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Bovolone

Cristian, ucciso da un tumore a 18 anni. «Era solare e buono con tutti»

Lo strazio dei genitori e dei due fratelli più piccoli
Cristian Bissoli e lo striscione vergato dagli amici per lui
Cristian Bissoli e lo striscione vergato dagli amici per lui
Cristian Bissoli e lo striscione vergato dagli amici per lui
Cristian Bissoli e lo striscione vergato dagli amici per lui

La breve vita di Cristian Bissoli, semplicemente «Bisso» per i tanti amici e le persone che lo conoscevano, si è fermata venerdì pomeriggio a 18 anni, compiuti lo scorso dicembre, nella casa di famiglia, dopo un calvario durato sei mesi. Un tumore fulminante non gli ha dato scampo gettando nella disperazione mamma Patrizia, papà Marco, i suoi due fratellini più piccoli Leonardo e Lorenzo, di 11 e sette anni, i nonni e gli zii. 

Dolore e incredulità 

La brutta notizia si è sparsa a Bovolone in serata, suscitando grande cordoglio misto a lacrime e sconcerto. Gli amici di «Bisso», stravolti dalla prematura scomparsa del giovane, hanno organizzato subito una veglia di preghiera per ricordarlo in piazzale Scipioni dove hanno esposto uno striscione con fiori e candele con la scritta «Fa buon viaggio Bisso, proteggici tutti da lassù». E poi tutte le firme della sua compagnia con una dedica: «Nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta». L’ultimo respiro Cristian lo ha esalato circondato dai suoi genitori, dopo un progressivo peggioramento che i familiari non si aspettavano però così repentino anche se c'erano delle avvisaglie che non facevano presagire nulla di buono: il dolore sempre più insopportabile e lo sguardo, quasi assente, del loro primogenito. A casa Bissoli, una villetta attaccata al laboratorio di laccatura di mobili gestito dalla famiglia in via della Cooperazione, non c'erano nel doloroso momento del distacco i due figli più piccoli, andati al mare con uno zio per qualche giorno di vacanza. 

La malattia

Cristian alla fine ha dovuto arrendersi ad un tumore che si è manifestato lo scorso febbraio. «Ha lottato come un leone fin che ha potuto, purtroppo la malattia ha avuto il sopravvento», confida con un groppo gola papà Marco. «Cristian», aggiunge, «era il ritratto della salute, era alto un metro e novanta per 90 chili, ma nel giro di sei mesi aveva perso gran parte del suo peso e delle forze, al punto che non era più autonomo». «Tutto è partito», raccontano i genitori, «da un rigonfiamento al collo vicino alla mandibola, da lì sono iniziate le prime visite e gli esami sempre più approfonditi, effettuati in vari ospedali del Nord Italia, fino alla diagnosi infausta e senza appello, ripetuta nei vari centri specializzati ai quali si sono rivolti: un tumore al quarto stadio, con metastasi e non operabile, tanto raro quanto aggressivo. Le speranze di vita erano ridotte a pochi mesi fin dall'inizio. 

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Gli ultimi giorni 

Cristian tuttavia ha combattuto, ci ha creduto fino all'ultimo ma le condizioni si sono improvvisamente aggravate nel fine settimana. A causa del male insopportabile venerdì i genitori hanno chiamato le infermiere dell'Adi per dargli un po' di sollievo con gli antidolorifici. «Lo abbiamo tenuto qui a casa, ce l’abbiamo messa tutta per evitare che soffrisse», aggiunge il padre trattenendo a stento le lacrime. In paese lo descrivono come un bravissimo ragazzo, solare e buono con tutti. E in casa aiutava i genitori a crescere i fratellini, che sono stati fatti tornare a casa sabato sera. Il più piccolo dei due aveva chiesto, prima di partire dal mare, che a preparare la cena fosse Cristian. Quando sono arrivati a casa hanno scoperto la terribile verità: il loro amato fratellone era volato in cielo. I funerali si terranno domani, 14 agosto, alle 15.30, nella chiesa di San Giuseppe. 

Roberto Massagrande

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