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Sanità

Citrobacter in ospedale, il Pd invia un'interrogazione al ministro

di Camilla Ferro
Il senatore veneto Martella si rivolge a Schillaci per sapere se attiverà un servizio alternativo e quali strategie per combattere il virus
Borgo Trento L’area dell’Ospedale della donna e del bambino
Borgo Trento L’area dell’Ospedale della donna e del bambino
Borgo Trento L’area dell’Ospedale della donna e del bambino
Borgo Trento L’area dell’Ospedale della donna e del bambino

Orazio Schillaci è un medico prestato alla politica. Prima che ministro della Sanità nel governo Meloni, è stato docente e preside della facoltà di Medicina e Chirurgia all’università di Tor Vergata e membro del Comitato Scientifico dell’Iss, l’Istituto Superiore di Sanità.

A lui, che quindi ci capisce, s’è rivolto il senatore e segretario veneto del Pd Andrea Martella chiedendogli con un'interrogazione, dopo la scoperta di tre neonati prematuri positivi al Citrobacter, «se, per quanto di competenza, intenda attivare con la Regione Veneto, in sostituzione a quello offerto dall'Ospedale Borgo Trento, un servizio di Terapia Intensiva Neonatale in piena sicurezza. Per scongiurare disagi e rischi per le partorienti». E gli chiede anche cosa intenda fare «per contrastare l’insorgenza del pericoloso batterio».

La vicenda

Martella ricorda al ministro tutta la vicenda, fornendo gli elementi utili per rispondere in decima commissione. «Il 3 maggio 2024, a seguito di una attività di screening eseguita nella terapia intensiva neonatale dell’Ospedale di Borgo Trento», racconta il senatore, «tre neonati prematuri sono risultati affetti da Citrobacter. A scopo prudenziale, sono stati applicati i protocolli di isolamento e innalzamento della sicurezza nel reparto colpito, prevedendo la sospensione dell’accoglimento delle donne in gravidanza al di sotto della trentatreesima settimana, essendo queste ultime potenziali partorienti di un neonati prematuri», scrive il senatore.

«Tale provvedimento indispensabile per garantire la sicurezza dei nascituri», prosegue, «sta comportando notevoli disagi alle donne in gravidanza che si vedono costrette, in caso di bisogno, a rivolgersi ad altre strutture anche distanti. La presenza del Citrobacter in questa struttura ospedaliera non è purtroppo una novità».

I precedenti e l'appello

Martella ricorda che tra il 2018 e la prima metà del 2020, «si sono verificate circa 100 infezioni con la morte di 4 neonati e gravi danni cerebrali per 9 bambini, con l’attivazione di una azione penale in corso. Numerosi esperti, compresi infettivologi di fama nazionale, hanno consigliato di sospendere l’attività di terapia intensiva neonatale, di smantellare gli impianti e di trasferire il reparto in un altro ospedale».

L’interrogazione termina con un appello: «comprendendo quali possano essere le oggettive difficoltà, questa diventa una vera e propria emergenza nella rete ospedaliera veneta, in particolare per Verona, che va affrontata con la massima tempestività». Dal canto suo, anche la consigliera veneta del Pd Anna Maria Bigon, ricordando di «aver presentato con i colleghi del gruppo un'interrogazione all'assessore alla sanità Lanzarin per sapere quale sarà la struttura individuata per garantire l’erogazione del servizio sostitutivo» auspica «a livello nazionale e regionale «risposte urgenti e chiare». 

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