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il dibattito

«Tetto del 20% di stranieri in classe? Qui non è applicabile». I numeri di Verona

La risposta dei presidi veronesi all'ipotesi avanzata dal ministro Valditara
La presenza degli alunni stranieri nelle scuole veronesi
La presenza degli alunni stranieri nelle scuole veronesi
La presenza degli alunni stranieri nelle scuole veronesi
La presenza degli alunni stranieri nelle scuole veronesi

«Più che un tetto per gli alunni stranieri meglio favorire l'inclusione». È la linea dell'Associazione nazionale presidi di Verona in riferimento alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, ripresa poi dal ministro dell'istruzione e del merito Giuseppe Valditara, di mettere un limite del 20 per cento agli studenti stranieri in classe.

I dati degli studenti stranieri a Verona

«Per quanto lo scopo sia quello di garantire una distribuzione equilibrata degli studenti di cittadinanza non italiana tra le scuole di una determinata area, questa soluzione non è applicabile in maniera generalizzata», dice Piergiorgio Sartori, presidente provinciale di Anp.

Secondo i dati elaborati dal Cestim (Centro studi per l'immigrazione) lo scorso anno scolastico 2022/23 le scuole di città e provincia erano frequentate da 22.183 bambini e ragazzi con background migratorio, pari al 17,2% del totale.

Nella maggioranza dei casi si tratta di alunni stranieri di seconda o terza generazione, nati in Italia da genitori stranieri ma che ancora non hanno la cittadinanza italiana. Nelle scuole dell'infanzia erano 4.529 (pari al 20,6%), alla primaria 8.357 (20,4%), alle medie 4.586 (16,9%) e alle superiori 4.711 (12%).

Tra questi ultimi, il 7,4% frequentava un liceo, il 14,9% un istituto tecnico e il 18,9% un professionale. Da notare anche che il comune di Verona, nel Veneto, è in testa per il numero più alto di alunni stranieri nelle classi.

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Si può applicare la proposta di Valditara e Salvini a Verona?

«Ma la questione non può essere analizzata solo numericamente», puntualizza Sartori. «Bisogna considerare le specificità dei singoli Comuni o aree cittadine e il fatto che in certe zone la percentuale di stranieri è più elevata, dunque è naturale che in alcuni istituti vi sia una concentrazione di alunni non italiani più alta», afferma.

Per esempio, guardando al comune capoluogo, nel territorio della Seconda circoscrizione i residenti stranieri dai 5 ai 19 anni erano 418 nel 2023, nella zona a sud ovest (Quarta circoscrizione) erano 1.357 e 1.269 nell'area a sud (Quinta circoscrizione).

Si capisce, dunque, che se in alcuni istituti comprensivi la percentuale di alunni stranieri non arriva al 20%, in altri, che si trovano nei quartieri più multietnici, supera il 70%.

«Le scuole non respingono nessuno», ricorda Sartori. «Occorre, semmai, lavorare per ridurre il fenomeno della segregazione scolastica, garantendo equità negli apprendimenti.

Laddove ci sono plessi con un tasso di stranieri rilevante, prevedere un organico di potenziamento comprensivo di docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano L2, che al momento sono impiegati solamente nell'istruzione degli adulti.

E poi lavorare sull'orientamento, affinché le famiglie straniere non pensino che i loro figli, se non parlano bene l'italiano, non siano in grado di frequentare un liceo».

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Quello del tetto per gli alunni stranieri non è un argomento nuovo. È stata la ministra dell'istruzione Mariastella Gelmini, nel 2010, a introdurre il tema con una circolare, tuttora in vigore, che stabilisce una percentuale di alunni stranieri per classe non superiore al 30%. La direttiva si applica a tutti gli istituti, dall'infanzia alle superiori, ma in maniera piuttosto elastica proprio in virtù delle specificità di ogni territorio. Per esempio, il limite può essere aumentato se gli alunni stranieri possiedono già adeguate competenze linguistiche, oppure modificato in base a più generali «stati di necessità determinati dall'oggettiva assenza di soluzioni alternative».

Laura Perina

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