era stata quella di non rispondere a nulla.

Ieri, invece, col passare delle ore si era capito che le intenzioni di Turetta fossero completamente diverse. Nelle nove ore Turetta ha fatto lunghe pause, silenzi. Ha pure pianto, così com’era successo davanti al gip al termine del breve colloquio. (Nicolò Vincenzi)

 

1 dicembre 

In carcere a Verona, alla presenza dell'avvocato Giovanni Caruso, si è svolto l'interrogatorio di Filippo Turetta, arrestato per l'omicidio di Giulia Cecchettin, davanti al pm di Venezia Andrea Petroni.

Il 21enne ha deciso di parlare e rispondere alle domande, mentre davanti al gip tre giorni fa aveva rilasciato solo dichiarazioni spontanee. L'interrogatorio è durato oltre nove ore, al momento non si hanno dettagli su quanto riferito al giudice da Turetta.

Uscita pm e avvocato dopo l'interrogatorio di Filippo Turetta (video Vincenzi)

Oggi si è anche svolta l'autopsia sul corpo di Giulia Ceccchettin, la 22enne di Vigonovo uccisa dall'ex fidanzato. L'esame si è svolto nell'istituto universitario di Medicina legale a Padova. La Procura ha incaricato il professore Guido Viel. Al momento non è noto l'esito.

Dall'autopsia i magistrati si attendono, tra le altre, risposte in ordine all'ora e alle cause della morte, anche per capire se Giulia fosse già morta quel sabato notte quando Turetta da Fossò, luogo dell'aggressione, cominciò sua fuga in auto. All'esame prendono parte, per i Cecchettin i consulenti Stefano D'Errico e Stefano Vanin, per Turetta la dottoressa Monica Cucci.

 

***

In carcere non ci sono detenuti di serie A e B. Quando però ne arriva uno che «muove» giornali e televisioni come Filippo Turetta, succede che i compagni di carcere malsopportino tanta attenzione. E che si lamentino per quelli che ritengono «privilegi speciali» concessi dai magistrati, come l’autorizzazione rilasciata dal pm ad incontrare i suoi genitori «quando lo vorranno» o i libri fattigli arrivare in infermeria dal cappellano.

La polemica

Questo almeno quanto ha denunciato «Sbarre di zucchero» l’associazione di Verona che ha raccolto le lamentele dei familiari dei reclusi a Montorio. «In un momento in cui la struttura è sovraffollata e in sofferenza di organico», conferma la vice presidente della onlus Micaela Tosato, «è plausibile che chi è ad alto rischio di comportamenti autolesionistici come Filippo, sia più attenzionato rispetto agli altri dal personale. Ha bisogno di essere sorvegliato a vista dagli agenti. E poi il fatto che fuori dai cancelli da giorni stazionino decine di giornalisti», rimarca la volontaria, «anche questo è motivo di fastidio per chi sta dentro, perchè crea intralcio alle visite degli avvocati, ad esempio. Dentro al carcere gli equilibri sono delicati e precari, tutto è amplificato e diventa motivo di tensione».

Dal canto suo la direttrice della struttura, Francesca Gioieni, prende le distanze dalle critiche: «Applichiamo per tutti i carcerati, vecchi e nuovi, le procedure previste dall’amministrazione penitenziaria, fatte di attenzione e cautela soprattutto per la prevenzione dei suicidi. Al momento abbiamo una trentina di carcerati nelle stesse condizioni (di Turetta, ndr) e per ciascuno gli strumenti e le norme sono uguali. Non commento le dichiarazioni di chi parla di cose che non conosce».

Interviene il sottosegretario

La querelle, intanto, da Verona è arrivata fino a Roma. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, interpellato sulle condizioni di detenzione di Filippo, ha dichiarato senza giri di parole il suo disappunto: «Mi ferisce in termini di giustizia sociale che esistano detenuti “vip“ di cui si discute e altri che cadono in una zona d'ombra. Taluni diritti, che poi sono funzionali anche al trattamento del carcerato in una cornice di sicurezza, debbono essere uguali per tutti».

Nuovo interrogatorio

Turetta, reo confesso dell’omicidio volontario aggravato dell’ex fidanzata Giulia, oggi a Montorio sarà interrogato dal pm Andrea Petroni. Stavolta potrebbe parlare, diversamente da quanto fatto davanti al gip martedì mattina. Ci si aspetta che il ventiduenne collabori raccontando quanto accaduto la sera dell’11 novembre e nei successivi sette giorni di fuga, fino all’arresto in Germania.

