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23.04.2019

Il papà muore e le
lascia il vivaio. Elisa
tinge i campi di zafferano

Elisa Zorzi con il suo zafferano
Elisa Zorzi con il suo zafferano

Due anni fa il suo futuro era in qualche capitale europea, con in mano un master in proprietà industriale e lotta alla contraffazione. Poi tutto è cambiato con la morte improvvisa del padre Giuseppe. E lei, Elisa Zorzi, 33 anni, ha guardato indietro, a quel vivaio di famiglia - rimasto orfano come lei - che cresce subito dopo l’abitato di Villafranca e che ha come orizzonte le montagne dal Baldo al Carega. Lì oggi Elisa, figlia unica, coltiva zafferano. Messa da parte la giacca dell’ufficio, ha comprato gli stivali di gomma ed è salita sul trattore reinventando, con l’aiuto della madre Antonia Tommasi, l’azienda lasciatale dal padre, agronomo e produttore di piante di pesche e kiwi. Elisa ha aggiunto una coltura che trova spazio nella cucina italiana: lo zafferano, costosa spezia che sta riscontrando interesse sul mercato. Gli estratti di Crocus sativus, il fiore da cui si ricava lo zafferano, sono ricchi di antiossidanti, carotenoidi e vitamine. In fitoterapia si usano anche come antidepressivo naturale, per alleviare stress, ansia e disturbi dell’umore. Elisa è entrata nel Consiglio dei giovani di Confagricoltura Verona, presieduto da Piergiovanni Ferrarese, fiero di questa sua iniziativa nel pieno spirito dell’imprenditoria giovanile. E in due anni ha capovolto la sua vita: «Mio nonno era agricoltore, e così mio papà, che però ha cercato di tenermi lontano da un lavoro che è fatto di fatica e sacrificio», spiega. «Così mi sono laureata in scienze politiche e specializzata in politiche dell’Unione europea, facendo esperienza a Bruxelles e a Roma. Poi ho fatto il master in proprietà industriale. Ho lavorato in uno studio specializzato in marchi e brevetti per cinque anni a Verona. Ma quando è venuto a mancare papà non me la sono sentita di vedere il suo lavoro andare in fumo e ho deciso di licenziarmi per prendere le redini dell’azienda, non solo a Villafranca ma anche in Turchia, vicino a Efeso, dove mio padre da 20 anni produceva nettarine». Elisa ha iniziato a occuparsi dei campi. Poi ha diversificato la produzione orientandosi sullo zafferano: «I fiori sono viola, bellissimi. Gli stimmi sono rosso fuoco. Mi sono appassionata. Ho studiato, ho fatto corsi, sperimentazioni e coltivazioni pilota. In due anni ho allestito una piantagione di 2.000 metri. Ho messo in piedi un laboratorio di Piccole produzioni locali, per lavorare il prodotto e confezionarlo. Infine ho pensato al packaging e al mio marchio, Zorzaff». La coltivazione parte ad agosto, con la piantagione dei bulbo. A ottobre la fioritura e la raccolta, che durano circa un mese. «Tutte le mattine durante la fioritura, all’alba, vado a raccogliere i fiori quando sono ancora chiusi, poi li porto in laboratorio. Stacco i tre stimmi rossi che, adeguatamente essiccati, costituiscono la famosa spezia. È un lavoro pazzesco sia per la raccolta che la sfioratura, che si può fare solo a mano», conclude. «Ci vogliono quasi 200 fiori per fare un grammo di zafferano». •

Maria Vittoria Adami
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