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l'amarcord delle storiche piscine

Addio al Lido, Massignan: «Era la spiaggia di Verona, ci abbiamo passato le nostre estati migliori»

L’architetto Massignan: «Era “la“ vacanza dei veronesi, ci abbiamo passato le nostre estati migliori»
Una foto d’epoca del Lido di Verona: l’immagine è del 1939 mentre la struttura venne inaugurata nel 1933. A destra com'è oggi l'impianto
Una foto d’epoca del Lido di Verona: l’immagine è del 1939 mentre la struttura venne inaugurata nel 1933. A destra com'è oggi l'impianto
Una foto d’epoca del Lido di Verona: l’immagine è del 1939 mentre la struttura venne inaugurata nel 1933. A destra com'è oggi l'impianto
Una foto d’epoca del Lido di Verona: l’immagine è del 1939 mentre la struttura venne inaugurata nel 1933. A destra com'è oggi l'impianto

Addio Lido, addio «spiaggia di Verona». A 90 anni dall’inaugurazione in pompa magna di quella che, nel 1933, fu presentata - e lo era - come la «piscina più grande d’Europa», termina definitivamente, e ingloriosamente, la storia dell’impianto natatorio di viale Galliano, in Borgo Milano. Dopo quasi un decennio di degrado e tentativi di recupero falliti - le ultime nuotate risalgono al 2015 - il Comune ha deciso di fare tabula rasa delle vasche colabrodo, ormai paludi verdi piene di rifiuti, e delle circostanti strutture: ruderi che, da tempo, ospitano covi di spacciatori e giacigli di senzatetto.

Un passato glorioso

Ma com’era, il Lido? Cos’era per i veronesi? Torniamo a udire lo sciabordio dell’acqua nell’unica vasca, che pareva immensa, con la fila di cabine-spogliatoio dai colori sgargianti. «Moltissimi, me compreso, serbano bei ricordi di gioventù», rievoca Giorgio Massignan, 71 anni, architetto, urbanista, studioso di storia veronese ed ex assessore cittadino: «Estati degli anni ’60 trascorse a casa, magari perché le ristrettezze economiche non consentivano vacanze al mare. E quindi c’era la piscina, sempre stracolma. La prima e, a lungo, l’unica in città: il Lido».

Borgo Milano, oggi uno dei quartieri più popolosi, aveva appena iniziato a sorgere nelle campagne che, nei secoli precedenti, erano state lasciate libere a scopo militare: la Spianata - oggi ne resta uno scampolo nella periferia ovest - a favore dell’artiglieria sui bastioni. Il Lido, qui, fu tra i primi insediamenti, nel vallo delle mura magistrali che oggi sono Patrimonio dell’Umanità.

«Ricordo le altissime piattaforme per i tuffi, su cui non ho mai avuto il coraggio di salire», prosegue Massignan. «Poi noi ragazzi ci spingevamo verso le mura, in esplorazione. Tutto era molto meno “normato” ma si respiravano libertà e avventura».

L’inaugurazione

L’inaugurazione, come dicevamo, risale al ‘33. Su 10mila metri quadrati, il Lido era il frutto di alta ingegneria: l'acqua dell’Adige, che arrivava dal Camuzzoni tramite canali sotterranei, riempiva una vasca in cemento lunga 220 metri e larga 50, con una profondità da 1,80 fino a 5 metri. C'era addirittura la possibilità di noleggiare una barchetta a remi. A tagliare il nastro arrivò il sottosegretario fascista Galeazzo Ciano: il genero e pupillo del Duce in piena ascesa politica che, un decennio più tardi, nel vicino Forte San Procolo, sarebbe stato fucilato come traditore del regime.

La grande Verona

Ma il periodo fra la metà degli anni Venti e Trenta era ancora l’epoca della «Grande Verona», città su cui il Fascismo investì molto. Elenca Massignan: «Al ’26 risale il primo restauro di Castelvecchio; al ’28 lo spostamento dello stadio dalla zona di Borgo Venezia a via Montanari; al ’29 la demolizione del quartiere medievale di San Michele alla Porta per creare via Diaz e il ponte della Vittoria, mettendo in comunicazione il centro con il nascente Borgo Trento».

E ancora: «Appena creata la sede della Gil, la Gioventù del Littorio, in fondo a corso Porta Nuova, nel ’30 iniziò la demolizione del ghetto nella zona di piazza Erbe, per far spazio al Supercinema, all’imbocco di via Mazzini. Se alcune case-torri si salvarono», sottolinea, «fu grazie all’opposizione di un comitato di intellettuali capitanati dal pittore Dall’Oca Bianca. Comitato che non riuscì, però, a evitare la distruzione dell’antico quartiere di Sant’Alessio, nei pressi di San Giorgio, per la realizzazione degli argini dell’Adige, da ponte Pietra a Parona».

«Il Lido», prosegue, «fu il suggello della Grande Verona. Lo sport era vettore di propaganda, e serviva a creare generazioni di uomini e donne “guerrieri”, i “nuovi italiani”». The end Che ne sarà, ora, di quello spazio che conserva tanta storia? «È un’occasione», conclude Massignan. «Si liberi l’area, lasciando una lettura libera e completa delle mura magistrali».

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Lorenza Costantino

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