Uno dei punti chiave del colloquio sarà la presunta premeditazione del delitto: tra i molti indizi quei dei coltelli che avrebbe portato con sé, ma anche lo scotch comprato online. Intanto, gli investigatori sono pronti ad andare a prendere l'auto rimasta ad Halle con i reperti sequestrati al suo interno, compresi i cellulari dei due ex fidanzati. Nell'inchiesta sono state ascoltate anche alcune amiche della giovane per ricostruire gli atteggiamenti possessivi di Filippo anche dopo che la relazione era terminata. Infine, saranno effettuati appena possibile accertamenti irripetibili, come quelli sulle tracce di sangue nella macchina e sui coltelli, tutti affidati al Ris di Parma.

L’autopsia

Sempre oggi a Padova sarà eseguita l'autopsia sul cadavere di Giulia affidata dal pm al medico legale Guido Viel. Anche la difesa di Turetta e il legale della famiglia Cecchettin hanno nominato propri consulenti di parte.

Dall’esame sono attese risposte fondamentali per le indagini sul numero di ferite (una ventina le coltellate, secondo la prima ispezione esterna) e su quale lama sia stata usata, se quella da 12 centimetri recuperata nell'auto in Germania o quella da 21 trovata spezzata nel parcheggio a Vigonovo. O entrambe. Bisognerà accertare, inoltre, se siano presenti ferite di altra natura provocate da calci e pugni e se Filippo abbia infierito su Giulia quando era ancora viva. Ciò potrebbe portare la Procura a contestare anche l'aggravante della crudeltà. (Camilla Ferro)

 

30 novembre

Filippo Turetta, in carcere per l'omicidio di Giulia Cecchettin, sarà interrogato domani, 1 dicembre, dal pm Andrea Petroni. Il giovane potrebbe decidere stavolta di parlare davanti agli inquirenti mentre era rimasto in silenzio in occasione dell'interrogatorio di garanzia con il Gip.

Intervista cappellano del carcere (Ferro)

L'interrogatorio è stato disposto e fissato per domattina in carcere a Verona dalla Procura di Venezia e bisognerà vedere, a questo punto, se Turetta parlerà e collaborerà, per ricostruire l'omicidio da lui commesso e la fuga, con gli inquirenti, oppure se deciderà di nuovo di avvalersi della facoltà di non rispondere dopo tre giorni. Anche se, da quanto si è saputo, dopo le dichiarazioni spontanee davanti al gip e dopo interlocuzioni pm-difesa di queste ore, pare probabile che il 21enne risponderà alle domande del pm nell'inchiesta condotta dai carabinieri.

L'autopsia sul corpo di Giulia

Nel frattempo, domani mattina si terrà anche l'autopsia. Ad ogni modo, i due passi dell'indagine possono svolgersi pure contestualmente e nelle stesse ore, anche perché non c'è necessità, da quanto si è saputo, di avere già tutti gli esiti degli esami autoptici per portare avanti questo primo interrogatorio investigativo, basato sul materiale e sulle prove raccolte finora.

Tra l'altro, uno dei punti dell'interrogatorio sarà la presunta premeditazione del delitto. Tra i molti indizi quei dei coltelli che il ragazzo avrebbe portato con sé, ma anche lo scotch comprato on line. Nelle dichiarazioni al giudice il giovane aveva detto che stava cercando di ricostruire "nella memoria" cosa gli era "scattato" in testa quella sera.

Intanto, gli investigatori sono pronti ad andare a prendere nei prossimi giorni l'auto di Turetta con i reperti sequestrati all'interno. Nell'inchiesta sono state ascoltate anche alcune amiche della giovane per ricostruire il rapporto tra Giulia e Turetta e gli atteggiamenti possessivi di lui anche quando la relazione era terminata. E saranno effettuati, infine, nelle prossime settimane alcuni accertamenti irripetibili, come quelli sulle tracce di sangue e sulla macchina e sui coltelli, tutti affidati al Ris di Parm

 

L'audio di Filippo a Giulia  

«Devi stare con me, non con le tue amiche». Così, anche dopo la fine della loro relazione quando lei aveva deciso di lasciarlo, Filippo Turetta avrebbe manifestato, con sempre più "insistenza" nell'ultimo periodo, la sua ossessiva volontà di "possesso" nei confronti di Giulia Cecchettin. Lei che era ad un passo dal laurearsi, che aveva il desiderio di diventare illustratrice di libri per bambini e che provava a stargli vicino perché lui le diceva che pensava "solo ad ammazzarsi", con una sorta di ricatto psicologico.

