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06.08.2019

Vent’anni fa la tragedia della Val Chiavenna

Una delle tende sul torrente Febbraro, ingrossatosi per un temporale nel cuore della notte
Una delle tende sul torrente Febbraro, ingrossatosi per un temporale nel cuore della notte

Sono passati vent’anni dalla tragedia della Val Chiavenna dove tre scout – Giulia Perlini, 13 anni, di Castel d’Azzano, la coetanea Anna Ciocchetta di Forette di Vigasio e la 12enne Martina Signorini di Verona – persero la vita in un campeggio, travolte dalle acque di un torrente, ma il ricordo di quella disgrazia non si è mai spento. Domani alle 20.30 nella chiesa di Forette di Vigasio le tre giovanissime scout verranno ricordate con una messa di suffragio presieduta da don Franco Bontempo, parroco di Bonferraro e Pampuro, amico di famiglia dei genitori delle tre ragazzine, e animata dal gruppo degli scout del Verona 8. Tre angeli con il fazzolettone che da allora vegliano su di loro. Un’alba tragica quella del 7 agosto 1999. Siamo in Valtellina, un paradiso montano nel comune di Madesimo, in provincia di Sondrio. Verso le 5, in una valle stretta e profonda, dove la luce arriva molto tardi e i telefonini non hanno campo, un’onda fatale spazza via come un castello di carte le tre tende erette sopra palafitte, piantate sul greto del torrente Febbraro come altre. Il campo era stato allestito dal gruppo scout Verona 8 di Castel d’Azzano con una trentina di ragazzini di età compresa fra gli 8 e i 13 anni. Con loro anche sei accompagnatori adulti. Il gruppo era arrivato due settimane prima, il 26 luglio. E quello che doveva essere l’ultimo giorno di vacanza è diventato invece un’alba di terrore e di morte. Le tre palafitte costruite sul corso d’acqua erano collocate a una ventina di metri di distanza l’una dall’altra. Il giorno prima era piovuto a lungo, ma era poi tornato il sereno, Verso mezzanotte, invece, scoppiò un forte e improvviso temporale. E le acque del Febbraro si ingrossarono all’improvviso. La prima piattaforma, dove dormivano sette bambini, resse l’urto della massa d’acqua. La seconda, invece, cedette trascinata a ridosso della terza. Quella notte tra il 6 e il 7 agosto 1999 le vite di Anna, Martina e Giulia, vennero portate via all’improvviso dalle acque di un torrente in piena in Val Chiavenna. Le tre ragazzine facevano parte di un gruppo di una trentina di scout dell’Agesci, il Verona 8, che fino a qualche anno prima aveva sede nella parrocchia cittadina di San Zeno alla Zai, ma che si era poi trasferito ad Azzano. LE LORO TENDE erano state costruite sul greto di un torrente in Val Febbraro nel campo allestito a Isola di Madesimo. Qui il gruppo di Castel d’Azzano, appartenente all’Agesci, aveva realizzato una struttura per una trentina di ragazzini. Insieme avevano costruito un accampamento in stile western, con tanto di saloon, una sorta di città del Texas, trapiantata in mezzo alle Alpi. Inoltre si erano costruite tre palafitte sulle quali erano state erette altrettante tende mentre altre tende erano state piantate lungo il corso d’acqua. La notizia della tragedia tenne banco per giorni in apertura di Tg fino anche a dopo i funerali, celebrati dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Amari nella chiesa di Santa Maria Annunziata a Castel d’Azzano. Anche il Papa Giovanni Paolo II scosso per la tragedia, volle manifestare la sua vicinanza ai genitori, familiari e al gruppo scout Verona 8 inviando un telegramma per manifestare il cordoglio e «i sentimenti di partecipazione al dolore». Dieci anni fa, sul luogo della tragedia, venne posta una scultura realizzata da Raffaello Biondani e ideata da Francesco Mastriani di Forette, genitore di un lupetto, nonché ex capo scout: raffigura tre angeli posizionati perpendicolarmente fra loro in modo da poter essere vista allo stesso modo da tutte le angolazioni. Le tre ali frastagliate degli angeli formano in negativo le fiamme di un fuoco che punta verso l'alto. La base sulle quali le sculture sono poggiate è un cerchio; fuoco e cerchio: due elementi caratterizzanti un campo estivo scout. •

Valerio Locatelli
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