Zoccatelli condannato a tre anni

L’imprenditore di Villafranca Gaetano Zoccatelli
L’imprenditore di Villafranca Gaetano Zoccatelli

È forse un caso unico di sentenza nella storia giudiziaria in cui viene condannato in primo grado il corruttore, Gaetano Zoccatelli ma non il corrotto (o presunto tale), Cinzia Bonfrisco. Il motivo è semplice: chi avrebbe ricevuto danaro e altra utilità, un soggiorno in Sardegna nell’estate del 2015 e un contributo elettorale, è l’allora senatrice veronese e oggi europarlamentare. Per l’esponente della Lega, il Senato aveva negato l’autorizzazione a procedere nella relazione, trasmessa al tribunale di Verona il 28 aprile 2019. Il motivo? Nei suoi rapporti con l’imprenditore veronese finiti nel mirino di Guardia di finanza e procura, la Bonfrisco, difesa da Paolo Maruzzo, ha agito nell’esercizio delle sue funzioni di parlamentare e, quindi rientra nell’ipotesi dell’articolo 68 della Costituzione che disciplina le immunità di onorevoli e senatori. E così ieri alle 16.50, il presidente del tribunale Alessia Silvi, con i colleghi Valentina Fabiani e Pasquale Laganà, ha letto la sentenza contro il solo Zoccatelli, condannandolo a tre anni di carcere così come aveva chiesto nella scorsa udienza il pm Gennaro Ottaviano al termine della sua requisitoria. La motivazione della sentenza arriverà tra novanta giorni e solo allora si capiranno le ragioni che hanno spinto i giudici a condannare il settantatreenne. ZOCCATELLI E LEGALE. Ad assistere alla lettura della sentenza, era presente lo stesso Zoccatelli che non ha nascosto tutta la sua amarezza mentre usciva dall’aula del tribunale: «Non capisco questa sentenza», ha detto l’imprenditore, «in aula abbiamo dimostrato che la corruzione non c’era cioè l’esatto contrario di ciò che è stato deciso dai giudici». L’imprenditore ha poi ribadito che «Cinzia è una mia amica». L’amarezza nelle parole di Zoccatelli è legata anche alla circostanza che «la deposizione in aula dei testimoni non è servita a niente». Anche il suo difensore, l’avvocato Nicola Avanzi non nasconde sconcerto per la decisione del tribunale anche se, dice «le sentenze si devono sempre rispettare». Il legale poi assicura che presenterà appello. L’ACCUSA. Il capo d’imputazione ruotava su un paio di regali che Zoccatelli ha fatto all’ex esponente di Forza Italia per ottenere il suo appoggio politico ad un emendamento di una legge in discussione nella primavera del 2015 in Senato. In ballo, c’era, infatti, l’inserimento della Cev, il Consorzio energia veneto composto da 1.200 Comuni, tra le stazioni appaltanti a livello nazionale. E l’organismo all’epoca era diretto proprio da Gaetano Zoccatelli. Per questo interessamento della Bonfrisco, l’ex consigliere comunale di Villafranca le avrebbe pagato una vacanza a Tanca Manna in Sardegna per una spesa che, secondo quanto ha riferito la difesa nella scorsa udienza, ammontava a tremila euro. Per l’accusa, poi, lo stesso imprenditore avrebbe elargito un contributo di 4.000 euro per la campagna elettorale alle Regionali di Davide Bendinelli, sindaco di Garda (non coinvolto nell’indagine) proprio su richiesta della Bonfrisco. L’UDIENZA. L’udienza di ieri è iniziata poco prima delle 15. In aula, erano presenti Gaetano Zoccatelli oltre al suo difensore, l’avvocato Nicola Avanzi e al pm Gennaro Ottaviano. Ieri era attesa proprio la replica del rappresentante dell’accusa che, però, ha rinunciato e alle 14.58, il tribunale, presieduto da Alessia Silvi con i colleghi Pasquale Laganà e Valentina Fabiani, si è riunito in camera di consiglio. La situazione tra accusa e difesa è così rimasta ai nastri di partenza con lo scacchiere già impostato nell’udienza dell’otto aprile scorso. In quella fase del dibattimento, il rappresentante dell’accusa aveva chiesto la condanna per Zoccatelli, ritenendo provata la sua colpevolezza nella corruzione così come quella della senatrice Bonfrisco. Lo aveva motivato sulla base di alcune intercettazioni telefoniche che aveva considerato decisive per definire la responsabilità dei due imputati. Il pm Gennaro Ottaviano, tra l’altro, aveva ricordato come l’attuale europarlamentare della Lega, aveva chiesto al telefono, in un colloquio captato dagli investigatori, un parere a Zoccatelli anche sui termini da riportare nell’emendamento finito poi nel mirino dell’accusa La difesa dell’imprenditore a sua volta aveva replicato che i rapporti tra la Bonfrisco e l’imprenditore villafranchese si fondavano su un’amicizia trentennale e nulla avevano a che fare con le rispettive attività di senatrice e direttore della Cev. Si trattava, quindi, di semplici atti di cortesia tra due persone legate anche da consolidate relazioni con i rispettivi famigliari . L’accusa, invece, ha interpretato quel legame come un «sodalizio criminoso» come riporta il capo d’imputazione. E alla fine, il tribunale ha condannato Zoccatelli. •

Giampaolo Chavan

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