«Un solo anno e ho amato la chimica per sempre»

Remo Girardini ha un ruolo dirigenziale in una multinazionale farmaceutica. È originario di QuaderniDoriano CordioliL’articolo del 10 gennaio
Remo Girardini ha un ruolo dirigenziale in una multinazionale farmaceutica. È originario di QuaderniDoriano CordioliL’articolo del 10 gennaio
Remo Girardini ha un ruolo dirigenziale in una multinazionale farmaceutica. È originario di QuaderniDoriano CordioliL’articolo del 10 gennaio
Remo Girardini ha un ruolo dirigenziale in una multinazionale farmaceutica. È originario di QuaderniDoriano CordioliL’articolo del 10 gennaio

«La scelta di uno studente dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla fortuna di incontrare un grande docente». È una frase attribuita a Rita Levi Montalcini che Remo Girardini, nato a Quaderni nel 1971 e oggi con ruolo dirigenziale in una multinazionale farmaceutica, rappresenta a pieno. «Ho scelto di fare il chimico grazie al professor Cordioli», ci dice contattando la redazione de L’Arena dopo la pubblicazione della storia di Doriano Cordioli, professore di chimica in pensione che ha trasformato i suoi appunti di insegnante in un libro didattico utilizzato a livello nazionale. Cordioli, di Pizzoletta, negli anni Ottanta, insegnava chimica al biennio dell’Itis Marconi che a Villafranca aveva una sede staccata al secondo piano dell’attuale liceo Medi. Qui arrivò Remo Girardini, dopo le scuole medie Aldo Moro. «Ho visto il professor Cordioli sul giornale (articolo di Carlo Rigoni, ndr) e ho letto le sue parole “Ho scelto di plasmare essere umani, non la materia”. Ecco, mi ci sono ritrovato», ci racconta l’ex studente iniziando così la sua storia. «Finite le medie cercavo un istituto che mi desse la possibilità di scegliere più avanti la strada da percorrere. Sono orfano di padre, lo ero anche allora, e mia mamma voleva che proseguissi gli studi. Ma io non volevo che si ammazzasse di lavoro per noi. Ho anche una sorella più giovane. Così cercavo una scuola che mi desse un ampio parco di indirizzi considerando che ero portato per l’area tecnica». Sono gli anni Ottantae si sta preparando il boom dell’informatica. A Villafranca come istituti superiori di quell’area ci sono il liceo scientifico Medi e, appunto, la staccata dell’Itis. Girardini sceglie il Marconi, pur con qualche dubbio sull’informatica. Passa il primo anno. Al secondo arriva in classe il professor Cordioli. «È stato in grado di farmi amare una materia strana che affronta situazioni che non vedi, un microcosmo che conosci tramite esperimenti che tuttavia ti fanno vedere le conseguenze, ma non quello che accade», racconta il chimico. «Un professore deve avere la capacità di coinvolgerti e di farti piacere la materia, perché uno studente deve essere lieto di studiarla, non sentirsi costretto. E con Cordioli ho amato la chimica». È una folgorazione la sua e così, finito il biennio, Girardini sceglie di proseguire gli studi di chimica. Non è facile per lui, a Quaderni, senza patente. A Verona non c’è questo sbocco se non a Legnago. Così lo studente guarda a Mantova all’istituto per perito chimico Fermi. C’è il treno delle 7.25, la Freccia della Versiglia, che ferma alla stazione di Villafranca e anche a Mantova. «I genitori di altri studenti che prendevano quel treno mi davano un passaggio. In quinta, però, rimasto solo, andavo in stazione con il Ciao Piaggio, con qualsiasi tempo atmosferico». Ma non è la fatica, che Girardini ricorda: «Al di là dei sacrifici, mi spingeva l’amore per la materia che Cordioli aveva acceso in me. Non volevo seguire le mode, come quella dell’informatica, anche se forse mi dava più certezze». E quell’istinto lo porta a proseguire gli studi, con l’orgoglio di mamma Gina Perina, fino alla laurea in chimica a Parma nel 1995 col massimo dei voti. Oggi lavora, con ruoli dirigenziali, in una multinazionale farmaceutica nel parmense. «Sono stati i modi del professore a farmi amare la materia. Aveva una sorta di sacralità dello studente, credeva in noi, instaurava un rapporto di fiducia, eravamo in sintonia», conclude. «Ha saputo muovere i nostri interessi. Non alzava la voce, sapeva parlare con noi e nelle poche ore che aveva a disposizione, e senza laboratorio, ci ha fatto piacere la chimica con esempi semplici. L’ho avuto solo un anno, ma è bastato per una folgorazione che mi ha fatto scegliere la mia strada». E oggi Girardini porta con sé il mito della «sacralità dello studente» andando come volontario alle scuole elementari di Quaderni per spiegare ai bambini il ciclo dell’acqua o i solidi e i liquidi, attraverso dei giochi. •.

Maria Vittoria Adami