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25.08.2019

Il rapper canta, il parroco recita il rosario

Amina Filippozzi e Debora Ballasina del servizio prevenzione Ulss9Il pubblico in prima fila in delirio per il suo beniaminoIl rapper Massimo Pericolo a torso nudo durante la sua esibizione a SonaRessa ai cancelli di Villa Romani per assistere allo spettacolo FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORA
Amina Filippozzi e Debora Ballasina del servizio prevenzione Ulss9Il pubblico in prima fila in delirio per il suo beniaminoIl rapper Massimo Pericolo a torso nudo durante la sua esibizione a SonaRessa ai cancelli di Villa Romani per assistere allo spettacolo FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORA

Duemila giovani accalcati venerdì sera al parco di Villa Romani per ascoltare il rapper Massimo Pericolo. E lui, tra una canzone e l’altra ha risposto a chi, nei giorni scorsi, lo ha accusato di incitare alla droga. «Se sono arrivato fin qua non è stato né drogandomi né spacciando», ha detto, acclamato dai suoi fan. Un’ora prima che lui salisse sul palco, alcuni fedeli si sono radunati in chiesa per la recita del «rosario di riparazione» convocato dal parroco, preoccupato per i contenuti delle canzoni del rapper, in cui appaiono anche bestemmie. È stato questo lo scenario della serata del festival «MAG», la più difficile proprio perché preceduta dalle polemiche per l’arrivo dell’ospite. IL RAPPER. Massimo Pericolo è il nome d’arte di Alessandro Vanetti. Classe 1992, è nato a Gallarate e si è trasferito, a 17 anni, a Brebbia, in provincia di Varese. Il suo primo album «Scialla Semper», che ha avuto un grande successo ed è molto apprezzato fra i giovani, prende il nome dall’operazione antidroga che nel 2014 lo ha portato in carcere insieme ad altre persone. Della droga Alessandro parla in molte delle sue canzoni, con frasi come «fumo l’erba per l’ansia ma c’ho l’ansia per l’erba», «io che sognavo soltanto una stanza fra etti di ganja e montagne di bamba», «questa vita è una bastarda e niente è mai abbastanza e non mi tolgono la fame neanche con la bamba», e fa spesso riferimento alla sua esperienza. LA POLEMICA. È proprio per la presenza all’interno dei suoi testi di questa tematica che il Circolo territoriale «Zona Lago» di Progetto Nazionale ha criticato l’amministrazione per la concessione del patrocinio alla manifestazione. In particolare, il circolo presieduto dall’ex consigliere di Sona Matteo Tinelli sostiene che il rapper «può “vantare” tra i testi delle sue canzoni anche l’incitamento allo sballo, allo smercio e al consumo di droga». L’amministrazione ha preso le distanze dalle esperienze raccontate da Massimo Pericolo, spiegando di non condividerle, ma non ha tolto il patrocinio al festival, nonostante anche i gruppi di minoranza Lega e Verona domani si fossero detti contrari alla concessione. IL ROSARIO. Anche il parroco di Sona don Giorgio Zampini è intervenuto sulla questione, attraverso una lettera letta in occasione della messa di domenica scorsa, che si è conclusa con l’invito ai fedeli a partecipare ad un «rosario di riparazione per quanto verrà cantato». Il motivo della preghiera? «Chiedere l’intercessione della Beata Vergine Maria anche per i giovani e per quanti sono chiamati a fare scelte per la vita dell’umanità», ha spiegato il parroco, sottolineando anche l’intenzione di pregare per Massimo Pericolo, «perché Maria lo guidi nella vita e lo aiuti per una vera conversione del cuore». Venerdì sera, alle 21, orario di convocazione del rosario, in chiesa c’erano una decina di persone. Un’ora dopo, il rapper è salito sul palco del festival, cioè la scalinata di Villa Romani, iniziando a cantare le sue canzoni, fra cui «Sabbie d’oro», che fra le altre cose dice «meglio crederci di più che credere a Gesù». IL CONCERTO. Massimo Pericolo si è presentato con occhiali da sole, che ha tolto dopo la prima canzone, pantaloni corti e maglietta. Per mezz’ora, i suoi fan hanno cantato a squarciagola i suoi brani, a cominciare da «Scialla semper» fino a «7 miliardi». Quando ha cominciato a piovere, il rapper non si è perso d’animo: «Io sto qua con voi a beccarmi la pioggia», ha detto. Si è tolto la maglia bagnata ed è rimasto a torso nudo. Dopo la canzone «Amici», un invito: «Se vi siete portati un amico, abbracciatelo». E poi: «Davvero i veneti sono i terroni del nord, perché avete un calore che fa paura». LA REPLICA. Dopo la seconda canzone della sua scaletta, «Soldati», Massimo Pericolo ha risposto così alla polemica che è scoppiata a Sona nei giorni scorsi: «Han detto che incito alla droga, io non incito a un cazzo di niente. Se vi devo incitare a fare qualcosa, è a fare quel cazzo che volete, punto». E ancora: «Siete abbastanza intelligenti, penso, per capire che se sono arrivato fin qua non è stato né drogandomi né spacciando, ma sinceramente neanche studiando o lavorando, perché mi sono fatto il culo a rappare, punto». I FAN. Massimo Pericolo piace perché, anche attraverso la sua esperienza, racconta una realtà che, secondo i giovani, non ha senso negare. Un gruppo di ragazzi concorda nel dire che il rapper «racconta la sua esperienza per non farla fare agli altri, non incita alla droga». Un altro giovane, venuto da Treviso per ascoltare il concerto, dice: «Le sue canzoni non rappresentano la nostra vita, ma lui ci piace proprio perché racconta un’esperienza diversa: ti fa capire che ci sono persone che vivono queste situazioni». E una ragazza sottolinea: «Un rapper racconta quello che ha vissuto, più che incitare a qualcosa». Altri ragazzi, riflettendo insieme sul perché apprezzano questo autore, dicono: «Lui, parlando della droga, non invoglia le persone a drogarsi, ma racconta la verità: la droga esiste, non si può nascondere». Una mamma, che ha accompagnato al concerto il figlio sedicenne con gli amici, ammette: «A me sinceramente Massimo Pericolo non piace, ma spero sempre che poi i giovani sappiano scegliere con la loro testa qual è la strada giusta da prendere. E comunque anche quando ero giovane io c’era musica così». I CONTROLLI. Nel corso della serata, circa duemila sono riusciti ad entrare nel parco di Villa Romani, ma molti sono stati anche i giovani che sono rimasti fuori perché minori di sedici anni non accompagnati da un adulto oppure perché non in possesso di un documento di riconoscimento valido. Gli organizzatori hanno inoltre dovuto garantire il rispetto delle norme di sicurezza sulla capienza del posto. Vietato l’ingresso con liquidi infiammabili, caschi, ombrelli e altri oggetti contundenti. Sono stati fatti anche controlli con metal detector. SENSIBILIZZAZIONE. Alcuni operatori del Ser.D. (Servizio Dipendenze) di Bussolengo hanno presenziato alla serata di venerdì, come a tutte quelle del festival, con un’unità mobile, fornendo ai presenti la possibilità di sottoporsi all’alcol test prima di uscire e rimettersi alla guida, e offrendo loro materiale informativo anche su sostanze stupefacenti e gioco d’azzardo patologico. •

Federica Valbusa
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