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16.04.2019

Sun Oil, nuovo ordine di smaltimento rifiuti

Il sopralluogo del sindaco Mazzi all’impianto della Sun Oil a Lugagnano del novembre scorso
Il sopralluogo del sindaco Mazzi all’impianto della Sun Oil a Lugagnano del novembre scorso

Trasferta a Venezia per il sindaco Gianlugi Mazzi. Oggi il primo cittadino sarà in Regione per chiedere un aiuto, anche economico, nell’eventualità che Sun Oil non ottemperasse all’ordinanza e dovesse essere il Comune a farsi carico dello smaltimento. La vicenda risale al settembre del 2006 quando il Comune di Sona aveva ordinato per la prima volta alla Sun Oil di procedere alla rimozione dei rifiuti stoccati nel deposito di via Molinara. La ditta avrebbe dovuto ottemperare al provvedimento entro sessanta giorni e invece, dopo quasi tredici anni, i rifiuti sono ancora lì, nonostante più solleciti inviati nel frattempo dal Comune. Nei giorni scorsi, il sindaco Mazzi ha firmato un’altra ordinanza con la stessa richiesta, chiarendo che in caso di ulteriore inottemperanza il Comune procederà d’ufficio all’esecuzione dei lavori, con rivalsa delle spese sostenute nei confronti di Gianni Camillo Savoia, attualmente liquidatore della Sun Oil. Lo stabilimento di Lugagnano era stato posto sotto sequestro dalla polizia locale nell’aprile del 2006 e nel giugno del 2007, dopo che Savoia, allora custode dell’area, aveva scaricato in fognatura 3.750 metri cubi di rifiuti liquidi, la custodia era stata affidata al sindaco pro tempore di Sona. Negli anni successivi il Comune ha sostenuto ingenti spese per la manutenzione ordinaria dell’impianto, per un totale di circa 800mila euro. Lo scorso gennaio il tribunale di Verona ha disposto la revoca del sequestro dell’area. Il dissequestro è avvenuto in seguito alla conclusione del procedimento penale a carico di Savoia, che era stato imputato per aver gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti, anche pericolosi: dopo due condanne nei gradi di merito, la terza sezione della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato estinto il reato per intervenuta prescrizione. Così, a febbraio il Comune ha riconsegnato lo stabilimento a Savoia stesso, nel frattempo diventato liquidatore della Sun Oil. Negli ultimi mesi, anche a seguito di un furto di rame che ha mandato in tilt l’impianto elettrico rendendo inattivabile il sistema di emergenza in caso di perdite o collassamenti delle cisterne, il sindaco Mazzi è tornato più volte a esprimere preoccupazione per le condizioni del sito, in cui sono tuttora contenuti circa 31mila metri cubi di rifiuti, per lo più liquidi, anche pericolosi. I motivi di preoccupazione sono stati tra l’altro confermati da una relazione dell’Arpav, che durante un sopralluogo effettuato a dicembre ha rilevato l’avanzato stato di decadimento delle strutture dell’impianto, la presenza di trafilamenti di rifiuti liquidi in alcuni punti delle cisterne e la precarietà dello stato di conservazione dei pozzetti. L’Arpav ha inoltre constatato che nell’area si trovano disseminati rifiuti vari, fra cui imballaggi plastici, cavi elettrici, veicoli in stato di abbandono sprovvisti di targhe, pezzi di fibrocemento e di materiale isolante delle cisterne e delle saracinesche. Alcuni giorni fa, il sindaco Mazzi ha ordinato alla Sun Oil di trasmettere entro sessanta giorni al Servizio tutela ambientale del Comune, e per conoscenza al settore Ambiente della Provincia e all’Arpav, un programma di smaltimento dei rifiuti, oltre che di adottare le misure atte a garantire il controllo costante dello stato dei contenitori e la corretta gestione dei rifiuti liquidi all’interno delle vasche e dei bacini di raccolta delle acque piovane. In caso di mancata ottemperanza dell’ordinanza, il Comune provvederà a inoltrare denuncia all’autorità giudiziaria. «La nuova ordinanza», spiega il sindaco Mazzi, «è stata emanata affinché la proprietà provveda quanto prima a smaltire i rifiuti, perché così come sono all’interno del sito rappresentano un potenziale pericolo. Le cisterne sono vecchie e vanno svuotate per evitare collassamenti e sversamenti nel terreno». La preoccupazione è legata al fatto che, essendo quella zona caratterizzata da un terreno ricco di ghiaia, qualsiasi sversamento arriverebbe direttamente nella falda acquifera che serve parte dell’area a sud di Verona. Comunque, attraverso un controllo effettuato su alcuni pozzi esterni, è stato verificato che a oggi non sussiste alcuna situazione di inquinamento dell’acqua derivato dai contenuti del sito. Per il primo cittadino bisogna però intervenire quanto prima: «In Italia», dice, «i soldi arrivano solo nel momento in cui l’inquinamento c’è. Noi ora siamo in presenza di una situazione critica, ma l’inquinamento può essere evitato. Non può essere che il Comune venga lasciato solo nell’affrontare questa situazione se la proprietà non dovesse procedere allo smaltimento. Gli uffici tecnici regionali e l’Arpav hanno sempre mostrato interesse per questa problematica, ora tocca alla politica deliberare i fondi per aiutarci a risolverla». Da qui la trasferta a Venezia. Intanto si pensa anche a come mantenere controllata la zona per scongiurare il pericolo di possibili inquinamenti: «Nell’assestamento di bilancio», conclude Mazzi, «prevedremo un importo per posizionare piezometri lungo il perimetro del sito, in modo da poter monitorare la falda acquifera». •

Federica Valbusa
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