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A Bovolone

Rischia di annegare in piscina, bambina salvata e rianimata dal bagnino 17enne

di Roberto Massagrande
Andrea, il bagnino che ha salvato la bambina (Diennefoto)
Andrea, il bagnino che ha salvato la bambina (Diennefoto)
Andrea, il bagnino che ha salvato la bambina (Diennefoto)
Andrea, il bagnino che ha salvato la bambina (Diennefoto)

Fary, una bambina di 11 anni in vacanza da amici a Bovolone, ha rischiato di annegare nelle piscine comunali nel tardo pomeriggio di mercoledì. A salvarla ci ha pensato un bagnino di appena 17 anni, Andrea Menon, che è alla sua seconda stagione estiva a bordo vasca. Prima d’ora il ragazzo non aveva mai eseguito nessun intervento in acqua, neppure aiutato un bagnante in difficoltà a risalire la scaletta.
Il salvataggio Mercoledì scorso, Andrea è stato messo alla prova dal destino. Si è trovato infatti a dover gestire una ragazzina di 11 anni che non sapeva nuotare, aveva bevuto troppa acqua e non respirava più. Sarebbero bastati ancora pochi istanti e la piccola sarebbe andata in arresto cardiaco con conseguenze anche gravissime. Il 17enne ha reagito immediatamente dimostrando sangue freddo e una buona preparazione. Tanto che, proprio grazie al suo provvidenziale intervento a bordo vasca, Fary è tornata pian piano alla vita. Andrea, dopo il suo soccorso rivelatosi provvidenziale per la bambina, è diventato non solo l’eroe della giornata ma anche di tutta Bovolone. Il suo gesto è trapelato infatti all’esterno dell’impianto natatorio. Tanto che da qualche giorno non fa che ricevere congratulazioni da parte dei bagnanti, di amici e semplici conoscenti. 
Studente lavoratore Il giorno dopo il salvataggio lo ha chiamato anche il medico del 118 arrivato in piscina a bordo dell’ambulanza per informarlo che la bambina stava bene e che si stava riprendendo rapidamente dopo la disavventura vissuta in quello che doveva essere un pomeriggio spensierato. Quel giorno, in piscina si era precipitato anche il sindaco Orfeo Pozzani, allertato di quanto stava accadendo nell’impianto. «Abbiamo in programma un evento», annuncia il primo cittadino, «dove premieremo alcuni giovani promettenti e meritevoli. E in quell’occasione consegneremo un riconoscimento anche a questo ragazzo». Andrea vive a Raldon ed è iscritto all’istituto agrario Stefano Bentegodi. Appena ha compiuto 16 anni ha svolto il corso di addestramento e ha iniziato a fare il bagnino nei mesi estivi. Fa parte dello staff che presta servizio alla piscina di piazzale Aldo Moro, gestita da una società cooperativa bresciana in convenzione con il Comune.
Il racconto «Mi ricordo bene le tre ragazzine, tutte e tre di colore», ripercorre quel giorno che farà di sicuro fatica a dimenticare il bagnino, «erano due sorelle che parlavano solo inglese e una loro amica, l’unica che conosceva l’italiano e che sapeva nuotare. Quando sono entrate in vasca abbiamo consegnato loro le tavolette e i tubi di gomma per rimanere a galla con la raccomandazione di tenersi nella parte bassa della piscina dove si tocca». «Dopo un po’», prosegue Andrea, «sono uscite dall’acqua, hanno lasciato i salvagenti e si sono spostate sull’altro lato della vasca. A quel punto, Fary, una delle due sorelle, è entrata nella parte dove non si tocca e non è stata più capace di restare a galla finendo sotto acqua. La prima a notarla mentre annaspava è stata una mamma e siamo subito intervenuti. La bambina era in posizione da affogamento, pancia in giù e braccia verso il fondo, quando l’abbiamo recuperata. La mia collega, Camilla Foletto, è andata a prendere il defibrillatore e io ho cominciato la rianimazione cardiopolmonare».
I soccorsi «Le ho praticato», riferisce Andrea, «cinque insufflazioni e 30 compressioni, ripetendo il ciclo più volte finché ha cominciato ad avere i primi spasmi respiratori. Non mi sono fermato finché non ha ripreso piano piano a respirare. Camilla è arrivata con il defibrillatore che ha rilevato i battiti e quindi non c’è stato bisogno di procedere con la scarica. Intanto il barista, collegato al telefono con il 118, ci riferiva i consigli dei medici che stavano arrivando sul posto». 
Quando ti sei reso conto che l’avevi salvata? «Ho capito che era fuori pericolo», ricorda il 17enne, «quanto ha risposto alla nostra chiamata dicendo il suo nome e ha aperto gli occhi come gli abbiamo chiesto. Si è messa a piangere, facendo disperare ancora di più la sorella e l’amica, ma era un buon segno, si stava riprendendo. Infine è stata presa in cura dal personale del 118 ed è stata trasferita in ospedale dove l’hanno tenuta in osservazione fino al giorno dopo. Non le ho più riviste, spero di reincontrarle». Dopo tanta teoria sei passato alla pratica, dunque. «Mi sono reso conto, però, che ciò che conta di più non è seguire per filo e per segno le istruzioni, è più importante inquadrare la situazione e non perdere tempo. Ogni istante è prezioso». 

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