L’impresa del drone in volo sopra il Catullo

L’area interdetta al volo: il drone di Lanza ha avuto un permesso speciale per sorvolarla
L’area interdetta al volo: il drone di Lanza ha avuto un permesso speciale per sorvolarla
L’area interdetta al volo: il drone di Lanza ha avuto un permesso speciale per sorvolarla
L’area interdetta al volo: il drone di Lanza ha avuto un permesso speciale per sorvolarla

In volo sull’aeroporto Catullo. Qual novità? Il primato c’è, perché a valicare i confini dell’aria guardando lo scalo villafranchese dall’alto, a 40 metri di quota, è stato per la prima volta un drone. La missione ha richiesto non solo nulla osta, ma anche direttive particolari per poter «salire» tra un aereo e l’altro in decollo o in atterraggio, ed è stata portata a termine da un’azienda veronese per conto dell’Enav, l’ente nazionale che gestisce il traffico aereo. Obiettivo: fornire dettagli utili per la progettazione della nuova torre di controllo del Catullo. «Siamo stati contattati da Enav», spiega Matteo Lanza, pilota di droni e istruttore (per pilotare i droni serve l’abilitazione), ma soprattutto titolare della Scaligera Drone solutions di Bovolone che ha effettuato i voli ricognitivi, di fianco alla pista, a Caluri. «Avevano bisogno di alcuni voli con drone sul Catullo come primo passo per la costruzione della nuova torre di controllo. La richiesta era nuova e particolare perché non avevo mai sentito prima di voli con aeromobili a pilotaggio remoto all’interno di aeroporti. E si trattava, inoltre, di volare a ridosso di uno scalo in attività». L’esperienza è stata una novità a livello italiano e anche per Lanza, la cui azienda lavora per diversi settori, dall’agricoltura alla termografia. L’operazione ha previsto tre fasi. Dapprima il drone, seguito da quattro persone, si è alzato per un volo aerofotogrammetrico dell’aerea dove sorgerà la nuova torre. Questa operazione consentirà all’architetto progettista del manufatto di effettuare misurazioni precise. Un secondo volo con camera a 360 gradi ha descritto come varia la visuale man mano che si sale di quota. Infine, una camera ad alta definizione ha girato video panoramici alle quote indicate. Per l’operazione sono serviti specifici permessi, ma soprattutto un coordinamento puntuale con la torre di controllo che gestisce i voli da e per Verona. Ottenuti i nulla osta e sbloccata la No-fly-zone - l’area interdetta ai droni impostata su zone sensibili come stadi o aeroporti - sono iniziati i voli: «Potevamo effettuarne a un massimo di 40 metri di quota, in una fascia di giorni e orari ben precisa e in prossimità del sedime aeroportuale», continua Lanza. «Abbiamo lavorato in coordinamento con la torre di controllo per evitare di sovrapporci con i voli del normale traffico aeroportuale, ed è stata una vera emozione: la torre ci autorizzava a salire per tot minuti, aprendoci delle finestre temporali tra un aereo e l’altro. Ed è stato altrettanto emozionante volare a poche centinaia di metri dalla pista dove si vedono decollare e atterrare gli aerei passeggeri». Dopo l’esperienza del Catullo, Lanza è partito con i suoi droni per una seconda missione sempre per l’Enav: riprese dello scalo di Linate, a Milano, terminate mercoledì. «Abbiamo eseguito le due operazioni più critiche che ci siano mai capitate. E siamo stati i primi a livello nazionale. Abbiamo costruito una piattaforma di decollo che permettesse al mezzo di alzarsi in sicurezza senza mettere a rischio l’incolumità di una persona che durante il decollo e l’atterraggio avrebbe dovuto tenere il drone con le braccia: il volo con camera a 360 gradi necessita di un’asta più lunga del carrello del drone. E poi eravamo dentro al sedime a due passi dalla pista. Per l’operazione abbiamo usato anche un cavo di vincolo, per assicurare che il mezzo non uscisse dall’area delle operazioni in caso di malfunzionamento: eravamo davvero vicini agli aerei con un mezzo di 16 chili, non proprio inoffensivo». Tornato con i piedi per terra, Lanza chiude questa avventura con euforia: «È una doppia emozione vedere come ogni operazione, anche la più complicata per normative e sicurezza, si possa eseguire se ben preparata. Dopo queste due esperienze tutto ci sembrerà meno critico». •

Maria Vittoria Adami

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