Nelle ultime settimane, prima che lei l'11 novembre venisse uccisa da Turetta, tra l'altro, alcuni atteggiamenti e comportamenti dell'ex fidanzato ed episodi specifici avevano portato la 22enne ad avere sempre più "ansia" e "paura" che le potesse accadere qualcosa. Un quadro inquietante, se rianalizzato adesso, e che anche il padre Gino aveva tracciato nella denuncia di scomparsa, rubricata come allontanamento volontario, quella domenica mattina, basandosi sui racconti della sorella Elena e spiegando che quel ragazzo da "tranquillo ma un po' introverso" era diventato "insistente e possessivo".

Ora dai messaggi e dagli audio che i legali della famiglia della studentessa, gli avvocati Stefano Tigani e Nicodemo Gentile, stanno raccogliendo - nell'ambito di autonomi accertamenti per aiutare le indagini della Procura di Venezia - risulta che Giulia era sempre più spaventata e che Turetta le avrebbe rinfacciato di passare troppo tempo con la famiglia invece che con lui e di trascurarlo a favore delle amiche, di cui era "geloso".

Risposte su questi aspetti potrebbero arrivare anche dalle analisi sui due telefoni che sarebbero stati trovati nell'auto: quello di Filippo ma anche quello di Giulia. Intanto, in ambienti giudiziari viene chiarito che sarà difficile per il 21enne, almeno in questa fase del procedimento, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare un'eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Al momento, la difesa non ha presentato istanza, anche perché è improbabile che sia accolta.

Sul suo caso agli atti non ci sono diagnosi pregresse di problemi mentali, né evidenze specifiche nelle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche dell'equipe del carcere di Verona. La difesa semmai dovrà concentrarsi su una propria consulenza, affidata ad esperti, per raccogliere materiale utile per arrivare ad una richiesta e ad un ipotetico via libera alla perizia più avanti nell'inchiesta, se non direttamente nel processo. La carta difensiva del vizio di mente, comunque, resta un tema del procedimento.

I funerali di Giulia

Quando ormai sono emersi quasi tutti i dettagli dell'omicidio di Giulia Cecchettin per mano di Filippo Turetta, a quasi venti giorni dal delitto, e mancano soltanto gli accertamenti tecnici per precisare il quadro indiziario, resta il dolore di due famiglie, chiamate a fare i conti con quel che resta di questa tragedia. Per i funerali di Giulia toccherà al padre, Gino, decidere la data, quasi sicuramente in un giorno della prossima settimana. Non sarà certo sabato prossimo, perché si tratta di una data troppo a ridosso dello svolgimento dell'autopsia sul corpo della 22enne vittima, già programmato per venerdì primo dicembre all'Istituto di medicina legale di Padova. Dopo il nulla osta della magistratura per la tumulazione, è certo soltanto che le esequie verranno celebrate nella basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova.

 

29 novembre

L'avvocato di Turetta esce dal carcere di Montorio e non parla (video Ferro)

Hanno rinunciato ad incontrare il figlio in carcere, come invece era previsto, i genitori di Filippo Turetta, attesi alla casa circondariale di Montorio a Verona.

Secondo quanto si è appreso i due, Nicola Turetta ed Elisabetta Martini, dopo aver ottenuto il permesso dal pm, non hanno infatti seguito l'avvocato Giovanni Caruso per il colloquio.

Il legale è tornato in giornata a Verona per un nuovo incontro con Turetta.

Arrivo dell'avvocato di Filippo Turetta a Montorio (video Ferro)

***

«Bisogna far scendere il silenzio, rispettare le persone coinvolte in questa tragedia». Sono le parole del cappellano del carcere di Verona, Paolo Crivelli, che ha incontrato Filippo Turetta. Alle domande dei giornalisti non ha voluto rispondere: «Non dico niente delle persone che incontro, altrimenti nessun detenuto parlerà più con me», ha detto. E ribadisce il suo appello. «Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso, serenamente, senza pressione mediatica».

 

28 novembre

L'avvocato Giovanni Caruso, legale di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, è arrivato intorno alle 9.30 nel carcere di Verona per l'interrogatorio del 21enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo. Il difensore ieri ha chiarito che non presenterà istanza di domiciliari.

