Un testamento da 25 milioni

La residenza di Stefano Toffoli era in via Don Minzoni 11: ora vi ha sede la Fondazione FOTO  PECORA
La residenza di Stefano Toffoli era in via Don Minzoni 11: ora vi ha sede la Fondazione FOTO PECORA

Ha voluto lasciare i suoi beni, oltre 25 milioni di euro, per aiutare le persone in difficoltà. Queste le ultime volontà del benefattore Stefano Toffoli, figlio dell’imprenditore caseario Gaetano Toffoli, che, dopo aver lasciato il segno nell’assistenza e nelle opere pubbliche di Valeggio, l’ha fatto anche prima d’accomiatarsi, destinando il suo patrimonio (in titoli e denaro) ai più bisognosi. Per raggiungere questo obiettivo, Toffoli ha nominato il Comune di Valeggio sul Mincio erede universale dei beni inclusi nel proprio testamento, anche se ad amministrare il lascito di 25 milioni sarà la Fondazione Stefano Toffoli, appositamente creata nel 2018. Al Comune andranno infatti 100 mila euro, che però dovranno essere utilizzati anche per il pagamento di una serie di spese lasciate dal defunto (spese funerarie, etc.). Stefano Toffoli, che da decenni aveva scelto un esilio dorato in una clinica lombarda, è morto mercoledì 29 luglio 2020 dopo aver compiuto 73 anni e subito in molti s’erano chiesti che fine avrebbero fatto i suoi averi. Chi lo conosceva bene era certo che la sua idea rimaneva quella di seguire il percorso già intrapreso da tempo, con la creazione dell’Associazione Stefano Toffoli e interventi di sostegno, come il contributo di un milione e 650 mila euro per l’ampliamento della scuola secondaria inferiore Jacopo Foroni o l’acquisto di alcune ambulanze. «Lo conoscevo fin da quando eravamo ragazzi», racconta l’ex sindaco Albino Pezzini che, oltre ad essere il presidente della fondazione, ne è l’esecutore testamentario, «e ci trovavamo al cinema o nelle feste tra adolescenti. Poi ci siamo sempre tenuti in contatto. Mi colpì la sua generosità quando, nel 2005, finché ero sindaco, aveva saputo che il Comune doveva realizzare una nuova ala della scuola media. Allora mi chiamò e mi chiese qual era il conto del Comune per contribuire ma gli spiegai che non era così semplice. Poi l’opera si fece in tempi rapidi, col supporto della neonata Associazione Stefano Toffoli e risparmiando». Toffoli, che di economia e finanza se ne intendeva, ha lasciato precise disposizioni alla Fondazione, nata nel 2018, stabilendo che la gestione finanziaria non dovesse mai correre rischi elevati e che l’impegno annuale a favore di chi è in difficoltà economiche permettesse sempre il mantenimento del capitale. «Abbiamo numerosi paletti», conferma Pezzini, «dall’utilizzo di un massimo del 30 per cento degli utili e comunque entro l’1 per cento del capitale a dettagliati criteri per erogare aiuti, dall’Isee entro i 12 mila euro alla residenza a Valeggio da 15 anni». Nella fondazione sono presenti come consiglieri Rosangela Canesso, presidente dell’Associazione Stefano Toffoli, conosciuta anche per l’attività di trasporto a chiamata e Annamaria Buniotto, oltre a Cesare Menini, nel ruolo di garante, con tutti i poteri di controllo dell'Ente e dei suoi organi e al revisore unico, nominato da Toffoli. «Il legato o lascito attribuito alla Fondazione», precisa Menini, «è un istituto tipico della successione testamentaria, con cui il testatore ha attribuito al legatario un particolare diritto. Grazie a questo la Fondazione lo amministrerà secondo quanto disposto dal testamento e dallo statuto della Fondazione, seguendo quanto previsto dal fondatore stesso. Poi il punto di raccordo tra le volontà espresse dal fondatore, l’erede (il Comune) e il legatario (la Fondazione) sarà rappresentato dall’esecutore testamentario». Rosangela Canesso, la cui associazione viene indicata come braccio operativo della fondazione, sottolinea, sottolinea: «Noi possiamo aiutare a raccogliere informazioni su situazioni che meritano un aiuto e in questo momento stiamo anche pagando degli affitti di persone che non ce la fanno, ma abbiamo due bilanci diversi e la fondazione non mi può aiutare per le spese correnti». Per il sindaco Alessandro Gardoni la nomina del Comune come erede universale «ha un alto valore simbolico e accetteremo, anche se, come da prassi, ci siamo riservati di farlo con beneficio d’inventario, perché non sappiamo ancora quante saranno le spese. Riteniamo che, una volta consultati, poi il Comune entrerà in gioco con i suoi uffici per fornire le necessarie informazioni su chi ha effettivamente bisogno». •

Alessandro Foroni