Il Papa santo senza casa da 15 anni

Carlo Sirolla accanto alla sua opera che raffigura San Giovanni Paolo II FOTO PECORA
Carlo Sirolla accanto alla sua opera che raffigura San Giovanni Paolo II FOTO PECORA

Una statua di santo migra da quasi 15 anni di paese in paese nella speranza di trovare casa. È la storia dell’opera che raffigura papa San Giovanni Paolo II che, dopo spostamenti di anni in città e Provincia, è stata ora ospitata temporaneamente nel portico, sotto i tre archi, nella facciata centrale del castello villa Nogarola, in compagnia di altre tre sculture dello stesso scultore, Carlo Sirolla, in attesa di una sistemazione definitiva. La statua migrante rappresenta a grandezza naturale il papa polacco, seduto, con uno sguardo proteso lontano e il braccio destro allungato in avanti a seguire l’indicazione degli occhi. A crearla è stato lo scultore Sirolla che spiega: «La figura e l’insegnamento del papa polacco mi hanno affascinato durante la sua vita e alla sua morte mi è venuto naturale ricordarlo in due statue: la prima nell’aprile del 2004, subito dopo la sua morte, per conto della fonderia Biondan di Montorio, con il Papa ritratto in piedi; la seconda nel 2006 quando Benedetto XVI ha annunciato la sua visita a Verona e ho voluto ricordare il predecessore nella mia maniera; mi è venuto naturale infatti vederlo seduto con la mano in avanti quasi a invitare a camminare per la strada che lui ha testimoniato con la vita. Mi sono chiuso nel mio laboratorio e ho realizzato questa mia tensione interiore con materiale povero, vale a dire ferro, polistirolo e cemento bianco, con una vernice speciale finale che dà l’impressione di un gruppo bronzeo. In pratica è un calco in attesa di fusione, che non può però rimanere all’aperto perché si rovinerebbe. Pochi mesi dopo», continua Sirolla, «quando Benedetto XVI il 19 ottobre 2006 era in visita pastorale a Verona in occasione del IV convegno nazionale della chiesa italiana, l’ha vista e benedetta, perché l’avevo posizionata vicino alla basilica di San Zeno, antistante la sede dell’Ater, accanto al busto, sempre di mia fattura, di Berto Barbarani. Dopo la visita del Papa ho conservato la statua nel mio laboratorio per quattro anni, in seguito ho contattato l’abate di San Zeno, monsignor Gianni Ballarini, che si è detto disponibile ad ospitarla e fu collocata nel chiostro della basilica dove rimase quattro mesi nella speranza che l’abate trovasse uno sponsor per fonderla. Nel frattempo», continua Sirolla, «il passa parola mi ha fatto incontrare l’allora sindaco di Buttapietra, Gianni Muraro, che aveva intitolato la piazza di Marchesino a papa Giovanni Paolo II e la statua, pensava, una volta trovato lo sponsor per la fusione, ne sarebbe stata il naturale completamento. Così, nell’attesa, è stata trasferita prima in una piazza a Buttapietra. Poi, naufragato il progetto, si è fatto avanti il parroco don Francesco Todeschini per ospitarla in chiesa, anche perché nel frattempo il papa era stato dichiarato prima beato poi santo e lì è rimasta per otto anni». Sfumata anche a Buttapietra la speranza di una sua definitiva collocazione dopo la relativa fusione, Sirolla ha chiesto ospitalità al sindaco Antonello Panuccio, anche perché il predecessore, Franco Bertaso, aveva già accolto negli archi della facciata centrale del castello tre statue dello scultore; ora i tre gruppi occupano tre angoli, nel quarto è stato posto la statua del santo. Altro motivo della richiesta all’allora sindaco Bertaso il fatto che il sagrato della chiesa a Beccacivetta è dedicato proprio a Papa San Giovanni Paolo II quindi la speranza dello scultore era di collocarvi la statua, dopo la fusione. Nei giorni scorsi lo scultore si è incontrato con il sindaco Antonello Panuccio per due motivi: sapere se c’è qualche speranza per dare una dimora definitiva alla statua del santo migrante e per una seconda richiesta: «Sono alla ricerca», ha spiegato Sirolla, «di uno spazio per raccogliere la gran parte delle mie opere in una Fondazione con una mostra permanente; mi piacerebbe realizzare questo sogno a Castel d’Azzano dove ho abitato e dove avevo e ho il mio laboratorio. È possibile ricavare questo spazio nell’ala nord del castello, ora chiusa e vuota?». «La proposta è interessante», ha risposto il sindaco, «e certamente una mostra perpetua delle sue opere, rappresenterebbe un valore aggiunto non solo per il castello, ma per l’intero territorio. Tutto però è legato alla messa in sicurezza e ristrutturazione dell’intera ala, a cominciare dal tetto, a seguire i tre piani. Il recupero e la valorizzazione di questa parte è nei nostri desideri e programmi. Stiamo valutando progetti e raccogliendo fondi per i lavori. Abbiamo già avuto un contributo da un’azienda privata e dalla Cariverona, ma la spesa prevista è ingente, tutto pertanto è legato alle risorse a disposizione. Per quanto riguarda la statua del santo», ha concluso Panuccio, «non abbiamo intenzione per ora di sfrattarla dai tre archi del castello». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giorgio Guzzetti