Il soccorritore è nelle Fiamme gialle a Villafranca

Infarto alle nozze, invitato salvato dalla prontezza del fratello dello sposo. «Gli devo la vita»

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Rocco Lassandro, maresciallo capo della Guardia di Finanza, il soccorritore che ha salvato Antonio (foto Pecora)
Rocco Lassandro, maresciallo capo della Guardia di Finanza, il soccorritore che ha salvato Antonio (foto Pecora)
Il maresciallo capo Rocco Angelo Lassandro (video Pecora)

Antonio Vitulli, a Parma, spegnerà oggi 70 candeline sulla torta perché il 26 maggio, in un ristorante vicino a Taranto, tra i 130 invitati a un matrimonio c’era anche Rocco Lassandro, fratello dello sposo, istruttore cinofilo delle Fiamme Gialle, in servizio da sette anni al Comando del gruppo di Villafranca.

Vitulli, appena ripresosi dagli interventi e dalla degenza ospedaliera, ha voluto rintracciare Lassandro e ringraziarlo pubblicamente, prendendo contatto con L’Arena. Sono dunque Antonio, Rocco, un matrimonio, due calciatori e due compleanni gli incroci di questa storia, in cui a far la differenza sono state prontezza e conoscenze del giovane maresciallo capo della Guardia di Finanza.

Antonio Vitulli e la moglie Filomena
Antonio Vitulli e la moglie Filomena

 

Aveva 25 anni Rocco Lassandro quando alla Tv, il 14 aprile 2012, vide in diretta il dramma del calciatore Piermario Morosini, colpito in campo da una crisi cardiaca che nessuno seppe tempestivamente affrontare. «Morosini aveva la mia età, ne fui scioccato. Mi iscrissi subito a un corso Bls e negli anni ho portato avanti la preparazione fino a diventare istruttore laico prima e rianimatore poi», racconta Lassandro. Dieci anni dopo il finanziere ha rivissuto quella stessa situazione e grazie a lui stavolta ad Antonio è andata bene, come a Christian Eriksen, il calciatore danese sopravvissuto all’arresto cardiaco che lo colpì durante gli ultimi Europei: i soccorsi in campo prestati dai compagni di squadra furono determinanti, come lo sono stati quelli prestati da Rocco e da un cameriere al pensionato materano.

«Ricordo di essermi versato un bicchier d’acqua, poi il buio. Ho ripreso conoscenza in ambulanza», ricostruisce Vitulli, prozio della sposa, «e ho incrociato lo sguardo di Rocco che mi ha detto: zio stai tranquillo. Zio? Lo avevo visto in chiesa, sapevo solo che era il fratello dello sposo». Antonio aveva perso i sensi finendo a terra tra le grida atterrite degli invitati. Rocco, impegnato con la sua bimba più piccola nel guardaroba, si precipita. «Ho visto il volto viola di un uomo riverso a terra. Un cameriere aveva sbloccato la lingua e aperto la camicia, ai suoi piedi il defibrillatore: c’era un caos infernale attorno ad Antonino, ho visto il cameriere in difficoltà, mi sono messo a gridare, ho creato le condizioni di sicurezza e, visto che il defibrillatore dava l’ indicazione, ho dato la prima scarica. Antonino torna a respirare ma il suo è un respiro agonico e temo il peggio», racconta il finanziere, «così parto col massaggio continuando le compressioni come un mulo. Ho ripreso Antonino e quando è tornato a respirare l’ho messo in posizione di sicurezza».

L’ambulanza arriva un istante dopo e la sera stessa Antonino viene sottoposto al primo di due interventi necessari a posizionargli un defibrillatore sottocutaneo. «Arresto cardiaco resuscitato, così hanno scritto i medici, mi hanno detto che a salvarmi la vita è stato il massaggio cardiaco», spiega Antonio. A casa, a Parma, è rientrato solo l’11 giugno e da allora ha avuto solo un tarlo: «Dire grazie pubblicamente, citare un esempio, perché se succedono cose così e sei un calciatore ne parlano tutti e deve accadere la stessa cosa se sei una persona comune». Il signor Vitulli scrive al comando regionale e provinciale delle Fiamme gialle e cerca un giornalista veronese. «Rocco mi ha ridato la vita, ha avuto il sangue freddo e la lucidità capaci di far accadere un miracolo. So che altri invitati avevano fatto il corso Bls, ma erano paralizzati», dice Antonino tra le lacrime.

Anche Rocco ha gli occhi lucidi, ricorda la crisi di pianto alla partenza dell’ambulanza. Prende fiato: «Non c’è stato tempo per pensare, ero al posto giusto nel momento giusto: nel mio lavoro vanno prese decisioni critiche nel minor tempo possibile e penso che la formazione che ho avuto sul piano professionale, integrata dai due corsi Bls fatti con le Fiamme gialle, sia stata fondamentale». Antonio è ancora «agli arresti domiciliari», dice sorridendo, «ma appena potrò verrò a Verona per riabbracciarlo, gli devo la vita». Stesse parole di Filomena, sua moglie da 43 anni, per la quale Rocco è un eroe. «Eroe? Non so cosa voglia dire questa parola che in tanti mi hanno detto: io mi sento fortunato, come lo è stato lui. È importante che tutti abbiamo queste conoscenze, con un corso di poche ore si può fare la differenza», si schernisce Lassandro. Oggi è un doppio compleanno. Quello di Antonio, ritornato alla vita, e quello della Guardia di Finanza che festeggia i 244 anni di fondazione: un dono grande questo salvataggio, che gonfia d’orgoglio il Gruppo guidato dal maggiore Alessandro Laguidara, dove lavora Lassandro, e tutti i finanzieri del Comando provinciale di Verona guidato dal colonnello Vittorio Francavilla. 

Paola Dalli Cani