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il retroscena dell'operazione

«È armato»: e a Veronetta scatta il blitz. Ma la pistola era finta

L’allarme lanciato dai genitori in Friuli ai quali aveva mostrato un’arma. Corpi speciali, pompieri e due vie isolate per ore
Un intero isolato è stato chiuso al transito per consentire le operazioni FOTO MARCHIORI
Un intero isolato è stato chiuso al transito per consentire le operazioni FOTO MARCHIORI
Operazione forze dell'ordine a Veronetta (Marchiori)

Un messaggio ai genitori che vivono in Friuli Venezia Giulia, a Gorizia, ha fatto scattare l’allarme. E domenica 3 dicembre, a metà pomeriggio, due strade sono state bloccate: da via Santa Maria Rocca Maggiore ai giardini della Giarina e da lì fino alla fine di lungadige Re Teodorico non poteva transitare nessuno, nemmeno a piedi.

Questo perché l’uomo effettuando una videochiamata ai congiunti aveva mostrato una pistola e sosteneva che l’avrebbe usata per togliersi la vita. Poi li aveva minacciati e a quel punto l’operazione di polizia ha preso corpo con la presenza, sul posto, di squadre dei corpi speciali dei Carabinieri, di due mezzi dei vigili del Fuoco e di ambulanze.

Ma poi è emerso che si trattava di un’arma giocattolo.

Isolato blindato

È questa la ragione del blocco dell’isolato tra le 17 e le 19 di domenica, perché la segnalazione della presenza di un uomo armato impone un protocollo rigido finalizzato a salvaguardare la vita di tutti, di chi vive accanto a lui e di chi interviene per scongiurare il pericolo: nessuno deve farsi del male.

Dopo la telefonata dei genitori alle forze dell’ordine, i militari del Comando provinciale hanno iniziato a chiamare l’uomo, cercando di farsi dire dove fosse. E stando a quanto emerso lui si era rifiutato di indicare il luogo in cui si trovava. Ma c’era la minaccia e poi quella pistola.

La «mediazione»

Hanno continuato a chiamarlo, sapevano l’indirizzo (il palazzo ha due ingressi su entrambe le vie bloccate) e solo quando, all’imbrunire, lui ha acceso le luci nell’appartamento è apparso evidente che fosse in casa. E che non si era mai mosso.

La presenza di un’impalcatura nella strettoia che dal cortile interno dello stabile si «trasforma» in vicolo cieco Bacco rappresentava un’ulteriore insidia.

La pistola finta e le scuse

A quel punto i carabinieri sono arrivati in forze, non sapevano cosa avrebbero trovato, se ci fosse una o più armi. Ma tutto è bene quel che finisce bene: l’accesso è stato tranquillo e lui si è scusato per l’allarme creato. È stato accompagnato all’ambulanza che lo ha poi portato in ospedale.

La pistola? Non era vera e non c’era traccia di armi all’interno della casa. Ma nessuno poteva saperlo. La priorità? Che tutto avvenisse in sicurezza.

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Fabiana Marcolini

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