Interrogatorio Turetta, l'arrivo di avvocato, pm e gip (Vincenzi)

Dopo di lui sono entrati nell'istituto penitenziario anche la giudice e il pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo.

Giornalisti a Montorio (Marchiori)

Alle 10 è iniziato l'interrogatorio di garanzia di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre a Vigonovo (Venezia). Il 21enne si è presentato davanti al gip Benedetta Vitolo, alla presenza anche del pm di Venezia Andrea Petroni e del suo legale, l'avvocato Giovanni Caruso. Deve rispondere, stando all'ordinanza cautelare, di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata e di sequestro di persona.

L'interrogatorio si è concluso intorno alle 10.30. Poco dopo quell'ora le auto con a bordo la gip e il pm hanno lasciato il carcere.

Da quanto si è saputo, nei pochi minuti in cui è rimasto davanti al gip Turetta era in lacrime e in particolare ha pianto prima di essere portato via quando l'interrogatorio si è concluso. Ha scelto di non rispondere alle domande del giudice.

Le dichiarazioni dell'avvocato dopo l'interrogatorio (Vincenzi)

All'uscita dal carcere, dopo circa due ore di colloquio con Turetta, l'avvocato Caruso ha spiegato che Filippo Turetta «ha confermato le ammissioni rese alla polizia tedesca» sull'omicidio di Giulia Cecchettin, precisando che il 21enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha "ritenuto doveroso rendere dichiarazioni spontanee».

Nelle dichiarazioni rilasciate alla polizia in Germania (non valide nel procedimento italiano) il 21enne aveva detto, in sostanza, di aver ammazzato Giulia e di non avere poi avuto il coraggio di uccidersi.

Ora con queste dichiarazioni di conferma, come le ha chiamate l'avvocato, Turetta ha ammesso l'omicidio della 22enne davanti al gip di Venezia Benedetta Vitolo.

«Sono affranto, dispiaciuto per la tragedia che ho causato. Non voglio sottrarmi alle mie responsabilità, voglio pagare quello che sarà giusto per aver ucciso la mia ex fidanzata. Sto cercando di ricostruire nella mia memoria le emozioni e quello che è scattato in me quella sera. Fin da subito era mia intenzione consegnarmi e farmi arrestare. Questa era la mia intenzione. Ora sono molto stanco e non mi sento di aggiungere altro». Lo ha detto Filippo Turetta in dichiarazioni spontanee al Gip.

 

L'arrivo del gip al carcere di Montorio (Marchiori)
L'arrivo del gip al carcere di Montorio (Marchiori)

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«Come sta? Bene». Turetta sta bene. Ieri, nel suo terzo giorno di detenzione nel carcere di Montorio e nel sedicesimo dall’omicidio di Giulia, ha incontrato nuovamente il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso, per preparare l’interrogatorio di garanzia che questa mattina sosterrà davanti al Gip veneziano Bendetta Vitolo. Dovrebbe essere presente anche il pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo.

Se Filippo decidesse infatti di rispondere al giudice, anche il pubblico ministero potrebbe fargli domande per chiarire gli elementi d’accusa fin qui raccolti dalla Procura: non tutti, perché mancano ancora quelli che aggraverebbero le accuse a suo carico di sequestro di persona e omicidio volontario, alias la premeditazione e la crudeltà, e che in parte dipendono dall’analisi dei Ris sulla Fiat Punto (ancora in Germania) e soprattutto dall’autopsia sul corpo di Giulia (sarà venerdì 1 dicembre).

La strategia della difesa

Le dichiarazioni dell'avvocato di Turetta (Ferro)

C’è la possibilità che il ventiduenne rimanga zitto. O che scelga di fare solo dichiarazioni spontanee, se non volesse confessare e collaborare. È questo che hanno fatto ieri pomeriggio, per tre ore, Turetta e il suo legale di fiducia tornato apposta a Montorio dopo l’incontro conoscitivo di sabato: hanno preparato la strategia difensiva per l’appuntamento col giudice.

Cosa accadrà stamattina alle 10 quando Filippo sarà interrogato, l’avvocato non ha voluto anticiparlo. «Non ho alcuna intenzione, per rispetto dell’autorità giudiziaria», ha dichiarato ieri sera all’uscita dal carcere, «di anticipare se risponderà o meno. E poi», ha aggiunto, «voglio rettificare alcune notizie e chiarire: non sarà presenterà istanza al Riesame per chiedere la scarcerazione o una misura meno afflittiva per il mio assistito».

