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23.04.2019

Difficile far arrivare i medici di base

Il sindaco Mazzi durante l’assemblea a PalazzoloOrietta Salemi
Il sindaco Mazzi durante l’assemblea a PalazzoloOrietta Salemi

Incentivi per i medici disposti a prestare servizio in zone decentrate e tempi di sostituzione rapidi a fronte di previsti pensionamenti. È quanto auspica Orietta Salemi, vicecapogruppo del Pd in consiglio regionale, che interviene sul caso della carenza di medici di base a Palazzolo, sottolineando che la Regione dovrebbe assumersi la responsabilità di aiutare i Comuni ad affrontare le situazioni di questo tipo. IL DIRITTO. «L’assistenza e la cura», afferma Salemi, «sono diritti di tutti i cittadini, dovunque vivano. Alla carenza di medici di base che si registra a Sona, e purtroppo in altre aree del veronese, si deve rispondere subito con soluzioni concrete per tamponare l’urgenza, da un lato, e con una seria programmazione per il futuro, dall’altro. La Regione deve quindi assumersi la responsabilità di andare incontro ai Comuni che, già provati del carico dell’assistenza sociale, non possono sostenere da soli questa emergenza di cura». NON C’È POSTO. La carenza dei medici di famiglia preoccupa la comunità di Palazzolo: dopo che la dottoressa Marina Bar ha deciso di lavorare solo a Lugagnano e che il dottor Ivo Pierobon è andato in pensione, gli unici dottori rimasti nell’ambulatorio di via Gatta sono Grazia Lombardo e Gaspare Di Stefano, che però hanno già raggiunto il numero massimo di pazienti e quindi non possono accoglierne altri. Questo significa che cittadini che prima avevano il medico a Palazzolo ora devono recarsi in altri paesi del Comune, con il disagio che ciò comporta per le persone, soprattutto anziane, che non guidano o non possono contare su qualcuno che le accompagni. L’ASSEMBLEA. Martedì 9 aprile, l’amministrazione ha incontrato i cittadini, preoccupati per questa situazione, per cercare di fare un po’ di chiarezza. È stato detto che la Regione ha pubblicato un decreto per l’inserimento di tredici nuovi medici nell’ambito territoriale 2 del Distretto 4 Ovest veronese; l’esito della procedura si dovrebbe conoscere entro luglio, ma anche se un nuovo medico dovesse arrivare a Sona, non è detto che sceglierebbe di ricevere i pazienti in un ambulatorio a Palazzolo. Da un lato l’arrivo di nuovi dottori non dipende dal Comune, dall’altro spetta ai medici di base stessi decidere in quale paese avere l’ambulatorio nel territorio comunale. LA SOLUZIONE. Nel caso in cui non dovesse arrivare nessun nuovo dottore a Palazzolo, l’amministrazione si è detta disponibile ad attivare un servizio di trasporto verso gli ambulatori situati in altri paesi. «Lodevole la proposta del sindaco di Sona di prevedere eventualmente il trasposto gratuito per permettere alle persone sole e anziane di raggiungere l’ambulatorio medico fuori zona», dichiara Salemi, «ma è una misura eccezionale e invece serve intervenire strutturalmente perché domani magari mancherà anche il pediatra di libera scelta. Va applicata subito la proposta di incentivi per i medici disposti a prestare servizio in zone decentrate. Per questo: si attivi subito un tavolo con le parti sindacali per arrivare ad adottare questo sistema, come già avviene in Lombardia». LE SOSTITUZIONI. Inoltre, la consigliera regionale aggiunge: «Bisogna poi prevedere tempi rapidi nell’avvio della procedure di sostituzione a fronte di previsti pensionamenti. Non ultimo: il ruolo delle farmacie. Specie nelle aree decentrate e più disagiate le farmacie possono diventare un presidio sanitario attraverso forme di convenzione con le Ulss e protocolli condivisi con i medici di famiglia soprattutto per la gestione della cronicità». L’APPELLO. Nelle scorse settimane, a Palazzolo i cittadini hanno raccolto circa 450 firme per chiedere a Comune e Ulss di fare tutto il necessario per scongiurare la chiusura del servizio dei medici di famiglia nella frazione. La comunità temeva infatti che anche Di Stefano e Lombardo, i due dottori rimasti, potessero decidere di lasciare il paese a causa delle spese troppo gravose che si trovano a sostenere da quando l’affitto e le utenze dell’ambulatorio, situato in una struttura privata, devono essere divise per due, anziché per quattro come avveniva un tempo. In realtà, durante l’incontro di martedì 9 aprile, i due medici hanno rassicurato la popolazione sul fatto che la loro intenzione è quella di restare. SCENARIO CRITICO. Il problema della carenza dei medici di base non interessa solo la frazione di Palazzolo, dove ci sarebbe bisogno che arrivasse un nuovo dottore, né solo l’intero Comune di Sona, dove ci sono tre dottori in meno rispetto a quelli che sarebbero previsti per il numero complessivo di abitanti, ma riguarda anche altre aree del veronese e richiede una riflessione più generale. Afferma Salemi: «Ci troviamo di fronte a uno tzunami demografico e sociale: l’età media dei medici in Italia è la più alta d’Europa (a Verona il 64 per cento dei medici di base ha più di 60 anni) e le proiezioni dicono che fra due anni quasi 17 mila veronesi saranno senza medici di famiglia. La partecipazione della Regione al sostegno delle borse di studio per la scuola di formazione in medicina generale è stata insufficiente, col risultato che in Veneto ci sono 50 specializzati l’anno contro 120/150 pensionamenti e per una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti». E conclude: «La gestione della nuova Ulss 9 col suo bacino territoriale di quasi un milione di abitanti si rivela in tutta la sua complessità. Servono quindi coraggio e presa in carico nell’immediato perché i veronesi di qualsiasi area della provincia non si sentano abbandonati dal governo regionale». •

Federica Valbusa
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