Sommacampagna, eccezionale rinvenimento

Riappare l'arcangelo Gabriele: torna alla luce un affresco rimasto celato nella Pieve per sette secoli

Rinvenuto nell’antica pieve di Sant’Andrea al cimitero. Lo ha scoperto l’architetto Gianluca Bighelli ed era coperto dal guano di piccioni
L’affresco ritrovato dall’architetto Gianluca Bighelli nella pieve di Sant’Andrea al cimitero a Sommacampagna
L’affresco ritrovato dall’architetto Gianluca Bighelli nella pieve di Sant’Andrea al cimitero a Sommacampagna
L’affresco ritrovato dall’architetto Gianluca Bighelli nella pieve di Sant’Andrea al cimitero a Sommacampagna
L’affresco ritrovato dall’architetto Gianluca Bighelli nella pieve di Sant’Andrea al cimitero a Sommacampagna

Eccezionale ritrovamento nella millenaria Pieve di sant’Andrea, nel cimitero di Sommacampagna. È un affresco rimasto celato per oltre sette secoli e s’intitola Il saluto dell’Angelo, sul quale appare chiaramente la scritta GABRIEL (l’arcangelo che annunciò la nascita di Gesù a Maria), risalente all’XI-XII secolo.

È stato riportato alla luce dall’architetto Gianluca Maria Bighelli durante i lavori di consolidamento al torrino campanario. La notizia, tenuta nascosta, è stata volutamente svelata dai sacerdoti lo scorso 30 novembre, durante la recente ricorrenza di Sant’Andrea, patrono della parrocchia di Sommacampagna. «Del ritrovamento è stato immediatamente avvisato il parroco, l’ufficio Beni Culturali della Curia e la Soprintendenza di Verona. 

Lo stato di conservazione dei colori e dei tratti è ottimo anche se necessiterà quanto prima di un intervento di restauro e consolidamento conservativo. Ci si augura che al più presto possa essere finanziato l’intervento. «Il fatto che l’affresco sia stato celato per oltre sette secoli, fa sì che i colori ed i tratti siano eccezionalmente conservati nella loro quasi completa originalità», informa l’architetto Bighelli.

Il ritrovamento dedicato all'archeologa Bruna Forlati Tamaro

Com’è abitudine in simili ritrovamenti, l’affresco ritrovato è stato dedicato a persone femminili. In questo caso la dedica è rivolta a Bruna F.T., Marina e Regina. Bruna Forlati Tamaro (1894-1987), archeologa e moglie dell’ingegner Ferdinando Forlati (1882-1975) col quale lavorò al restauro dell’ala dell’Arena tra il 1954 e il 1956 e precedentemente negli anni 1939-1940, portando alla luce altri affreschi nella stessa Pieve di sant’Andrea; Marina Castelli, moglie dell’architetto Bighelli; Regina Bertaso, moglie del restauratore Walter Tosi della ditta Kouros di Domegliara che ha restaurato il torrino.

Gli architetti Castelli e Bighelli, per la preparazione della loro tesi di laurea, hanno avuto modo di fare ricerche nell’archivio personale dell’ingegner Forlati a Cà Zenobia, in centro storico a Sommacampagna, dove i coniugi Forlati-Tamaro alternavano la loro residenza con quella di Venezia. Bruna Tamaro ha aperto il suo scrigno che è stato visionato e studiato per settimane dagli allora studenti Castelli e Bighelli, ed il giorno della discussione della loro tesi di laurea la signora Bruna era presente. Di recente, il figlio della coppia, Zeno Forlati, ha donato tutto il materiale all’Archivio Progetti dell’Istituto di Architettura di Venezia. Il progetto di consolidamento del torrino risale al 2018, redatto dall’architetto Luigi Rivetti, su incarico del geometra comunale Paolo Franchini, che si era preoccupato dello stato conservativo del torrino. L’intervento, causa covid, è stato più volte rinviato sino all’estate scorsa. L’intervento di consolidamento, ha permesso di ispezionare il sottotetto posto all’estradosso della volta costruita nel XII-XIII secolo, sopra l’altare. 

La chiesa in cui è stato ritrovato l’antichissimo affresco
La chiesa in cui è stato ritrovato l’antichissimo affresco

Solo un operaio dal fisico particolarmente minuto è potuto entrare nel piccolo sottotetto sopra la volta, attraverso l’apertura a forma di croce. All’interno, in uno spazio angusto, ricoperto da un ammasso di guano di piccioni e di calcinacci, è stato trovato l’affresco «in ottimo stato di conservazione», come l’ha giudicato l’architetto Bighelli.

L’annunciazione ritrovata fa parte del ciclo di affreschi dedicati a Maria visibile all’interno della Pieve che comprende la natività con Maria coricata; e la visita di Maria alla cugina Elisabetta. Poi il tutto è interrotto dal muro che chiude la volta, si vede solo un drappo rosso a ridosso del muro oltre il quale era celato l’affresco ritrovato.

Torrino ottocentesco su una Pieve del XI secolo

Il torrino campanario è di costruzione recente; realizzato nel 1853, quando è stato rimosso il campanile originale pericolante. La Pieve di sant’Andrea al cimitero dell’antica Summa Campanea è sorta nell’XI secolo sui ruderi di un preesistente tempio pagano dedicato alla dea Leituria (Diana).

Ebbe grado prepositurale sino al 1535 quando la popolazione si trasferì attorno alla chiesetta del Pilar sorta nell’attuale centro storico. Attorno alla Pieve si sviluppò, e tutt’ora sorge, il cimitero. Nella chiesa vi sono vari affreschi; opera a sé, è il Giudizio Universale della retrofacciata, attribuito al Cicogna (1303).

«Una delle meraviglie del mondo» e set del film Giulietta e Romeo

Definita una delle meraviglie del mondo, nel 1954 il regista Renato Castellani vi girò alcune scene del film Giulietta e Romeo. Sulla Pieve sono state scritte varie opere: nel 1940 il giornalista Guido Vicenzoni, «Sant’Andrea-La millenaria chiesa di Sommacampagna», nel 1941 Bruna Tamaro F., «Un’iscrizione votiva di Sommacampagna»; nel 1942 Ferdinando Forlati, «La Pieve di Sant’Andrea a Sommacampagna», nel 1994 lo storico Renato Adami, «Il millenario cimitero di Sommacampagna e le case del chiostro canonicale della Pieve di Sant’Andrea»; nel 1997 Claudia e Roberto Murari con Giorgio Castioni, «La Pieve di Sant’Andrea e il ciclo degli affreschi».

Lorenzo Quaini