Più semplice ancora: «Non ci sarà alcuna richiesta al Tribunale della libertà verso l'ordinanza di custodia in carcere, né verranno chiesti affievolimenti della misura cautelare in corso di esecuzione».

Dubbi che fanno la differenza

Tra i punti da chiarire nell’interrogatorio di Turetta ci sono quelli che porterebbero ad una contestazione della premeditazione e della crudeltà, oltre che del reato di occultamento di cadavere: il nastro adesivo comprato on line qualche giorno prima dell’omicidio e i sacchi neri dell’immondizia, il fatto che il giovane avrebbe portato con sé due coltelli e il sopralluogo eseguito a Fossò proprio dove avrebbe avuto luogo la seconda aggressione, quella mortale, ripresa dalle telecamere.

È fondamentale inoltre capire se Giulia sia stata accoltellata oltre che in strada anche dentro l'abitacolo dell’auto e se Turetta abbia messo poi il corpo nel bagagliaio, prima di disfarsene lasciandolo in fondo ad una scarpata in un canalone tra il lago di Barcis e Piancavallo.

Passaggi dirimenti per la Procura che sostiene «l’inaudita ferocia» con cui è stata uccisa la giovane laureanda in ingegneria biomedica che aveva lasciato Turetta proprio perché troppo geloso e ossessivo.

«Vorrei solo che sparisse dalla mia vita, non lo sopporto più», la confidenza fatta ad un’amica in una telefonata che oggi suona come un drammatico allarme rimasto inascoltato.

Oggi le prime verità

Se vorrà oggi Filippo potrà aiutare le indagini. Potrebbe affrontare il merito di quanto accaduto l'11 novembre fino all’arresto, una settimana dopo, vicino a Lipsia. Potrebbe raccontare il «suo» viaggio, le tappe della fuga, cos’è successo e perché. Ma l’impressione, anche per le dichiarazioni dell’avvocato di ieri, è che non risponderà.

La difesa potrebbe valutare di puntare tutto su un'istanza di perizia psichiatrica, «mossa» preparata appunto dal possibile silenzio di oggi davanti al giudice.

Ad ogni modo il pm che coordina l'inchiesta, entro la fine di questa settimana, dovrebbe fissare un nuovo interrogatorio. Ed entro al massimo i prossimi 10 giorni, la Fiat nera con gli oggetti sequestrati (il coltello, il nastro adesivo con cui potrebbe aver chiuso la bocca e legato le mani a Giulia, il cellulare, un guanto e 300 euro in contanti) sarà riportata in Italia, a Parma, a disposizione del Reparto Investigazioni Scientifiche.

Non è stato ancora ritrovato, invece, il telefono di Giulia. Troppi e ancora tanti i dubbi che solo Filippo può chiarire. Nel frattempo, «lui sta bene», ha detto Caruso. Ha chiesto al cappellano di poter leggere libri, che gliene portasse qualcuno, e di incontrare i genitori. Ma quella, sarà tutta un’altra visita. (Camilla Ferro)

Intanto per il legale di Elena Cecchettin, l'omicidio della sorella Giulia è "aggravato dallo stalking". Filippo Turetta, infatti, spiega l'avvocato Nicodemo Gentile, ha "dimostrato di essere un 'molestatore assillante', il suo comportamento, come sta emergendo da più elementi da noi già raccolti, è connotato da plurime e reiterate condotte che descrivono 'fame di possesso' verso la nostra Giulia".

Si tratta, ha chiarito, di "un assedio psicologico che aveva provocato nella ragazza uno stato di disorientamento e di importante ansia". E ancora: "Un uso padronale del rapporto che ha spinto il Turetta prima a perpetrare reiterate azioni di molestie e controllo, anche tramite chiamate e messaggi incessanti, e poi, in ultimo l'omicidio, al fine di gratificare la sua volontà persecutoria". 

 

27 novembre

Per Filippo Turetta nuovo incontro in carcere col suo legale, oggi (27 novembre), un momento importante per delineare la strategia difensiva in vista dell'interrogatorio di martedì davanti al gip di Venezia, Benedetta Vitolo.

