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Acqua inquinata

Livelli più alti di pericolosità, lo studio: «I Pfas sono cancerogeni»

Lo Iarc, nome ufficiale dell’agenzia Onu, ha diffuso i risultati delle ultime consultazioni che si sono svolte a novembre e che hanno portato alla certificazione di uno studio realizzato da 30 scienziati di 11 Paesi
Sit-in della «Mamme no Pfas» davanti al tribunale di Vicenza
Sit-in della «Mamme no Pfas» davanti al tribunale di Vicenza
Sit-in della «Mamme no Pfas» davanti al tribunale di Vicenza
Sit-in della «Mamme no Pfas» davanti al tribunale di Vicenza

Si innalza l’allarme per i Pfas. La massima autorità mondiale sulla ricerca sul cancro, a cui compete la pubblicazione di analisi sugli agenti che possono avere un ruolo nell’insorgere della malattia, ha aumentato i livelli di pericolosità delle sostanze perfluoro-alchiliche.

Lo Iarc, nome ufficiale dell’agenzia Onu, ha diffuso i risultati delle ultime consultazioni che si sono svolte a novembre e che hanno portato alla certificazione di uno studio realizzato da 30 scienziati di 11 Paesi. A rendere pubblici i risultati della ricerca è stata, giovedì, l’autorevole rivista scientifica inglese «Lancet Oncology» in un articolo in cui l’ente intergovernativo ha reso più elevato il grado di dannosità di due sostanze di vecchia generazione, maggiormente presenti nelle acque e nell’ambiente della zona rossa del Veneto e, come attesta lo screening sullo stato di salute di chi ci vive, sono state trovate nel sangue di tutti i residenti.

La zona rossa, va ricordato, comprende anche 13 Comuni del Veronese:

  • Albaredo,
  • Arcole,
  • Bevilacqua,
  • Bonavigo,
  • Boschi Sant'Anna,
  • Cologna,
  • Legnago,
  • Minerbe,
  • Pressana,
  • Roveredo,
  • Terrazzo,
  • Veronella
  • Zimella.

Pfoa e Pfos

Il primo composto oggetto di revisione è il Pfoa, ora definito come certamente cancerogeno, mentre sino a ieri era considerato solo come «probabile fonte di malattie tumorali». Il secondo è il Pfos che prima era posto «sotto attenzione» e che ora è un «possibile agente cancerogeno».

Immediata la reazione delle Mamme no Pfas. «Questa è una svolta importante, per quanto temuta», dicono. A loro avviso, infatti, adesso è «impossibile minimizzare i rischi legati alla presenza di queste sostanze».

D’altro canto, il pronunciamento dello Iarc potrebbe finire per avere un peso sul procedimento giudiziario in corso in tribunale a Vicenza. Ovvero il processo penale in cui 15 fra ex-manager e dirigenti dell’azienda chimica, ora fallita, Miteni di Trissino, nel Vicentino, sono chiamati a rispondere di una serie di reati, fra i quali avvelenamento delle acque e disastro. Giovedì scorso, in udienza vi erano medici che hanno parlato proprio della correlazione fra esposizione ai Pfas e il manifestarsi di malattie. 

La politica

«Era risaputo che queste sostanze sono un promotore tumorale molto potente, ma adesso la loro pericolosità è ufficiale», afferma Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa Verde. «Alla luce di questo sensibile incremento del rischio sanitario da esposizione ritengo inaccettabile che nelle zone rosse si continui a rendere discrezionale e a pagamento l’allacciamento all’acquedotto», aggiunge, «è urgente proteggere tutti i cittadini: non possiamo sottoporli a sottovalutazioni del rischio, talvolta per carenze di risorse per la salvaguardia della salute dei cittadini», conclude.

«Si mettano subito in campo azioni per accelerare le bonifiche e di prevenzione sanitaria: per la Regione è finito ogni alibi», dicono i consiglieri democratici Anna Maria Bigon, Andrea Zanoni e Chiara Luisetto. I tre consiglieri annunciano emendamenti al bilancio volti a sostenere queste attività.

Luca Fiorin

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