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caccia in collina

«Battuta al cinghiale in corso» anche la domenica: i timori degli escursionisti sui sentieri

Diversi i cartelli della Provincia che avvertono di prestare attenzione. I cittadini: «Speriamo non ci scappi l'incidente»
Il cartello sulla battuta di cinghiale in corso (Perbellini)
Il cartello sulla battuta di cinghiale in corso (Perbellini)
Il cartello sulla battuta di cinghiale in corso (Perbellini)
Il cartello sulla battuta di cinghiale in corso (Perbellini)

Nei sentieri con il cuore in gola e la paura di essere impallinati. Continuano le battute al cinghiale di domenica, quando i percorsi nei boschi sono più frequentati da chi al centro città e al traffico delle feste preferisce la natura e l’aria pulita. Ma non mancano i rischi.

“Sì, non l’abbiamo fatto sereni il tragitto, veniamo sempre a camminare qui ma oggi non eravamo tranquilli”, dice un escursionista alla fine della salita dei Gasperi, sopra a Grezzana. “No, non voglio essere citato, conosco molti di quelli che sono in giro a cacciare e preferisco non apparire”, spiega.

“Abbiamo incontrato un cacciatore e ci ha detto di non lasciare il tracciato, che la battuta è più a valle”, ha spiegato una signora della comitiva composta da sei persone.

“Io gli ho chiesto se c’era pericolo di essere impallinati e mi ha risposto “speriamo di no”, ha aggiunto un ragazzo in mtb. “ Mi auguro che scherzasse”.

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Come la scorsa domenica, nell’area attorno a Montecchio, sopra Avesa, Quinzano e Negrar, diversi i cartelli della Provincia che avvertono di una battuta, dalle 9 alle 17. “ Usano pallettoni grossi per i cinghiali”, dice uno che ha l’aria di saperla lunga. “ Sono munizioni pesanti, i cinghiali hanno una bella corazza, per abbatterli ci vuole potenza”.

Tanti i cacciatori coinvolti, a giudicare dalle auto in parcheggiate in mezzo al verde. E molti i cani che si sentono abbaiare in lontananza. L’ augurio è che non ci scappi l’incidente. Il pericolo non è solo quello di finire impallinati, ma anche quello, magari, di venire travolti dai cinghiali in fuga dagli spari.

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Marzio Perbellini

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