Ricattarono l’ex patron del Perugia

L’ex presidente del Perugia Leonardo Covarelli vittima di usura
L’ex presidente del Perugia Leonardo Covarelli vittima di usura
L’ex presidente del Perugia Leonardo Covarelli vittima di usura
L’ex presidente del Perugia Leonardo Covarelli vittima di usura

Hanno preteso che l’ex patron del Perugia rimborsasse prestiti a tassi iperbolici, raggiungendo in un caso, , il 45.625 per cento: per un prestito di 4.000 euro, la vittima liquidò i suoi creditori con un assegno di 9.000 euro nel giro di pochissimi giorni. E come se non bastasse l’hanno anche ricattato, minacciando di farlo pestare da due fratelli albanesi arrabbiatissimi. Parla anche molto veronese il processo in corso in questi giorni a Perugia con le accuse di estorsione ed usura nei confronti dell’ex presidente del Perugia calcio, Leonardo Covarelli, già coinvolto in indagini della Dda poi risoltasi con l’archiviazione dell’accusa di riciclaggio. Tra i sei imputati, c’è il calabrese Alfredo Antonio Giardino, 48 anni, residente a Sommacampagna ma ora in Calabria, già coinvolto in alcuni processi a Verona ed Ervin Xhakosi, 32 anni, ora detenuto in carcere per una condanna nove anni per tentato omicidio di cui riferiamo nell’articolo a fianco. I fatti di usura ed estorsione si sono verificati tra il luglio 2011 e il marzo 2012 tra Perugia e Firenze. Giardino in alcuni casi avrebbe consegnato i soldi allo stesso Covarelli e avrebbe collaborato con Salvatore Stricagnoli e Francesco Pizzuti nel creare la provvista di soldi da consegnare alla vittima del ricatto. Si parla di quattro crediti pari ad un importo di settantatrè mila euro, corrisposti a Covarelli con interessi pagati dall’imprenditore perugino fino a 45.000 euro con assegni, consegnati nei quattro diversi episodi verificatisi nel perugino e citati nella richiesta di rinvio a giudizio. Il calabrese Giardino ha assunto il ruolo negli episodi d’usura, di consegna del danaro a Covarelli. A parere dell’accusa, le condotte del quarantaottenne avrebbero comportato anche un ipotesi di estorsione, ai danni sempre nei confronti dell’imprenditore di Perugia. Giardino insieme Ervin Xhakosi, Renald Gobja e Petru Oneata, irreperibile nella fase delle indagini preliminari, avrebbero preteso il pagamento del credito di 40.000 euro minacciando violenze da parte di due fratelli albanesi, finanziatori del prestito. In pratica, riporta il capo d’imputazione, è stato proprio Giardino a rivelare al patron del Perugia «che il denaro prestatogli», riporta il capo d’imputazione, «proveniva da due albanesi poco raccomandabili che non ammettevano ritardi». Due soggetti pericolosi, aveva insistito Giardino, e «se (Covarelli ndr) non voleva subire conseguenze, doveva rientrare immediatamente». Era il 15 gennaio 2012. Pochi giorni ancora e ad entrare in questa pratica estorsiva tocca a Xhakosi, arrestato pochi giorni dopo per il tentato omicidio di cui riferiamo qui a fianco. L’albanese, vissuto a Verona con la compagna, avvertiva l’imprenditore, che al suo posto a chiedere la restituzione del credito, potevano intervenire i suoi fratelli di cui uno, riporta il capo d’imputazione, «particolarmente arrabbiato». La situazione ha preso ancor più una brutta piega per Covarelli nell’incontro, svoltosi all’hotel Sheraton di Firenze con Giardino, accompagnato da Xhakosi e Oneata. In quell’occasione, gli imputati avrebbero chiesto il doppio di quanto prestato all’ex patron di Perugia e Pisa, ossia 80.000 euro al posto dei 56.000 euro richiesti in un primo momento per un prestito di 40.000 euro. Di fronte a queste minacce, l’imprenditore, riporta il capo d’imputazione, ha saldato in parte quanto richiestogli, pagando con due bonifici da 4.000 e 3.500 euro destinati alla filiale di Verona del Monte dei Paschi di Siena e girati sui conti intestati allo stesso Giardino oltre a ricariche Fast pay per un importo di quasi 2.500 euro su carte sempre di proprietà del calabrese. L’ultima udienza si è svolta pochi giorni fa mentre la sentenza è attesa nel 2019. •

Giampaolo Chavan