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Il caso in via Manara

Bomba scoppiata davanti a un negozio: era stata messa per incastrare l'ex

A svegliare i residenti di via Manara, a Tombetta, la sera del 3 agosto di 4 anni fa fu il boato che qualcuno pensò fosse un fulmine perché di lì a pochi secondi scoppiò un violento temporale. Alcuni testimoni videro due persone allontanarsi di corsa subito dopo lo scoppio che aveva mandato in frantumi i vetri e danneggiato la saracinesca di un negozio chiuso da anni e danneggiato il paraurti di un’auto in sosta.

Dispetti e sospetti

La polizia fin dall’inizio sospettò che dietro a quel «dispetto» (che provocò solo danni e fortunatamente nessun ferito) ci fosse una questione personale. Fermarono una coppia e la denunciarono per il «botto», in casa trovarono anche tracce del materiale utilizzato per fabbricare l’ordigno artigianale che, emerse, era stato posizionato in quel punto, dietro alla basilica dei Frati, perché in un bar lì vicino c’era B.F., l’ex compagno della donna.

Quello che una decina di giorni dopo l’esplosione lei denunciò per stalking. E ieri B.F., 54 anni, difeso da Mirko Zambaldo, è stato assolto da giudice Alessia Silvi. La difesa, nel corso dell’arringa, ha evidenziato quelle che ha definito «strane coincidenze», prima fra tutte la circostanza che solo dopo essere stati fermati e individuati per lo scoppio, lei presentò una denuncia sostenendo che B.F. la perseguitava dal 2019, da quando era finita la loro relazione.

Bomba a Tombetta

«Quanto durerà?»

Due vicende distinte che si erano intrecciate, o quanto meno, visto l’esito del processo, sembravano intrecciarsi. Da un lato il procedimento per la bomba carta rudimentale che danneggiò un negozio vuoto da anni che pende davanti al giudice dell’udienza preliminare Luciano Gorra ma che è a carico solo del nuovo fidanzato della donna, dall’altra la denuncia per stalking depositata da lei a distanza di un anno dalle azioni «disturbanti».

La signora, parte civile con Paola Montresor, sostenne che dopo la fine della relazione con B.F. fu costretta a modificare le proprie abitudini, l’uomo la seguiva anche quando usciva a gettare le immondizie, frequentava il bar vicino a casa sua e la definiva «cessa» piuttosto che donna di malaffare e la seguiva dicendole: «Quanto può durare questa dolce vita?». Disse che fu per questo che lui e il nuovo compagno si erano trasferiti in un Comune della provincia ma che B.F. non l’aveva persa di vista. Ma nel corso del dibattimento sono emerse contraddizioni e quell’esplosione «dimostrativa» pende come una spada di Damocle sulle accuse. Assolto.
 

Fabiana Marcolini

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