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26.03.2020

Casa degli scout e hotel accolgono i medici

A Lugagnano la casa degli scout e l’hotel Antico Termine aprono le loro porte a medici, infermieri e operatori socio-sanitari impegnati a fronteggiare l’emergenza coronavirus. Adottano tutte le misure necessarie per la protezione individuale, ma non nascondono il timore di essere malauguratamente contagiati e di portare nelle proprie abitazioni questo incubo con cui hanno a che fare. Così, c’è chi ha deciso di non tornare a casa alla fine del turno e di trovarsi un’altra sistemazione temporanea. Nei giorni scorsi, un capo scout di Lugagnano, che lavora come operatore socio-sanitario all’ospedale di Villafranca, diventato «Covid Hospital», cioè centro di riferimento per il ricovero di pazienti positivi al virus che necessitano di cure, ha lanciato l’idea che la sede di via Baden Powell potesse ospitare chi come lui è alla ricerca di uno spazio fuori casa dove risiedere in questo periodo di emergenza. «La preoccupazione dei contagi c’è, vogliamo tutelare le nostre famiglie», dice. «Ho pensato inoltre che, se dovesse arrivare personale medico da fuori, potrebbe avere bisogno di una sistemazione». Così il capo scout che lavora al Magalini si è trasferito nella sede di via Baden Powell. L’idea si è concretizzata dopo il benestare della parrocchia di Lugagnano, proprietaria della struttura. Affinché gli spazi possano essere fruiti al meglio per una convivenza prolungata, il numero ideale degli ospiti non dovrebbe comunque superare le cinque o sei persone. Sos di Sona si occuperà della sanificazione degli ambienti, attraverso il generatore di ozono che arriverà grazie alla raccolta fondi promossa in questi giorni da Universo (Unione veronese soccorso). Anche l’hotel Antico Termine, chiuso per l’attività ordinaria, si è mosso nella stessa direzione: la titolare Cristina Residori ha infatti deciso di mettere le stanze dell’albergo gratuitamente a disposizione del personale degli ospedali. «Ho sentito che c’era bisogno di alloggio per queste persone», afferma, «e mi sembrava giusto dare una mano per quanto potessi. Mi hanno già contattata due infermiere dell’ospedale di Villafranca». •

F.V.
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