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04.07.2020 Tags: Sona

Impallina gatti con una carabina

Alessandra Anselmi con il micio Coco ferito con un tiro da fucile ad aria compressa FOTO PECORAUn tiratore, sportivo, con carabina ad aria compressa
Alessandra Anselmi con il micio Coco ferito con un tiro da fucile ad aria compressa FOTO PECORAUn tiratore, sportivo, con carabina ad aria compressa

Un pallino conficcato nella spalla e, pochi mesi dopo, un altro nella coscia. L’ipotesi è che Coco, gatto di una famiglia residente in via Bellini a Sona, sia stato colpito da una carabina ad aria compressa. E se è ancora vivo è solo perché lo scellerato tiratore non lo ha colpito in qualche organo vitale. Lo scenario è inquietante: nella zona, ci sarebbe qualcuno che, durante il lockdown ma ancora adesso, allena la mira in questo modo criminale. «Il primo episodio», racconta Alessandra Anselmi, proprietaria di Coco, «è avvenuto pochi mesi fa, quando il gatto è tornato con un pallino nella spalla, sottopelle, che gli avevo estratto io. Lì per lì non ho dato troppo peso all’accaduto, anche perché mi auguravo che fosse un caso isolato, forse dovuto a una bravata di qualche ragazzino. Durante il lockdown, ogni tanto sentivo dei rumori compatibili con gli spari di una carabina, ma non riuscivo ad individuare da dove venissero». Il secondo episodio si è verificato nei giorni scorsi: «Quando Coco è tornato a casa, non muoveva la zampa posteriore e io ho notato che aveva la stessa lesione della volta precedente. A quel punto, ho voluto andare a fondo e l’ho portato dal veterinario». Dalla radiografia, che ha confermato la presenza di un pallino nella coscia in profondità, è emerso che il gatto aveva anche un altro pallino, conficcato da tempo fra due ossa della zampa. I due pallini non sono stati estratti, perché il veterinario ha ritenuto che sia meglio non toccarli, ma dalle lastre si vedono chiaramente. Nella zona dove è stato ferito Coco, potrebbero forse esserci stati altri casi: «Chiedendo in giro», spiega la signora Anselmi, «abbiamo saputo di alcune morti sospette di gatti. I proprietari avevano pensato a bocconi avvelenati e non hanno approfondito, ma mi viene il dubbio che possano essersi verificati altri episodi simili a quello che sto raccontando io. Peraltro, io stessa avevo un gatto che, un anno fa, non è più tornato a casa. Ovviamente, senza una lastra non si può verificare se le morti siano dovute a spari da carabina, ma se un pallino di questi si conficca in un organo vitale l’animale muore». La paura è anche che uno di questi pallini indirizzato a un gatto possa invece colpire per errore un bambino. La follia del cecchino, infatti, non sarebbe ancora finita: «Gli spari che si sentono spesso di pomeriggio sono proprio tipici di rumori sordi di carabina», dice la proprietaria di Coco. Un precedente risale al 2012, quando nel giro di mezz’ora erano stati impallinati e uccisi due gatti. Era accaduto in via Bellini: Macchia, un micio di appena un anno, era stato trovato nel vialetto condominale in un bagno di sangue, con un pallino conficcato nella testa; la gattina Minù, invece, era morta dopo un giorno e mezzo d'agonia per le ferite riportate sul fianco. Allora, il proprietario aveva raccontato che episodi di questo tipo, ai danni dei suoi gatti, erano già accaduti e aveva presentato ai carabinieri una denuncia contro ignoti, cosa che farà anche la signora Anselmi. Si tratta infatti di reati perseguiti dal codice penale, che all'articolo 544 ter prevede che «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro». La pena aumenta della metà se da questi fatti deriva la morte dell’animale. •

Federica Valbusa
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