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25.05.2020 Tags: Villafranca di Verona

Ritorno in Duomo nell’era del virus

I fedeli entrano in duomo per prendere postoDon Daniele Cottini disinfetta le proprie mani durante la funzione FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORALe volontarie puliscono i banchiI fedeli assistono alla messa a distanza di sicurezza
I fedeli entrano in duomo per prendere postoDon Daniele Cottini disinfetta le proprie mani durante la funzione FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORALe volontarie puliscono i banchiI fedeli assistono alla messa a distanza di sicurezza

Flaconi con gel igienizzante al posto dell’acquasanta. Volontari che indicano dove sedersi. Nessuna stretta di mano in segno di pace e percorsi obbligatori al momento della comunione. Ieri mattina, dopo più di due mesi, al Duomo di Villafranca i fedeli hanno potuto assistere alla prima messa post quarantena. Si sono ritrovati un po’ impacciati alla funzione delle 10, solitamente la più frequentata: bisogna ritrovare confidenza e adeguarsi alle precauzioni anticontagio. Salita la scalinata, varcato l’ingresso, è obbligatorio lavarsi le mani da un dispenser. I banchi, invece, sono divisi in due sezioni: quella per chi è da solo e quella per le famiglie. Chi non è accompagnato può sedersi ogni due banchi. Quelli che non si possono utilizzare sono contrassegnati con una X. Mamme, papà e figli, invece, possono stare vicini fra loro. Ma sempre a banchi alternati: uno accessibile, uno no. Tutti indossano le mascherine e quando manca poco al momento della comunione si sentono le zip delle borse aprirsi, il rumore dei tappi delle boccette di igienizzante schioccare quando vengono aperti e poi richiusi. Tutti a fregarsi le mani prima di mettersi ordinatamente in fila. Chi ha intenzione di prendere l’eucarestia sta in piedi al proprio posto in modo che sia visibile quanta gente, pian piano, si avvicinerà all’altare. Gli altri, invece, possono sedersi. Il parroco di Villafranca don Daniele Cottini, prima di prendere il piattino delle ostie, spiega come ci si deve comportare per non creare assembramenti: ci si avvicina dai corridoi centrali e si ritorna indietro da quelli laterali. E ancora: si indossa la mascherina in coda, quando si riceve in mano la particola e quando si pronuncia l’«amen». Ci si sposta di lato e solo allora si può abbassare la mascherina per potere avvicinare l’ostia alla bocca. Poi si ritorna al proprio posto. Non si passa nemmeno per raccogliere le offerte e le donazioni si possono fare lasciando le monete nei cestini sparsi in diversi punti della chiesa. «Finalmente dopo mesi possiamo celebrare la messa con la comunità», esordisce don Cottini, l’unico (ma a distanza) senza mascherina. «È un dono poterci ritrovare, ma non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. Vedervi qui con le mascherine significa che non è ancora passata l’emergenza», dice ai fedeli il don. In diversi fanno ancora fatica ad uscire di casa. E quindi il servizio della messa in streaming continuerà ancora nelle prossime settimane. Sono dirette online itineranti e domenica 31 maggio sarà il turno della Madonna del Popolo. Le messe al pc, infatti, hanno avuto un ruolo centrale negli ultimi mesi. In questo modo i fedeli, come spiega don Cottini, si sono sentiti meno isolati in questo periodo difficile. «È stato emozionante», racconta il parroco appena finita la funzione. «Certo», continua, «non vedere le persone in faccia è un limite, ma con il tempo impareremo a leggere anche gli sguardi». Ripartono intanto anche le altre funzioni. Ma se per le cresime e le prime comunioni è ancora presto per dare delle date, il quadro per i battesimi è già più definito. «Partiremo a breve», sottolinea Cottini, «il problema fino a poco tempo fa era che non si potevano fare gli incontri con i genitori in preparazione». Qualche matrimonio lo ha celebrato ugualmente nell’ultimo periodo, ma il Duomo era praticamente vuoto. «Sono quasi tutti rimandati all’anno prossimo», aggiunge parlando proprio delle nozze. Per quanto riguarda il catechismo, la parrocchia si è organizzata, al pari delle scuole, con una specie di didattica online: «Su WhatsApp i catechisti hanno proposto un percorso che bambini e ragazzi hanno portato avanti da casa con le loro famiglie», conclude Cottini. •

Nicolò Vincenzi
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