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gli Stati generali dei Comuni della regione

Migranti, il fronte dei sindaci veneti: «No ai centri di permanenza»

Conte (Anci): «Il Cpr crea solo disordine che poi tocca alle amministrazioni locali affrontare. Autonomia? Fondamentale per gestire le risorse a disposizione»
Da sinistra Mario Conte, presidente di Anci Veneto, il governatore Luca Zaia, i sindaci Damiano Tommasi e Sergio Giordani (Padova)
Da sinistra Mario Conte, presidente di Anci Veneto, il governatore Luca Zaia, i sindaci Damiano Tommasi e Sergio Giordani (Padova)
Da sinistra Mario Conte, presidente di Anci Veneto, il governatore Luca Zaia, i sindaci Damiano Tommasi e Sergio Giordani (Padova)
Da sinistra Mario Conte, presidente di Anci Veneto, il governatore Luca Zaia, i sindaci Damiano Tommasi e Sergio Giordani (Padova)

Se c’era bisogno di una conferma, adesso è arrivata in maniera più che netta. I sindaci sono a fianco della Regione nel dire no all’imposizione di Centri di permanenza per i rimpatri di immigrati in Veneto. Negli Stati generali dei Comuni del Veneto, che si sono svolti ieri nel palazzo della Gran Guardia, proprio il tema della gestione dei richiedenti asilo è stato uno di quelli che più sono stati citati nei vari interventi.

All’incontro erano stati invitati dalla sezione regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani i primi cittadini dei 564 municipi del Veneto. Ne era presente ben meno della metà, in rappresentanza di amministrazioni per la maggioranza di centrodestra.

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Invito a nozze

Dopo l’invito da parte del sindaco di Verona Damiano Tommasi ed il presidente della Provincia Flavio Pasini a «fare squadra», il governatore Luca Zaia ha per primo riaffermato la contrarietà ai Cpr. Un invito a nozze per il presidente di Anci Veneto, e sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha stigmatizzato la linea del governo.

«Fare dei centri in cui sono assembrati i richiedenti asilo crea disordine», ha affermato. «Un disordine che poi tocca ai Comuni affrontare, per questo chiediamo che venga istituita una cabina di regia a livello europeo e che i sindaci non siano lasciati soli», con l’applauso dell’assemblea.

Sì all'accoglienza diffusa

Gli amministratori, quindi, hanno mostrato di essere per un’accoglienza diffusa. Nessuno di coloro che sono intervenuti ha chiuso le porte all’arrivo nei propri Comuni di persone che sbarcano dalle barche che arrivano dal nord Africa o che giungono dalla rotta balcanica. Tutti hanno però riaffermato la necessità di avere regole chiare a cui fare riferimento e di poter contare su controlli puntuali. E, soprattutto, hanno rimarcato che non accettano soluzioni calate dall’alto.

C’è stato anche chi ha chiesto che si agisca anche per far si che vengano cambiate le regole per i minori non accompagnati, la cui assistenza è ora posta a carico delle amministrazioni comunali, e chi ha domandato che si operi perché si riducano i tempi delle identificazioni, in modo che coloro che hanno titolo per rimanere possano trovarsi un lavoro.

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Verso l’autonomia

Certo, uno degli aspetti dell’assemblea di ieri, sottolineato da più persone, è stato quello della pacatezza e della tutto sommato positività degli interventi. Se, da una parte, l’incontro è anche consistito in spiegazioni tecniche su possibilità di finanziamenti non da tutti conosciute, dall’altra, anche quando avevano da far sapere le difficoltà operative che devono affrontare, i primi cittadini lo hanno fatto puntando non sulla lamentela, ma sulla proposta di soluzioni.

Fra queste ultime rientra, secondo Conte come secondo come molti altri, l’autonomia. «Grazie ad essa le amministrazioni potranno gestire più risorse ed avere più mezzi a disposizione», ha spiegato il portavoce dei sindaci. I

problemi non mancano. E vanno dalla carenza del personale interno, che rende difficile garantire i servizi e programmare gli interventi, e dei segretari comunali, che devono operare su più Comuni contemporaneamente, con la conseguenza che gli amministratori fanno fatica a condurre l’attività amministrativa e ad avere la conferma immediata della legittimità delle pratiche. Per non parlare delle preoccupazioni legate al Pnrr, visto che i sindaci vogliono garanzie sulla destinazione dei fondi. Tutto quanto è uscito dall’assemblea di ieri è stato riportato in un documento, il “manifesto dei sindaci”, sul quale l’Anci chiederà risposte a Regione e Governo.

«Si tratta di un testo di fondamentale importanza e che ha un carattere propositivo, perché noi siamo per il dialogo, anche se, se servirà, possiamo anche innalzare le barricate», ha precisato Conte.

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Luca Fiorin

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