Un mistero lungo 19 anni

«Nostra sorella drogata e fatta sparire. Chi sa, parli e almeno ci faccia trovare il corpo»

Zenatti, ora in carcere per il presunto omicidio della suocera, fu assolto all’epoca per la sparizione di Yolanda Holguin e per l'omicidio della brasiliana Luciana Lino De Jesus
Nel riquadro a destra Johanna e Guillermo Holguin, sorella e fratello di Yolanda (riquadro a sinistra)
Nel riquadro a destra Johanna e Guillermo Holguin, sorella e fratello di Yolanda (riquadro a sinistra)
Nel riquadro a destra Johanna e Guillermo Holguin, sorella e fratello di Yolanda (riquadro a sinistra)
Nel riquadro a destra Johanna e Guillermo Holguin, sorella e fratello di Yolanda (riquadro a sinistra)

«Qualcuno sa dov’è sepolto il corpo di nostra sorella Yolanda. E ora è arrivato il momento di parlare». Johanna e Guillermo Holguin sperano di poter ritrovare i resti con un appello alla coscienza di chi, per 19 anni, ha taciuto sulla sparizione e il probabile omicidio della donna colombiana.

In collegamento da New York lei, e dalla Colombia lui, con gli avvocati Maurizio e Filippo Milan e Mirko Zambaldo, hanno anche rivelato alcuni dettagli della misteriosa scomparsa. «Mia sorella», racconta Johanna, «nelle ultime telefonate mi diceva che aveva problemi con Enrico Zenatti». 

L’agricoltore di Custoza, recentemente arrestato per l’assassinio di sua suocera e assolto all’epoca per l’omicidio della colombiana e anche della prostituta brasiliana, allora la frequentava spesso. Era la primavera del 2003. «Poi», ricorda Johanna, «mia sorella mi diceva di essere molto stanca, di non sentirsi bene, di aver voglia di dormire, di riposare continuamente. Le consigliai di stare attenta a qualche sostanza che qualcuno le stava somministrando». Il 27 aprile 2003, di Yolanda Holguin si persero le tracce. 

Inquilina modello in un appartamento di via Dariff 7 a Borgo Trento a Verona, viveva da nove anni a Verona ed esercitava la prostituzione in un altro alloggio affittato in via Palladio. La padrona di casa la ricorda come una persona molto corretta e che non creava alcun genere di problema. «Era una brava donna», raccontano Johanna e Guillermo Holguin, «e il nostro ricordo non si è mai affievolito. Immaginate il dolore. È immenso».

Johanna Holguin non trattiene le lacrime: «Nostra madre non ha una tomba sulla quale portare un fiore a sua figlia. Per questo chiediamo un gesto di pietà alla persona che conosce dov’è il corpo di Yolanda». Fratello e sorella preferiscono non dire a chi si riferiscono quando lanciano l’appello. Non vogliono lanciare accuse e spiegano che la loro è una sensazione fondata sul fatto che ritengono impossibile che l’assassino non abbia raccontato a nessuno cos’ha fatto.

All’appello si uniscono anche gli avvocati Milan e Zambaldo: «Non è necessario esporsi in prima persona. Noi chiediamo che a questa famiglia, che abbiamo assistito in primo grado e in appello, sia riconsegnato il corpo della povera Yolanda. Anche per ripristinare una verità storica. Sappiamo che la sentenza di assoluzione di Zenatti è intangibile. Crediamo, però, che in questa vicenda sia importante un gesto di umanità, anche in anonimato. Far arrivare un messaggio che ci indichi dov’è il corpo di Yolanda».

L’omicidio di Anna Turina, settantatreenne suocera di Enrico Zenatti che oggi ha 54 anni, ha smosso le acque sulle vicende di Yolanda Holguin e di Luciana Lino De Jesus, trovata strangolata in un appartamento di corso Venezia 81 a Verona. L’agricoltore di Custoza è accusato di aver ammazzato la mamma di sua moglie, ma è anche l’unico filo che legava le due donne diciannove anni fa, una uccisa e l’altra scomparsa nel nulla. Zenatti le aveva frequentate entrambe, anche se in momenti diversi. Fino al 27 aprile 2003 la Holguin, e fino al 28 febbraio 2004 la De Jesus. A differenza della donna colombiana, il cadavere della brasiliana era stato ritrovato impacchettato, pronto per essere portato via, nell’appartamento di corso Venezia 81. La polizia scientifica si ritrovò a lavorare in un luogo del delitto incredibilmente pulito. Non c’era una sola impronta digitale.

 

L'INCHIESTA. Dopo 19 anni, anche Sonia, Olinda e Luciano De Jesus sperano ancora. Sono le sorelle e il fratello di Luciana Lino De Jesus, la brasiliana strangolata con un foulard nel suo appartamento di corso Venezia 81 il 28 febbraio 2004 L’avvocato Enrico Bastianello ha presentato un ricorso contro l’archiviazione della richiesta di riapertura dell’indagine dopo l’assoluzione di Enrico Zenatti. 

Il legale sostiene questo: se non è stato l’agricoltore di Custoza ad ammazzare Luciana Lino De Jusus, allora deve averlo fatto qualcun altro. Per questo motivo, aveva depositato un esposto, chiedendo di esaminare le posizioni di due altri possibili sospetti che, nel giorno dell’omicidio, avevano chiamato al telefono la donna brasiliana che si prostituiva ricevendo i clienti nella sua abitazione a Borgo Venezia. L’esposto è rimasto per anni in procura. Poi, è stata richiesta l’archiviazione, senza però che siano stati esaminati con nuove attività di investigazione gli elementi suggeriti dall’avvocato Bastianello e dalla sentenza della Corte d’appello di Venezia con la quale Enrico Zenatti fu assolto.

Il cadavere di Luciana Lino De Jesus fu fatto ritrovare dalla polizia da una sua amica fraterna, Lidia, anche le prostituta, che viveva a Losanna. Le due donne si sentivano sempre al telefono, ma, dalla sera prima del ritrovamento del corpo, Lidia non riusciva a contattare la sua amica. Così, telefonò alla questura. Spiegò che, per motivi di sicurezza, si sentivano tutte le sere e che forse era accaduto qualcosa di grave.

Gli agenti andarono subito a verificare nell’appartamento di corso Venezia e, quando si resero conto che nessuno rispondeva al citofono e apriva il portone, decisero di salire ed entrare in casa. Si trovarono di fronte uno scenario da film. Il corpo della povera Luciana era impacchettato, pronto per essere portato via. Dopo un anno di inchiesta, la pista arrivò a Enrico Zenatti, assolto per questo omicidio perché, come ha scritto la Corte d’appello, gli indizi contro di lui potrebbero adattarsi anche agli altri due clienti di Luciana Lino De Jesus.

Luigi Grimaldi