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21.05.2019

Il Monte Vento è scomparso dai programmi elettorali

Il cancello dell’ex area militare a Monte Vento
Il cancello dell’ex area militare a Monte Vento

È da un decennio uno degli argomenti clou al centro del dibattito politico: come salvare lo straordinario patrimonio ecologico-naturalistico degli ex siti militari di Monte Vento e Monte Mamaor. La conferma è venuta anche dalle 1.400 persone che hanno visitato Monte Mamaor nei due giorni di riapertura. Alcuni mesi fa, tuttavia, la maggioranza consiliare, decidendone l’acquisizione dal Demanio, aveva indicato come linea da seguire quella di sacrificare Monte Vento, utilizzando le risorse accantonate per Monte Mamaor. Una scelta da rivedere secondo Fabrizio Gagliardi, da sempre anima del gruppo etico-territoriale El Morar che dal 2008 si batte per tutelare queste aree e che su questo aveva raccolto migliaia di firme. «Me ne sono reso conto una volta di più», afferma Gagliardi, «quando pochi giorni fa sono stato sul Monte Vento per lo svolgimento del raduno scout provinciale dei Giochi di San Giorgio. Del resto lo aveva affermato anche Vittorio Ingegnoli, architetto e naturalista esperto in ecologia del paesaggio, nello studio effettuato nel 2015 sullo stato ecologico della vegetazione nei due ex forti. Studio contenuto in una relazione prodotta dall’ingegnere Giuseppe Magro per il Comune. In esso, infatti, Ingegnoli aveva confrontato i prati stabili e aridi all’interno di Monte Vento con altri regionali, rilevando un’ottima biopotenzialità territoriale (Biological Territorial Capacity-Btc) e un’alta efficienza ecologica (Concise Bionomic State-Cbst), capaci di svolgere un ruolo importante sia nei confronti della presenza umana che di quella animale. «Qualsiasi progetto che la nuova amministrazione intenderà mettere in campo per l’area di Monte Vento», sostiene il portavoce de El Morar, «dovrà tenerne conto, in modo che le peculiarità, la biodiversità e le funzioni ecologiche svolte dai nostri prati non vadano assolutamente persi. Tra le tante essenze che ho visto Monte Vento m’hanno colpito due splendide orchidee: l’orchidea minore, meglio conosciuta come giglio caprino (Anacamptis morio) e l’orchidea screziata (Neotinea tridentata)». Intanto, nei programmi elettorali di due liste (Valeggio Domani e Valeggio in Comune), Monte Vento non viene nemmeno citata, mentre in quello di Uniti per Valeggio si evidenzia la necessità di «stabilire la percentuale di superficie utilizzabile per progetti di valorizzazione», da valutare nella loro compatibilità coi «valori paesaggistici ed ambientali». Diversa l’attenzione per Monte Mamaor, di cui si parla in tutti e tre i programmi. Nel programma di Valeggio Domani si sottolinea l’«intenzione di avviare un percorso partecipativo con le associazioni del territorio, al fine di individuare la migliore soluzione di utilizzo e fruibilità» delle due aree. Sulla stessa falsariga quello di Valeggio in Comune, dove si evidenzia la necessità della «valorizzazione delle zone collinari con progetti mirati volti a preservare le caratteristiche dei luoghi, valorizzando le biodiversità, attraverso la realizzazione di collaborazioni con gli enti del terzo settore del territorio». Più dettagliato quello di Uniti per Valeggio che propende per la «creazione di un parco di interesse locale», al fine di tutelare l’area al meglio e farla diventare «motore di un rinnovato sviluppo economico, culturale e sociale della stessa comunità locale». Tra i progetti compatibili quelli di un ecomuseo, del riutilizzo delle torri di guardia come punto d’osservazione per la fauna e per il paesaggio, un centro d’accoglienza per i visitatori e spazi per le associazioni. •

Alessandro Foroni
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