Magalini no Covid? È ancora presto

Infermieri dell'ospedale Magalini, a Capodanno, con uno striscione che invita alla prudenza durante l’emergenza CovidPaolo Montresor
Infermieri dell'ospedale Magalini, a Capodanno, con uno striscione che invita alla prudenza durante l’emergenza CovidPaolo Montresor

Si alleggerisce il peso della pandemia sull’ospedale Magalini di Villafranca, riconvertito - dopo l’esperienza primaverile - in ospedale Covid a fine ottobre. La struttura continua a curare pazienti esclusivamente colpiti dal coronavirus, ma il numero delle persone ammalate si è dimezzato rispetto a un mese fa. Una buona notizia, ma che non è un «liberi tutti». Non solo. Il Magalini non sarà, per ora, coinvolto nel piano di riapertura delle specialità chirurgiche e di area medica che invece saranno riattivate questa settimana negli altri ospedali. Per far fronte all’emergenza sono state chiuse molte attività che pian piano riapriranno, ma per questo l’ospedale villafranchese dovrà attendere ancora un mese. «Procedono tutte le attività ambulatoriali che stiamo garantendo (come quelle legate alle donne in gravidanza o alle neomamme, ndr)», spiega il direttore del Magalini, Paolo Montresor dirigente anche del Fracastoro di San Bonifacio che invece riaprirà la chirurgia. «Per Villafranca teniamo incontri settimanali per monitorare l’andamento della situazione e quindi per stabilire le riaperture. Se lo scenario si dovesse rasserenare potremmo arrivare all’obiettivo a fine febbraio o ai primi di marzo. Ma per ora non se ne può parlare: qui abbiamo solo pazienti Covid e non potremmo aprire percorsi separati visto il numero di persone che ancora abbiamo in cura». Al Magalini ci sono oltre una cinquantina di ricoverati nei reparti di malattie infettive e semintensiva e una decina in terapia intensiva. Un mese fa erano esattamente il doppio. «Stiamo facendo passi in avanti in velocità, ma dobbiamo farli uno davanti all’altro. Riaprire per poi magari tornare indietro per l’aggravarsi della situazione confonderebbe la popolazione», continua Montresor che però tiene aperta una porta: «La riapertura non è lontana, ma servono tempi di verifica adeguati». Soltanto un mese fa, infatti, il Magalini era saturo. Oltre ai 120 posti occupati tra aree non critiche (nelle quali tuttavia c’erano pazienti in condizioni serie) e terapia intensiva, giornalmente si curavano persone anche al pronto soccorso dove in attesa che si liberasse un posto c’erano anche 15 pazienti. Ora il calo dei ricoveri in Veneto e a Verona è netto e in controtendenza rispetto all’Italia perché qui l’ondata pandemica è iniziata prima. «Dobbiamo comunque restare in allerta, non dobbiamo stare tranquilli e non si deve abbassare la guardia perché questo è un ospedale Covid. Qui abbiamo il polso della situazione e non ne siamo usciti. Attendiamo, inoltre, gli effetti delle recenti riaperture. Li vedremo la prossima settimana». Non è ancora il tempo, dunque, per il Magalini di ripristinare i servizi ordinari. Ma, garantisce Montresor, l’ospedale tornerà a svolgere le funzioni che svolgeva prima: «Il materno-infantile e la chirurgia saranno le nostre priorità». Sul tema in questi giorni si è mossa anche la politica. L’appello a riaprire l’ospedale Magalini con tutte le sue funzioni viene da più parti. È auspicata dai medici, ci sperano i cittadini e anche gli amministratori locali hanno sottoscritto un documento bipartisan: il consiglio comunale di Villafranca ha votato all’unanimità una mozione che impegna il sindaco Roberto Dall’Oca a chiedere all’Ulss 9 e alla Regione che il Magalini - dopo il ruolo cruciale e salvavita che ha ricoperto - torni a essere quello di prima ricominciando dal punto nascite. Anche la consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon ha fatto presente la necessità di riattivare tutte le specialità. Ha ricordato anche il bisogno, sul territorio, di avere un servizio di risonanza magnetica pubblico. E poi si è accodata alla richiesta di riapertura del punto nascite: «Il Magalini serve un bacino ampio e non ci si ammala solo di covid. Con la pandemia dovremo fare i conti e quindi va mantenuto aperto un reparto covid in ogni ospedale. Non si deve scaricare tutto su uno». •

Maria Vittoria Adami