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20.06.2019

Sona, l'addio a Thomas: «Ciao piccolo grande principe, sei incancellabile»

I funerali di ieri, nella piccola chiesa della frazione di Sona arrampicata sulle colline moreniche, sono la testimonianza più viva di quanto Thomas Moschini, 36 anni, fosse amato.

È morto davanti agli occhi di suo padre, dopo essere sceso dalla bicicletta e caduto a terra. Una cerimonia sobria, ma ricca di simboli. Di fazzoletti per contenere le lacrime e dell’incredulità degli amici che con lo sguardo perso fissano la bara come a chiedere, perché?

Quando prendono posto in chiesa la mamma, Lucia Fattori, il papà Gianni e la secondogenita Valentina, si siedono vicini a poca distanza dal feretro. È proprio la sorella a ricordare il fratello morto troppo presto. «Ciao piccolo grande principe», dice ricordando l’ammirazione che aveva per la storia scritta da Antoine de Saint-Exupéry. Così grande che si era addirittura tatuato l’immagine dell’elefante sul corpo. «In paradiso ora c’è una persona speciale e noi non smetteremo mai di ricordarci il figlio e il fratello che sei stato», aggiunge con la voce rotta ma forte. «Ti ho coperto tante marachelle che hai combinato, ma questa volta l’hai fatta troppo grossa», prosegue. Prima che l’applauso dei molti presenti rompa il silenzio che ha accompagnato gran parte della cerimonia, Valentina Moschini rievoca gli amori del fratello usando poche frasi, ma precise. Che arrivano, senza troppi giri di parole, al cuore: «Sarai come uno dei tuoi tanti tatuaggi che avevi sulla pelle, incancellabile. Ora prendi il tuo pallone e la tua chitarra e da lassù saluta anche i nonni».

Sull’altare insieme a don James Paradiyil, amico di famiglia, ora parroco a Costermano dopo aver lasciato San Giorgio in Salici qualche anno fa, c’è don Giampaolo Mortaro.

«Non l’ho conosciuto di persona», spiega Mortaro, «ma chiunque mi abbia parlato di Thomas me lo ha raccontato come un ragazzo solare. Mi hanno telefonato diversi ex compagni di scuola dicendomi che era una persona buona e cara». È di poche parole don Mortaro. «Thomas, dal cielo», dice però guardando gli amici e i parenti, «vi darà ancora di più di quanto vi abbia dato in vita. Vi ricorderete sempre della gioia che vi sapeva dare». Moschini era molto conosciuto a Sona. Oltre a lavorare nella storica e nota azienda di famiglia, sono stati i suoi trascorsi nella pallacanestro e soprattutto nel mondo della musica a farlo conoscere. Appassionato anche di moto, con alcuni amici aveva poi fondato i Ritmo Voodoo, una tribute band del gruppo toscano Litfiba. Continua la celebrazione e man mano si sommano piccoli gesti che raccontano una storia ben più profonda. Simboli che collegano amici e famiglia a chi non c’è più.

Una sciarpa gialloblù viene posta sopra la bara prima che entri in chiesa e don Mortaro, quando la funzione è finita, accende tre piccole candele che consegna nelle mani della sorella e dei genitori. «Portatele a casa e accendetele per far luce nei momenti più bui di questi giorni», conclude. Suonano le campane e il feretro viene portato all’esterno. C’è silenzio, nessuno riesce a dire niente.

La comunità è scossa per una tragedia che non trova ancora spiegazioni. Era lunedì quando Moschini, come ogni giorno, si stava dirigendo in sella alla sua mountain-bike da casa verso l’azienda. Servono poche pedalate. Basta superare il cavalcavia che oltrepassa l’autostrada, svoltare a destra, e si arriva in via Spolverina. Appena sceso dalle due ruote però, all’alba di quella tragica mattinata, era franato a terra. Il primo a corrergli incontro era stato il papà. Disperato, e senza capire cosa stesse succedendo, aveva subito chiamato i soccorsi, ma per il giovane non c’è stato più niente da fare. Dati di pubblicazione

Nicolò Vincenzi
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