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14.04.2019

«Ciao Silvia! È per te che siamo tutti qua»

L’Aurora di fianco alla bara di Silvia Bertucco canta al termine del funerale  FOTO PECORA
L’Aurora di fianco alla bara di Silvia Bertucco canta al termine del funerale FOTO PECORA

Il funerale è terminato. Ma nessuno si alza. C’è silenzio nel duomo di Villafranca. Solo dall’esterno si sentono suonare le campane. Davanti all’altare gli attori dell’Aurora, la compagnia teatrale di cui aveva fatto parte per quasi vent’anni, si schierano ordinati. A poca distanza c’è un microfono. Silenzio ancora. Poi tutti iniziano a cantare quella canzone che a lei, Silvia Bertucco, stroncata a 40 anni da un tumore giovedì scorso, piaceva tanto. Era quella con cui si concludeva lo spettacolo alla sala Ferrarini quest’anno e che aveva cantato Silvia, la prima sera, quando, combattendo contro la malattia con tutte le sue forze, era riuscita nella sua impresa: partecipare alla prima della Rivista di carnevale 2019, «Can da l’oca», andata in scena a fine febbraio. Salire sul palco per l’ultima volta, prima che il fisico cedesse. Gli attori e amici cantano, rompono il silenzio e la chiesa, gremita per il funerale celebrato ieri da don Daniele Cottini, prende vita. I volti sono rigati dalle lacrime mentre a fatica dalla bocca escono parole di gioia: «È per te che siamo tutti qua. Una luce nell’oscurità. Energia e magia, e l’Aurora è allegria… siamo qui». Un tiro alla fune di sentimenti. Il coro canta l’ultima strofa: «Sogna in grande che succederà. Questo palco lo racconterà. Energia e magia, il sipario si chiuderà… siamo qui». Poi di nuovo il vuoto. Nessuno parla, nessuno si muove. Lentamente viene portato all’esterno del duomo il feretro e tutto torna alla triste realtà. Silvia Bertucco lascia il marito Luca Finetto e una bambina di 6 anni. Ha lottato fin che ha potuto contro quel tumore che aveva combattuto anche qualche anno prima. E che non l’ha lasciata in pace. «Sembra Pasqua da quanta gente c’è», dice don Daniele all’inizio della celebrazione. Impossibile non tornare a qualche mese fa, quando Bertucco in quelle ore di prove a teatro lasciava fuori tutto e si faceva trasportare dal palcoscenico. «Da gennaio siamo stati tutte le sere in teatro. C’era lo spettacolo da preparare», dice Monica Piazzi a nome dell’Aurora. «Tu eri sempre precisa, con il tuo sguardo da matta e la tua risata inconfondibile». E poi: «Ti porteremo sempre dentro di noi. Ci sarai nella quotidianità, sul palco e nelle serate con gli amici. La tua mancanza ci insegna che bisogna sempre lottare e aggrapparsi con le unghie alla vita fin che ci è concesso». «Lo sai come siamo, siamo matti, e vogliamo celebrarti come avresti voluto tu: cantando la canzone che quest’anno ti piaceva così tanto», conclude prima che la base musicale inizi. Nessuno era pronto o almeno nessuno avrebbe voluto esserlo. Le amiche di sempre si chiedono perché sia successo proprio a lei «madre meravigliosa, moglie attenta, figlia premurosa, sorella invidiabile e grande amica». È una di loro che con la voce rotta ribadisce: «Mi mancheranno le uscite insieme alle altre a ridere e scherzare. Mi mancheranno le tue performance di recitazione, canto e ballo». E conclude: «Cara Silvia, amica mia, continua a sorridere anche da lassù mentre io ti tengo saldamente ancorata al mio cuore. Ti voglio bene». Moltissima gente affolla il duomo, tanto da lasciare anche qualcuno in piedi. Fra i banchi c’è anche l’attore e regista veronese Roberto Puliero che conosceva la collega villafranchese: «Era un’amica. E poi avevamo lavorato insieme, era venuta a cantare nel nostro spettacolo diverse volte. Era una donna che trasmetteva gioia», ricorda. L’ultimo pensiero è di don Daniele: «Hai sorpreso tutta Villafranca quando abbiamo saputo che non ci saresti stata per la seconda serata. Ma tu sei la testimonianza che si deve lottare fino alla fine». Finisce la funzione, finisce la musica. E poi solo il silenzio accompagna il feretro fuori dalla chiesa e verso il cimitero di Villafranca. •

Nicolò Vincenzi
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