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21.05.2019

La figlia di un soldato scozzese visita i salvatori di suo padre

I discendenti della famiglia Brunelli con Sandra Blair e i parenti scozzesi FOTO DIENNE
I discendenti della famiglia Brunelli con Sandra Blair e i parenti scozzesi FOTO DIENNE

A Caselle di Isola della Scala, domenica scorsa, ricordi e racconti della seconda guerra mondiale si sono incontrati. Si sono riuniti allo stesso tavolo due famiglie che vivono a migliaia di chilometri di distanza. Tanta come quella che divide Perth, in Scozia, a Isola della Scala. Nella piccola frazione si è svolto un pranzo fra i parenti di un reduce di guerra britannico e quelli di una famiglia isolana che nella loro casa, quasi ottant’anni fa, gli aveva offerto riparo dai nazisti. Era l’inverno del 1943 quando quattro scozzesi, stremati e sfiniti, si fermarono a Caselle in una corte di campagna. Senza speranze, chiesero la via più breve per raggiungere il comando tedesco, distante solo pochi chilometri. Volevano consegnarsi. La loro speranza era che la prigionia sarebbe stata comunque meglio dell’agonia di morire di fame. Il destino, però, mise sulla loro strada uno dei cinque fratelli Brunelli, Giuseppe, che all’epoca aveva 14 anni. Capì la situazione e invitò i soldati a nascondersi in casa sua. Sandra Blair, la figlia di uno dei quattro scozzesi che poi si sarebbero salvati proprio con l’aiuto del giovane Giuseppe, domenica scorsa è tornata a Isola della Scala per conoscere i suoi discendenti. Per incontrare tutto il resto della numerosissima famiglia e per vedere con i propri occhi quei luoghi che vivevano nella sua immaginazione grazie ai racconti del papà. Al banchetto, a base di riso all’amarone e all’isolana, c’è anche uno dei quattro fratelli di Giuseppe, Domenico, che oggi ha 95 anni. Seduto accanto alla sua famiglia rivive i momenti della guerra, ma non ricorda il periodo in cui i soldati rimasero nascosti a casa sua per quasi un anno e mezzo. Domenico, proprio in quegli stessi giorni, era impegnato al fronte. Sulla porta della sede del comitato di Caselle, dove si è svolto il pranzo, c’è la scritta Welcome. Come a dire: oggi siete voi i benvenuti a casa nostra, come lo era stato vostro padre, Alex Blair, tanti anni fa. Rimasero nascosti sotto il pagliaio della stalla, in una specie tunnel che portava a un nascondiglio, per molti mesi. La famiglia Brunelli, raccontano i parenti, in quel periodo rischiò molto perché ai piani di sopra i nazisti dormivano e passavano spesso la notte. Così alto era il rischio di essere scoperti che uno dei quattro soldati non resistette e lasciò la corte dei Brunelli poco dopo l’incontro con Giuseppe. Roberta, la figlia di Giuseppe, spiega: «Mio papà ci ha raccontato spesso di quei momenti. Avevano paura, sì. Sia per la loro vita che per quella dei soldati che nascondevano. Gli davano vestiti e cibo perché erano stremati». L’arrivo degli Alleati a Isola pose fine a quel periodo di latitanza. Giuseppe Brunelli perse i contatti con gli scozzesi fino a quando, quarant’anni più tardi, non entrò in gioco Mike Buongiorno. Stava guardando il programma Superflash e ospite quella sera c’era un alto in grado dell’esercito britannico che dopo la guerra si era trasferito a Milano. Il gioco era facile: contattarlo per arrivare a Alex Blair. Giuseppe cercò una rubrica telefonica di Milano e il dito si fermò alla lettera F di Forester. Trovato. Forester gli diede i contatti che chiedeva e l’anno dopo, era il 25 aprile del 1986, Alex Blair, accompagnato dalla moglie, ritornò a Isola della Scala. Da allora fu un susseguirsi di lettere e telefonate. Tradizione rispettata anche dagli eredi. La figlia di Blair in visita in Italia ha voluto conoscere i parenti di chi, quasi ottant’anni prima, aveva salvato la vita al padre. «Ci raccontava della famiglia italiana che li aveva protetti», confida. «Anche i miei figli», continua, «volevano vedere questi luoghi e quindi abbiamo deciso di fare tappa a Isola della Scala. È la prima volta che veniamo qui». Sul tavolo il nipotino di Sandra gioca con un videogame. Forse è ancora troppo piccolo per capire che proprio a due passi da dove si trova ora la sua famiglia e quella italiana scrivevano un pezzo di storia. Nella stanza, fra le chiacchiere e i parenti, c’è anche un tavolo con delle fotografie e alcuni reperti. L’immagine più grande, appoggiata al muro, è quella dei Brunelli al completo. Sotto, sparpagliate, quelle del 1944 e del 1986. Ci sono le lettere scritte a macchina che Giuseppe scambiava con Blair e un bauletto di legno, realizzato proprio dai soldati scozzesi mentre erano nascosti. Il tempo fuori non è dei migliori («Scottish weather», il tempo è come quello in Scozia, dice Sandra indicando la finestra rigata dalla pioggia), ma terminato il pranzo è il momento di andare nella casa, che nel frattempo ha cambiato proprietario, teatro di quella incredibile vicenda. Prima di ripartire alla volta di Perth. •

Nicolò Vincenzi
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