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20.03.2019 Tags: Gianluigi Mazzi , Lugagnano , Sona , Cooperativa Beta

Svastiche e scritte
sulle lapidi
al cimitero

Tombe al cimitero di Lugagnano, più volte bersagliato dai vandali
Tombe al cimitero di Lugagnano, più volte bersagliato dai vandali

Non c’è rispetto nemmeno per i morti. Devono aver pensato così le persone che nei giorni scorsi, passando davanti al cimitero di Lugagnano, hanno trovato quattro epigrafi imbrattate con svastiche e croci celtiche. I segni sono stati lasciati con un pennarello nero. Non si sa se il responsabile sia uno solo o se questo atto di vandalismo, irrispettoso anche nei confronti del dolore di chi ha da poco perso un proprio caro, sia opera di più persone. Si pensa a qualche giovanissimo, dato che da un po’ di tempo il parcheggio del camposanto è diventato luogo di ritrovo per ragazzini, che lì fumano e bevono. Secondo alcune segnalazioni, che evidenziano il passaggio di automobili in ore notturne, in questo luogo appartato si danno appuntamento anche maggiorenni, ma non si sa per quale motivo. Le epigrafi imbrattate erano poste di fianco all’ingresso di via Della Concordia. Negli ultimi mesi, il cimitero di Lugagnano non riesce a trovare quella pace che dovrebbe essere assicurata ad un luogo come questo.

A dicembre e poi di nuovo a febbraio, un uomo, ripreso dalla telecamera di sorveglianza, si era introdotto nel camposanto, danneggiando i servizi igienici. La prima volta si era scagliato contro sanitari ed arredi, aveva inciso scritte sulle pareti e rotto bottiglie di birra sul pavimento. Dopo il primo atto di vandalismo, il bagno era stato sistemato a proprie spese dalla Cooperativa Beta, che gestisce i cimiteri del territorio di Sona, ma neanche un mese e mezzo dopo l’uomo, non ancora identificato, era rientrato, sempre di notte, e aveva rotto lo sciacquone, lasciando nuovamente cocci di vetro per terra. Sembra comunque che l’imbrattamento delle epigrafi non sia opera della stessa persona che aveva danneggiato i servizi igienici.

 

Il sindaco Gianluigi Mazzi tende infatti a pensare che ad aver lasciato svastiche e croci celtiche sia stato qualche ragazzino: «Credo che non ci sia nessun elemento ideologico e che non si possa parlare di integralismo nazista, visto tra l’altro che le svastiche sono storte, ma che si tratti di una bravata riconducibile a ragazzini. L’imbrattamento delle epigrafi è un atto triste perché è una mancanza di rispetto nei confronti dei defunti e dei loro cari». Poi il sindaco torna a fare appello alla comunità, come già fatto in passato in occasione di altri vandalismi: «C’è necessità di risolvere un problema che c’è nel nostro territorio. Questa situazione non deve essere gestita solo dalle istituzioni, ma dalla comunità che deve avere un ruolo attivo nel segnalare alla polizia locale episodi di vandalismo, visto tra l’altro che siamo tutti dotati di cellulari che danno la possibilità di fotografare. Non si tratta di fare la spia ma si tratta di collaborare per risolvere il problema». •

Federica Valbusa

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