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19.04.2019

No alla pena ridotta per il milione sparito

La farmacia di Vigasio di proprietà dell’ex Gsi ora diventata privata  con una nuova gestioneL’amministratore Marco Bovo
La farmacia di Vigasio di proprietà dell’ex Gsi ora diventata privata con una nuova gestioneL’amministratore Marco Bovo

Marco Bovo non ha avuto neanche un giorno di sconto. Il 24 luglio dello scorso anno, era stato condannato a sette anni e quattro mesi e ieri la Corte d’appello ha confermato la pena, inflitta dal gup Raffaele Ferraro a Verona quasi nove mesi fa. La partita giudiziaria, però, non è finita. Ieri il suo difensore, l’avvocato Alberto Franchi, ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione contro la sentenza letta ieri mattina dai giudici di secondo grado a Venezia. La difesa ritiene di aver parecchie frecce nel suo arco in grado di scalfire l’impianto accusatorio, formulato in prima istanza dal pm Gennaro Ottaviano, rivelatosi fino a ieri, però, solido in ambedue i gradi di giudizio. Che la situazione per Marco Bovo si fosse messa male, lo si era capito al termine della requisitoria nell’udienza di ieri quando il procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna, inflitta all’ex commercialista, in primo grado. In realtà, Bovo non era presente in aula e ha saputo della condanna solo nel pomeriggio dal suo difensore, l’avvocato Alberto Franchi nella comunità Emmaus di Villafranca dove sta scontando la pena agli arresti domiciliari. Il professionista è stato arrestato il 25 ottobre di due anni fa e dopo un periodo di detenzione in carcere, gli erano stati concessi i domiciliari. «Resto fiducioso nella giustizia», ha detto Bovo al suo legale una volta saputo dell’esito del processo, «e aspetto la decisione della Cassazione. Non credo che sia giusto pagare anche per ipotesi di reati erroneamente prospettati dall’accusa nei due gradi di giudizio». Il riferimento dell’imputato è relativo ad alcuni passaggi chiave dell’arringa dell’avvocato Franchi, illustrati durante l’udienza di ieri, durata poco meno di un’ora. A parere della difesa, infatti, l’ipotesi di peculato formulata dalla procura nei due gradi di giudizio, può essere assorbito dal reato di bancarotta sulla base al rapporto di specialità esistente tra le due diverse fattispecie. In realtà, la serie di accuse contro l’ex amministratore unico della società Gsi srl dichiarata fallita il 14 aprile è ben più ampia perchè oltre alle accuse di bancarotta della società di proprietà del Comune e di distrazione di somme di danaro pubblico di poco superiore al milione di euro, Bovo deve rispondere anche di auto riciclaggio. In pratica, hanno sostenuto i giudici in due gradi di giudizio, il commercialista che viveva a Povegliano, ha acceso mutui e prestiti in alcuni istituti di credito. Per provvedere ai pagamenti delle rate di questa serie di prestiti, Bovo sarebbe ricorso all’impiego di 70.335 euro, sottraendoli proprio dalla cassa della Gsi srl, l’azienda che gestiva alcuni servizi del Comune di Vigasio come le farmacie, la biblioteca e le mense. Anche sull’accusa di autoriciclaggio, la difesa ieri ha tentato di allontanare lo spettro di una condanna. La difesa ha sostenuto, infatti, che non ci sarebbe stata particolare attività di Bovo, volta ad occultare l’origine e l’impiego dei 70.000 euro per l’impiego di spese personali. In questo modo, il difensore voleva togliere così uno dei pilastri che tiene in piedi il reato di autoriciclaggio così come descritto nel codice penale D’altro canto, il «vizio» di trasferire i soldi incassati dalla Gsi srl ai suoi conti, soprattutto con l’attività delle farmacie comunali, è ben evidenziato nel capo d’imputazione relativo al peculato. Bovo emetteva a sè stesso assegni bancari, intestati alla Gsi di Vigasio e accesi alla Banca Veronese. Ciò avveniva anche «attraverso l’omesso versamento di denaro contante derivanti dagli incassi della farmacia comunale di Vigasio «Bassini». Sono stati poi gli investigatori della Guardia di finanza a scoprire che Bovo con quei soldi ha pagato anche una parte della sua casa di proprietà. Non si sa ancora oggi che fine abbiano fatto tutti quei soldi, prelevati dalle casse della Gsi srl. «Si tratta di un caso giuridico interessante», ha commentato ieri l’avvocato Alberto Franchi dopo la lettura della sentenza di condanna, «sono sicuro che i giudici della Suprema Corte valuteranno in modo diverso le accuse avanzate al mio assistito». •

Giampaolo Chavan
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