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14.05.2019

Squadra salva. E nasce l’idea del calcio club

Renato BernabeiGiorgio SaccardiCommenti al bar leggendo la pagina de L’Arena FOTO PECORAArmando Minucelli mostra il suo abbonamento per lo stadio
Renato BernabeiGiorgio SaccardiCommenti al bar leggendo la pagina de L’Arena FOTO PECORAArmando Minucelli mostra il suo abbonamento per lo stadio

Quando domenica pomeriggio poco prima delle 18 l’arbitro ha fischiato la fine della partita è iniziata la festa. Il Villafranca resta in serie D. Salvo. A pagare è stata l’altra veronese, il Legnago, spedita all’inferno con due gol (1-2 il finale) nello spareggio per la sopravvivenza. Ieri però, come da tradizione, era il giorno dei commenti. Delle analisi, di chi si appaga della vittoria e progetta già un’altra stagione nel livello dilettantistico più alto. Al bar Fantoni, sul corso, infondo quattro signori sono seduti in cerchio. Sul tavolo la Gazzetta dello sport e L’Arena. Si parla della partita del giorno prima. Uno di loro, tifoso storico, orgoglioso tira fuori dal portafoglio l’abbonamento alla squadra della sua città. È Armando Minucelli che da tante stagioni segue il Villafranca nelle partite casalinghe. «Sono sempre stato appassionato. Quella di ieri è stata un’impresa anche perché era davvero difficile vista come si era messa nelle ultime giornate». Torna anche sulla partita contro il Mantova di sette giorni prima: un pareggio a reti bianche che aveva fatto ben sperare vista la potenza della squadra virgiliana. Il sentimento di attaccamento alla maglia che si trasferisce sul campo lo si legge negli occhi. Lo si intuisce nelle parole, anche quelle che non vengono pronunciate. Nei gesti delle mani per indicare che quella di domenica è stata davvero una grande prestazione. Sembra un calcio d’altri tempi in quell’angolo di bar dove, seduti a poca distanza, una comitiva di giapponesi prova meravigliata per la prima volta la sfogliatina. «Il mio preferito è capitan Avanzi», aggiunge ancora Minucelli dopo aver richiuso il portafoglio. Da Villafranca, domenica mattina, sono partite diverse auto e pullman: tutti con il navigatore impostato sullo stadio Mario Sandrini di Legnago. Su una di queste c’era anche Marco Bresaola, per tutti semplicemente il Bresi, che segue i blaugrana in casa e spesso anche in trasferta, alternando la passione per il Villafranca con quella gialloblù del Verona. «È stata una emozione fortissima. Avevamo perso alcune partite prima e si era messa male», dice parlando della classifica. «Poi i due gol in sette minuti hanno riaperto tutto». Al triplice fischio è scattata la festa. «I giocatori», continua il tifoso, «sono venuti sotto al nostro settore e alcuni hanno lanciato la maglia». Da lì sono iniziati i cori e gli abbracci. Prima in campo davanti ai tanti arrivati da Villafranca e poi nello spogliatoio. Ad accompagnare e spingere gli uomini di mister Giorgio Adami c’era anche il sindaco Roberto Dall’Oca. «Serve fondare un calcio club per creare un gruppo di tifosi che possa seguire sempre la squadra», avanza Bresaola. Villafranca, infatti, vive di un tifo non organizzato, ma non per questo meno caloroso. «Rimanere in serie D significa dare lustro alla città e confrontarsi con realtà del calibro di Mantova e Como», società che hanno assaporato in passato palcoscenici importanti. Facendo un giro nei bar del centro l’argomento non è difficile da toccare. Basta dire Villafranca o serie D per sentire la risposta «siamo felici». Al Bar Corso, Renato Bernabei, ne parla con alcuni amici: «Ho giocato tanto nel Villafranca. E sono contento si sia salvato». Facile quindi riprendere vecchi ricordi, quando la squadra giocava nel fortino protetto dalle mura del castello scaligero. Teatro di mille battaglie fino agli inizi degli anni Ottanta. C’è pure spazio per una piccola critica: «Ci vorrebbero però più giocatori di Villafranca in squadra». Sulla stessa linea, a poca distanza, in uno dei bar storici di via Pace, Giorgio Saccardi commenta il risultato del giorno prima: «Sono contento, la serie D è un orgoglio per il nostro paese». La gara di domenica garantisce quindi la salvezza in quello che più volte è stato soprannominato derby «fratricida» dove a confrontarsi, per mano di un terribile incastro del destino, erano le due veronesi. O l’una o l’altra. A sorridere e alzare le braccia al cielo, alla fine, è stato però il Villafranca. •

Nicolò Vincenzi
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