 L'avvocato Giovanni Caruso ha varcato i cancelli dell'istituto a bordo della sua auto poco prima delle 16.30 e si è limitato a dire che è possibile che rilasci dichiarazioni all'uscita. «Vedrò Filippo Turetta oggi. Al momento non ho niente da dichiarare», ha detto l'avvocato.

Il colloquio è terminato poco prima delle 18.30. L'incontro è durato circa un'ora e mezza. Il legale non è ancora uscito dall'istituto penitenziario.

«Non anticiperò nulla sull'interrogatorio di domani, per rispetto all'autorità giudiziaria», ha affermato l'avvocato all'uscita dal carcere di Montorio, intorno alle 19. «Non verrà presentata alcuna richiesta di riesame avversa all'ordinanza di custodia cautelare in carcere né verranno chiesti affievolimenti alla misura in corso di esecuzione».

 

Arrivo dell'avvocato di Turetta a Montorio (video Ferro)

Nel frattempo, mano a mano vengano a galla dettagli nell'inchiesta sull'atroce omicidio di Giulia Cecchettin, come il ritrovamento vicino al corpo di un libro per l'infanzia. Tra le cose lasciate, una ventina di reperti in tutto sequestrati dai carabinieri, non lontano dal cadavere, abbandonato in una zona boschiva vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone, è stato trovato anche quel testo per bambini, intitolato "Anche i mostri si lavano i denti". Probabilmente la ragazza, che sognava, dopo la laurea in ingegneria biomedica, proprio di diventare un'illustratrice di libri per bimbi, lo aveva con sé quella sera. Sul punto, comunque, sono in corso accertamenti, anche sul perché Turetta avrebbe deciso di lasciarlo proprio là.

Il giovane, accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata che l'aveva lasciato, rinchiuso dietro le sbarre a Verona dice che vuole vedere, appena sarà possibile, i suoi genitori: ma non potrà farlo prima del faccia a faccia col giudice. La sua scelta di stare zitto o di confessare, anche aiutando le indagini, potrebbe influire sulla sua posizione nel processo che verrà, per la concessione o meno di attenuanti.

Intanto ha trascorso una prima notte e un'intera prima giornata nel carcere Montorio, sempre sorvegliato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria essendo un detenuto a rischio suicidio. A chi si è occupato di lui, così come ieri quando è arrivato dopo l'estradizione dalla Germania, è apparso sempre dimesso, di poche parole. Ha chiesto di avere libri da leggere, come previsto per i detenuti anche del reparto infermeria, dove è stato collocato per proseguire con le visite psicologiche e psichiatriche dell'equipe medica, dopo il primo colloquio di sostegno di ieri.

Ha incontrato un frate cappellano del carcere, che uscendo dall'istituto penitenziario in tarda mattinata ha spiegato di non poter parlare, come regola impartita dalla direzione della casa circondariale, limitandosi a dire che ora bisogna rispettare "il dramma di due famiglie".

Nei prossimi giorni Turetta sarà trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati. Per oggi è in programma il nuovo confronto con l'avvocato Giovanni Caruso, con cui non ha ancora affrontato il merito delle accuse, anche perché era "disorientato". Se decidesse di rispondere al giudice e fornire elementi utili per ricostruire, tra l'altro, il modo in cui si sarebbe scagliato contro Giulia, colpita almeno con una ventina di coltellate, la sera dell'11 novembre a Vigonovo, tra il parcheggio a meno di 200 metri da casa di lei e la zona industriale di Fossò, la mossa difensiva potrebbe alleggerire la sua posizione processuale.

Tenendo conto anche del fatto che la difesa potrebbe puntare su una perizia psichiatrica per arrivare ad accertare eventuali vizi di mente. Più indizi, dai due coltelli portati con sé fino ai sacchi di plastica neri trovati sopra il corpo e in una busta là vicino, potrebbero portare, invece, il procuratore di Venezia Bruno Cherchi e il pm Andrea Petroni a contestare nelle indagini l'aggravante della premeditazione.

