Nicola, matita spezzata «Viveva per l’architettura»

Il cantiere contro cui ha perso la vita Nicola Piacentini (Pecora)
Il cantiere contro cui ha perso la vita Nicola Piacentini (Pecora)
Il cantiere contro cui ha perso la vita Nicola Piacentini (Pecora)
Il cantiere contro cui ha perso la vita Nicola Piacentini (Pecora)

Riccioli biondi, occhi azzurri e quella matita con la mina spessa con cui abbozzava schizzi e idee ovunque fosse. È l’architetto ventottenne, Nicola Piacentini, di Dossobuono, l’ultima vittima sulla strada, di sabato scorso. Poco dopo le due di notte, il giovane guidava la sua Opel lungo la Grezzanella di Villafranca, quando ha sbattuto contro un mezzo sistemato nel cantiere allestito da qualche mese nel sottopasso della variante alla 62: lì sono in corso lavori di manutenzione al ponte su cui passa la linea ferroviaria e si viaggia, quindi, su un’unica corsia a senso alternato, regolato da un semaforo. Piacentini stava rincasando quando, sotto il ponte, è finito con l’auto nel cantiere, ha abbattuto le transenne e sbattuto contro la piccola gru utilizzata di giorno dagli operai e lì parcheggiata. L’impatto è stato violentissimo e non gli ha lasciato scampo.

Sul posto sono arrivati i soccorsi e i vigili del fuoco che lo hanno estratto dalle lamiere. Ora si cerca di capire il motivo per cui non si sia accorto del cantiere su quel tratto di strada che probabilmente ha percorso centinaia di volte. Tante sono le ipotesi. La più probabile però, visto l’orario, potrebbe essere quella di un colpo di sonno. O un malore. I lavori al sottopasso della Grezzanella sono segnalati qualche decina di metri prima del cantiere. C’è appunto anche un semaforo attivo 24 ore su 24. Piacentini lascia la madre Giovanna, il padre Luigi, due fratelli più grandi, Marco e Alessandro, e la fidanzata Veronica. Ma c’è un’intera comunità sgomenta.

La famiglia è molto conosciuta a Dossobuono anche nel mondo sportivo. Luigi Piacentini per tantissimi anni è stato una delle colonne della società di calcio della frazione, l’Olimpica. Anche il figlio era un grande appassionato di pallone: giocava nella squadra di calcio a cinque del paese. Per questo domenica, prima del fischio d’inizio della partita di prima categoria fra l’Olimpica e il Tregnago è stato osservato un minuto di silenzio in sua memoria. Da circa tre anni Piacentini lavorava come architetto nella società Adami&Albi di Villafranca: una collaborazione con un’impresa di costruzioni, nata subito dopo la fine degli studi. Il giovane aveva una grande passione per l’architettura.

Aveva frequentato i primi tre anni di università a Mantova, sede staccata del Politecnico di Milano. Aveva poi proseguito con la specialistica allo Iuav di Venezia. Chi lo conosce lo racconta come un ragazzo solare, divertente: «Il Piace, come lo chiamavano tutti, aveva amici ovunque», dice Francesco Varesano che con Piacentini ha condiviso gli anni dell’università, oltre a essere stato un collega e amico. «Aveva sempre con sé quella matita con la mina spessa che gli avevamo regalato per un compleanno noi amici. Non la mollava mai perché lui, ovunque fosse, doveva scrivere o disegnare qualcosa sul suo quaderno. Erano frasi, idee, appunti o semplici schizzi». L’architettura era la sua vita. Abbonato a riviste di settore, poi le faceva rilegare. «Amava le monografie dei grandi architetti. Quei libri, li viveva davvero, sottolineava tutto con l’evidenziatore e ci disegnava sopra».

Era un sognatore. Nell’ultimo post sulla sua bacheca di Facebook ha scritto: «Niente limiti. Solo orizzonti». I suoi social, oltre alle immagini con la sua ragazza, sono pieni di foto sull’architettura: «Era il suo desiderio più grande, non ha mai pensato di fare altro se non l’architetto. Riusciva a mettere in pratica le nozioni accademiche anche quando progettava la cosa più semplice», conclude il collega. «Occhi azzurri, riccioli biondi e un cuore grande», lo ricorda un’amica. «Era un ragazzo speciale, intelligente e sensibile. In ogni cosa che faceva metteva un impegno immenso». Non è ancora nota la data dei funerali. •.

Nicolò Vincenzi