E l'autopsia, che sarà effettuata il primo dicembre, sarà importante anche per l'eventuale aggravante della crudeltà, se emergesse che l'ex fidanzato avrebbe infierito su Giulia nell'ucciderla. Bisognerà capire, poi, se fu fatale quella spinta, mentre lei cercava di scappare a Fossò, che verso le 23.40 le fece sbattere la testa, come risulta dalle immagini, su un marciapiede. Non è stato ancora rintracciato, invece, il telefono di Giulia. Cellulare che agganciò, si legge negli atti, come "ultimo dato disponibile", verso le 22.45 dell'11 novembre, una cella di Marghera, vicino al centro commerciale dove i due avevano cenato. Da quel momento sarebbe risultato spento, anche quando la studentessa venne aggredita la prima volta nel parcheggio di via Aldo Moro

La Fiat Grande Punto nera di Filippo Turetta, assieme agli oggetti sequestrati al suo interno, come il telefono del giovane, sarà riportata in Italia nei prossimi giorni, al massimo entro la prossima settimana, e sarà affidata per le analisi ai carabinieri del Ris di Parma. Nelle indagini della Procura di Venezia, condotte dai carabinieri, si sta attendendo che la magistratura tedesca dia l'ok all'ordine di investigazione europeo sul sequestro di macchina e oggetti e a quel punto gli investigatori italiani andranno a recuperare l'auto e le cose sequestrate.

Da quanto si è saputo, la macchina non è stata analizzata dalle autorità tedesche, dopo che il giovane è stato arrestato il 18 novembre vicino a Lipsia. La Procura di Venezia ha subito inoltrato un ordine di investigazione europeo con richiesta di sequestro dell'auto e degli oggetti, tra cui anche un coltello, un guanto e circa 300 euro in contanti. Da quanto si è appreso, poi, non è stato ancora ritrovato il telefono di Giulia, mentre vicino al cadavere in Friuli è stata recuperata nei giorni scorsi una sola scarpa della ragazza, assieme ad altri oggetti, come un libro per l'infanzia.

 

26 novembre

Ha trascorso la prima notte nel carcere di Montorio Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin, avvenuto l'11 novembre, ed estradato ieri in Italia dalla Germania dove era terminata la sua fuga una settimana fa.

Dopo il colloquio di sostegno con uno psichiatra di ieri pomeriggio e dopo il primo incontro col suo legale, Giovanni Caruso, Turetta è stato collocato nel reparto infermeria dove dovrà rimanere per qualche giorno, sottoposto alle valutazioni psicologiche e psichiatriche prima di essere trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati.

Turetta si trova in una cella assieme ad un altro detenuto, anche lui in carcere per reati molto gravi e dello stesso genere. E' sorvegliato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria, anche di notte, per evitare gesti autolesionistici.

E' stato descritto da chi ha avuto modo di vederlo in carcere, tra cui pure il suo difensore, come "provato, disorientato", ma anche assente, rassegnato alla sua condizione, silenzioso. Non potrà vedere i suoi genitori fino a dopo l'interrogatorio davanti al gip, fissato per martedì.

 

25 novembre 2023

Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'uccisione di Giulia Cecchettin, è stato trasferito oggi  (25 novembre) in carcere a Verona. L'arrivo attorno alle 14.30.

Il motivo del trasferimento a Verona, in particolare nella casa circondariale di Montorio, è che la stessa ha un reparto «per protetti»: si teme infatti che il giovane possa compiere atti autolesionistici. 

Arrivo di Filippo Turetta in carcere a Montorio (video Tajetti)

Il volo dalla Germania è atterrato poco dopo le 11.30 all'aeroporto di Venezia.  Il giovane è stato scortato dagli agenti dello Scip fino agli uffici della Polizia di frontiera, dove gli è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare, quindi è stato preso in consegna dai Carabinieri per il trasferimento al carcere di Verona

Prima dell'arrivo di Turetta a Montorio, atteso da cameraman e giornalisti della stampa nazionale, si è presentato ai cancelli della casa circondariale il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso del foro di Padova.

L'attesa dell'arrivo di Filippo Turetta in carcere a Montorio (video Marchiori - Dienne)

«Per lui le stesse modalità di accoglienza rivolte a tutti i nuovi arrivati», il commento della direttrice della casa circondariale di Verona, Francesca Gioieni, assediata da telecamere e taccuini.

Turetta, intervista alla direttrice del carcere di Verona Francesca Gioieni (video Ferro)

«È molto, molto provato, disorientato, anche se con lui sono riuscito ad avere un'interlocuzione accettabile». Così l'avvocato Giovanni Caruso ha descritto Filippo Turetta, dopo il colloquio in carcere a Verona, precisando che però nell'incontro non si è affrontato il «merito della tragedia». Il legale ha precisato che il giovane sarà interrogato in carcere martedì prossimo, 28 novembre.

Redazione web

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